Don Paolo Gentili: “Comunità capaci di accogliere, discernere e integrare”

Il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale familiare della Dei interviene sulle nuove sfide con le quali deve confrontarsi la pastorale familiare

famigliaDue percorsi, un master postuniversitario e un corso di diploma: dal 9 luglio, sacerdoti, religiosi/e, seminaristi e coppie di sposi con figli si ritrovano insieme per due settimane (fino al 22 luglio) a La Thuile, tra momenti di studio, preghiera, divertimento. “Una formazione con taglio fortemente esistenziale perché è la vita di famiglia che forma alla famiglia. Ed anche la Chiesa deve mettersi alla scuola della famiglia”, dice al Sir don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale familiare della Cei, che promuove i due corsi insieme con il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.
Don Paolo Gentili elenca le sfide più significative con le quali, oggi, la pastorale familiare deve confrontarsi. Anzitutto l’innalzamento dell’età media degli sposi e il crollo dei matrimoni, dimezzati rispetto agli anni ’80. Una realtà che non dipende solo dalle difficoltà economiche, ma anche da un diffuso senso di precarietà affettiva che porta a dire con sempre maggior fatica il ‘sì’ destinato a durare per tutta la vita: è la “desertificazione spirituale” di cui spesso parla il Papa. Probabilmente è mancato nelle nostre comunità un annuncio gioioso del Vangelo del matrimonio: una delle principali sfide è individuare modalità nuove. Molto da ricostruire c’è anche nei rapporti che caratterizzano la vita familiare. Quelli con i figli adolescenti per i quali la comunicazione legata al virtuale disabilita quella reale.

Don Paolo Gentili
Don Paolo Gentili

La sindrome “del nido vuoto” che chiede alla coppia non più giovane di ricostruirsi in una nuova dimensione. La presenza in casa di disabili e anziani dietro la quale c’è tutta una solitudine della famiglia: venuti meno il tessuto dei nuclei patriarcali del passato e le reti di buon vicinato, la comunità cristiana è chiamata a creare le condizioni per la nascita di una nuova rete di solidarietà capace di sostituirli.
Don Gentili individua nei quattro verbi chiave dell’Amoris Laetitia di Papa Francesco – accogliere, accompagnare, discernere e integrare – un’ulteriore sfida lanciata alla comunità cristiana perché sia capace di darsi un volto nuovo: pilastri di un nuovo dinamismo pastorale per tutte le stagioni della famiglia. Per fare questo passo bisogna trovare il coraggio di rispondere a domande fondamentali: le nostre comunità sono realmente familiari? al loro interno c’è comunione? per essere “famiglia di famiglie” l’attenzione alle periferie, alle famiglie economicamente disagiate e ferite sul piano relazionale diventa prioritaria.
In quale misura questa attenzione ci appartiene? A poco più di un anno dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica, afferma don Paolo Gentili, “al di là delle diverse iniziative in atto nelle diocesi, come un fiore ricco di petali l’esortazione di Francesco ha ‘aperto’ la pastorale familiare avviando un processo di maggiore sinergia e collaborazione con altre pastorali: vocazionale, giovanile, sociale e del lavoro, ecumenismo e dialogo interreligioso, salute. La pastorale sta rinascendo come un fiume di grazia sulla scorta di un documento, al tempo stesso voce di popolo e voce di Chiesa, che chiede uno ‘sguardo’ nuovo. Un aspetto al centro dell’attenzione di diverse Chiese locali è anche il ‘ponte giuridico pastorale’ in vista di un eventuale processo di nullità matrimoniale”. “Questo è un momento storico complesso – conclude – ma anche affascinante e promettente. Soprattutto se sapremo guardare meno ai numeri e ci preoccuperemo di più di accompagnare la vita reale delle persone”.

(Agenzia Sir)

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