Corridoi umanitari: a Fivizzano una conferenza sul progetto ecumenico di accoglienza dei migranti

29migrantiLa xenofobia si supera con la conoscenza, indispensabile specialmente in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui la disinformazione e la cattiva e volutamente falsa informazione condizionano il giudizio su quanto accade nel nostro Paese in merito al complesso fenomeno dei migranti. Certamente esso pone ciascuno di noi di fronte a problematiche nuove e di non facile soluzione, ma il pregiudizio, l’improvvisazione o addirittura la ricerca di una convenienza a scapito della vita dei “migranti” non aiuta ad affrontarle, anzi le aggrava.
Come accadde il 3 ottobre del 2013: quel giorno, in prossimità dell’isola di Lampedusa, morirono in mare 368 persone; dal 1988 le “migrazioni irregolari “ hanno causato la morte in mare di oltre 20mila migranti. Dallo sgomento per quella strage prese avvio il progetto dei “corridoi umanitari” tra la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio, in intesa, a partire dal dicembre 2015, coi Ministeri degli Esteri e dell’Interno.
Ne hanno parlato, in un partecipato e apprezzatissimo incontro nella sede dell’Associazione “Dal libro alla solidarietà” di Fivizzano, Andrea Chiappori della Comunità di Sant’Egidio di Genova e Jean-Felix Kamba Nzolo, pastore dell’Unione delle Chiese Evangeliche Metodiste di Carrara e La Spezia.
I corridoi umanitari sono un progetto ecumenico fra cristiani cattolici e protestanti e prevedono l’arrivo in Italia, nel tempo di 2 anni, di “mille profughi di qualsiasi fede religiosa e etnia, provenienti dal Libano, in fuga dalla Siria; dal Marocco, provenienti dai Paesi subsahariani dilaniati da guerre civili; dall’Etiopia: Eritrei, Somali, Sudanesi”. Hanno lo scopo di evitare i drammatici viaggi sui “barconi della morte” e di impedire il “business degli scafisti e dei trafficanti di uomini”. L’aiuto è rivolto a persone in condizione di “vulnerabilità”: vittime di persecuzioni, violenze, torture, minori soli, anziani, malati, donne sole, disabili o famiglie, individuati nei Paesi di origine da associazioni, Chiese, organismi internazionali e sottoposti a verifiche da parte dei Consolati italiani.
Un visto umanitario, che in seguito può essere trasformato in richiesta di asilo, consente loro un ingresso legale in Italia. A tutti, inoltre, è garantita l’assistenza legale, oltre all’accoglienza per un certo periodo di tempo in apposite strutture o in case private, affittate ad un giusto prezzo, e ad un percorso di integrazione. Tutte le spese sono a carico dell’8 per mille della Chiesa valdese e delle donazioni, in particolare delle raccolte promosse dalla Comunità di Sant’Egidio.
Nessun onere per lo Stato, pertanto. Insomma, i corridoi umanitari sono una “buona pratica”, un modello di accoglienza ed integrazione dei migranti che potrebbe essere seguito dagli Stati dell’area Schengen, anche per un numero molto maggiore di beneficiari. Sicuramente il progetto è una proposta credibile del “valore di fraternità” in un mondo dominato dall’individualismo, presente nei ragazzi, nelle famiglie, nella società, ed anche un modo per vincere la paura del diverso.
Tutte queste tematiche sono state al centro delle relazioni di Chiappori e di Kamba Nzolo e della successiva discussione, che ha fatto luce, tra l’altro, sul fatto che i 35 euro che vengono elargiti, giornalmente, per ogni profugo devono essere utilizzati anche per l’apprendimento dell’italiano e per creare borse lavoro, che consentano l’impiego dei giovani ospiti in attività lavorative.
La presenza all’incontro – c’era solo l’assessora Francesca Nobili – avrebbe fatto bene anche ai consiglieri comunali che, in un imminente Consiglio, saranno chiamati a discutere della presenza dei profughi in Fivizzano, a seguito di una interpellanza presentata da Lista Civica. Un’utile riflessione può essere sollecitata, per tutti, dai seguenti versi di Martin Luther King, trascritti in un volantino distribuito in occasione dell’incontro: “La paura si chiede: È sicuro? / La politica si chiede: È popolare? / La vanità si chiede: È visibile? / Ma solo la coscienza si chiede: / È giusto?”.

Andreino Fabiani 

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