Norcia, una ricostruzione materiale e morale

Un anno dopo il disastro del terremoto

terremoto_norciaA un anno esatto (30 ottobre 2016 – 30 ottobre 2017) dalla forte scossa che ha devastato Norcia, gli abitanti della città e dei comuni vicini, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, si sono ritrovati in piazza san Benedetto. In silenzio, tutti sotto la statua del santo, rimasta come per miracolo intatta, hanno ascoltato i rintocchi delle campane messe in salvo dalle chiese distrutte e il canto del “Veni Creator” dei monaci benedettini.
Tre sono stati i verbi usati dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo: ricordare, sognare, imparare. “Ricordare, ha detto, significa rivivere, rendere attuale e rinnovare. Quando tutto crollava abbiamo fatto esperienza della nostra fragilità e impotenza davanti alle forze della natura. Ricordare – ha aggiunto – significa anche celebrare la vicinanza e la solidarietà che ci hanno circondato. Guardando al domani con fiducia – ha proseguito mons. Boccardo – “coltiviamo il sogno di vedere non solo i muri messi in sicurezza, le macerie numerate e accumulate, le promesse moltiplicate e rimaste incompiute, ma una vera e propria e concreta ricostruzione… Sogniamo che l’emergenza sia presto dichiarata conclusa… Sogniamo che gli edifici ora crollati possano presto essere restituiti alla loro originaria bellezza e funzionalità”.
Dal sisma “abbiamo imparato che non siamo padroni del mondo e che nonostante i progressi della scienza e della tecnica non possiamo prevedere, gestire e orientare il corso degli eventi naturali… Abbiamo imparato che i gesti gratuiti di solidarietà sono capaci di rinsaldare il tessuto sociale rendendolo ricco in umanità. Sono poche le cose che contano davvero nella vita e queste dobbiamo ricercare con costanza”.

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