Nostra intervista al presidente dell’A.L.Di. Lunigiana Paolo Bestazzoni

Dalla legge la spinta ad accelerare il progetto “Dopo di noi”

Paolo Bestazzoni
Paolo Bestazzoni

L’Associazione lunigianese disabili (A.L.Di.) compie quindici anni, essendo nata nel 2002 con l’obiettivo primario di permettere agli ospiti dei Centri di socializzazione di Caprio, Quercia e Moncigoli (in tutto circa 45, di età compresa fra i 18 ed i 65 anni) di inserirsi nella società nella consapevolezza dei loro diritti e della loro irripetibile dignità. Incontriamo Paolo Bestazzoni, da un decennio alla guida dell’Associazione con il ruolo di presidente. Da subito, Bestazzoni sottolinea il valore della convivenza fra disabili e normodotati: convivenza del tutto possibile. Faticosa, poiché occorre intraprendere il giusto cammino, ma utile per tutti, in quanto l’incontro e la frequentazione reciproci riducono stereotipi e pregiudizi. Cambiano le persone e le loro mentalità: quella di chi accoglie e quella di chi è accolto con risultati significativi su tutti i fronti, a partire da quello relazionale.

Cosa accade ad una famiglia che incontra la disabilità?
La nascita di un figlio, di un fratello o di un congiunto disabile è, all’inizio, uno tsunami che travolge le famiglie nel momento più bello della vita, quando i vagiti di un bimbo riempiono l’anima. La solitudine, l’improvvisa tempesta, il dolore sono sicuramente elementi di trauma. Ma, dopo lo smarrimento, parte un nuovo percorso. Si aprono le porte del cambiamento e si cancellano verbi e frasi che hanno un suono cupo: accettare, elaborare il lutto…. Un figlio si accoglie, è dono sempre e per lui si elaborano progetti, aspettative, futuro, nella convinzione che la vita di un disabile ha, come sede privilegiata, la famiglia con la sua rete di amore, di comprensione, di supporto. Sempre.

Quali aiuti provengono dagli Enti locali, dallo Stato, dalle Asl?
Non vi è dubbio della necessità costante di politiche nazionali e dell’attenzione degli Enti locali come ecosistema di riferimento per proposte educative e riabilitative, per l’integrazione scolastica. Il riconoscimento del diritto allo studio vede coinvolti una pluralità di soggetti. Purtroppo non è garantita la continuità delle figure di riferimento, parlo ad esempio, degli insegnanti di sostegno. Il progetto educativo personalizzato rimane, spesso, un arido documento, lontano dalla possibilità di avviare un processo che garantisca la crescita effettiva del portatore di handicap. Queste sono le contraddizioni che balzano agli occhi, però i rapporti con l’Asl, grazie anche alla sensibilità del direttore della S.d.s, Rosanna Vallelonga, sono provvidenziali.

Il volontariato e la sensibilità della gente forniscono aiuti concreti?
Assolutamente sì. Il cuore della Lunigiana è grande e rafforza i suoi battiti quando si tratta di tendere la mano. Abbiamo volontari, o meglio ‘angeli custodi’, che trasportano i ragazzi per permettere loro di frequentare varie attività come danza, nuoto, musico-terapia… ed anche le somme in denaro sono assai “generose” tanto da poter organizzare, anche per l’estate, progetti mirati, altamente formativi e ricreativi.

È ormai operativa la legge sul “Dopo di noi”: come vi state muovendo in Lunigiana?
Come ogni persona, anche il disabile ha diritto e bisogno di creare armonia tra la memoria del passato e la speranza per il futuro. Il “Dopo di noi” tocca questioni giuridiche, economiche, finanziarie, assistenziali ed abitative e sfida le nostre famiglie a confrontarsi con il problema di cosa avverrà dei nostri figli quando noi ‘emigreremo altrove’. Per quanto concerne la nostra associazione, dobbiamo dar vita ad una fondazione che ingloberà diverse fasi nella cornice dell’intraprendenza e della responsabilità. Grazie alla generosità di Maurizio Verrieri, passato troppo presto a miglior vita, abbiamo a disposizione un’area fabbricativa di circa 2.500 mq in un luogo, come richiesto dalla legge, circondato da altre abitazioni, dal verde e da impianti sportivi, ubicato nei pressi dell’ex Scuola elementare di Filetto. Qui verranno costruiti due moduli abitativi (capaci di ospitare cinque disabili ciascuno) ed ampi spazi per laboratori. Indispensabile il criterio della gradualità in vista dell’inserimento stabile. Una specie di “cura sostitutiva” quando ancora vivono i genitori. Prima del “dopo di noi”, si deve parlare di “durante noi” o meglio “insieme a noi”: strategie finalizzate ad una maggior autonomia e serenità delle persone con handicap, quando dovranno essere seguiti dagli operatori specializzati.

Dopo aver assistito allo spettacolo proposto dai ragazzi “Liberi di volare, liberi di sognare”, che ha riscosso enorme successo, abbiamo capito ancora meglio che una società civile e progredita deve collaborare al massimo per costruire reti, connessioni e scambi di risorse affinché mai si spengano i riflettori su problemi che riguardano tutti, con l’impegno di abbattere il gradino più alto ed impervio: quello dell’indifferenza.

Ivana Fornesi 

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