Un tuffo nella storia d’amore per le nostre montagne
Non importa essere in tanti quando si ricerca un passato pieno di gloria. Eppure, domenica 23 luglio, c’erano quasi tutti quelli che avevano costruito la vicenda del Club Alpino Italiano, Sezione di Pontremoli, giunto al cinquantesimo anniversario della sua storia, ma nella condizione di dare il dovuto riconoscimento a chi aveva realizzato il necessario per costruire le basi di un racconto irripetibile. Una storia semplice, ma piena di vita, i cui episodi meriterebbero non un libro, ma una narrazione ben più complessa per capire quanto sia costato realizzare un sogno che sulla carta sembrava impossibile. Eppure, erano lì quasi tutti, interpreti di un racconto pieno di sensazioni e di vitalità, a dire che anche in Appennino la storia della montagna ha un suo valore e forse ancora più concreto che altrove. Lo ha raccontato don Lorenzo Piagneri nella celebrazione ufficiale tra i faggi, lo hanno vissuto intensamente i tanti presenti, sulla carta una sparuta pattuglia, nei fatti, una banda di amanti dei nostri monti che da mezzo secolo ha scommesso sul significato di imprese irripetibili se non godute nei silenzi e nei rumori delle nostre convalli, dove il piacere di sentirsi parte integrante di una natura intatta va ben oltre ogni sensazione di un presente quasi senza significati. La pausa conviviale, comunque necessaria per recuperare energie mai buttate al vento, è stata il preludio ai riconoscimenti della pattuglia eroica che ha scommesso che costruire il rifugio in Logarghena sarebbe stato il presupposto per dare un senso più vivo alle nostre montagne.
Lo ha fatto, non senza la dovuta emozione, il presidente del CAI di Pontremoli, Antonio Rosa, conferendo un virtuale riconoscimento a Mario Argenti, Mario Lorenzelli, Pierluigi Cocchi, Maria Savani, Giorgio Gerali, Liliano Tamagna, Ugo Lucii e Luciano Necchi Ghiri, non tutti presenti fisicamente per i più diversi motivi, ma parte integrante di un sistema che non rinuncia al valore di una fede per la montagna che va oltre i limiti del tempo. Una giornata da non dimenticare, che va oltre il significato di un appuntamento importante come il cinquantesimo di fondazione di un sodalizio, ma si rivolge alla realtà di uomini che hanno guardato all’orizzonte della loro vita per puntare verso altri obiettivi, quelli che costruiscono la possibilità di confrontarsi con altri uomini e sperare che oltre un certo limite esistano realtà sulle quali continuare a costruire un presente che non può essere mortificato da interessi che vadano oltre il semplice piacere di vivere a contatto con la natura. l.b.



