Comunicazione. La buona notizia ha diritto di cittadinanza

Il Manifesto delle associazioni aderenti al Copercom in occasione della 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

Mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede
Mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede

“Consapevoli dello ‘scandalo del male’ che percorre la vita di persone, famiglie e comunità, non vogliamo arrenderci a una comunicazione in ostaggio delle ‘cattive notizie’, frutto di una pervasiva negatività che sembra aver catturato il cuore e la ragione dell’umanità. Anzi, riteniamo di dover ostacolare il malumore, la rassegnazione e l’apatia, indossando gli ‘occhiali giusti’ per leggere la realtà alla ricerca della buona notizia e dei testimoni della speranza e della fiducia”. In occasione della 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata domenica scorsa, i presidenti e delegati delle 29 associazioni aderenti al Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) hanno redatto un Manifesto dal titolo: “Diamo diritto di cittadinanza alla buona notizia. Laici e cattolici nella comunicazione globale”.
Accogliendo con “entusiasmo” l’invito di Papa Francesco a “comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”, le associazioni si dicono certe che “la Buona Notizia è il ‘Vangelo di Gesù’” e pertanto si impegnano “da comunicatori cattolici a costruire una narrazione contrassegnata dalla ‘logica della buona notizia’ nel campo aperto della comunicazione globale, ben consapevoli della sfida posta dalla laicità”. “A partire dalla certezza di un Dio che da sempre si coinvolge nella storia del suo popolo (‘non temere, perché io sono con te’), vogliamo esplorare ogni nuovo dramma dell’umanità come ‘scenario di una possibile buona notizia’. In quest’ottica riteniamo formidabile l’esempio dello stesso Francesco quando affronta gli scandali delle migrazioni, delle povertà, delle carceri e della pedofilia”, ribadiscono gli estensori del Manifesto.
“Forti di questa lezione di umanità feconda – proseguono -, intendiamo offrire un pane fragrante e buono a quanti si alimentano dei frutti della nostra comunicazione. E vogliamo dare diritto di cittadinanza alla buona notizia che resta maggioritaria anche nell’era digitale e nonostante le insidie della post-verità. Perché ‘l’amore – come suggerisce il Papa – riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire’”.
Il Manifesto è firmato dai responsabili delle maggiori associazioni cattoliche impegnate a vario titolo nella comunicazione, a cominciare dallo stesso Copercom, Fisc, Ucsi, Acec e Aiart, per andare al mondo della scuola con Age, Fism e Fidae, a quello professionale con Uciim, Aimc e Ugci, all’ambito della formazione-educazione con Ac, Agesc, Anspi, e a quello del volontariato e della solidarietà con le Acli e l’Mcl.

R.B. – Agensir

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