La Corte di Giustizia europea toglie il velo alle donne musulmane

Negli uffici pubblici  “è vietata qualsiasi manifestazione politica, filosofica o religiosa”

velo_islamicoHa suscitato molte e contrastanti discussioni la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha stabilito che negli uffici pubblici dei paesi dell’Ue “è vietata qualsiasi manifestazione politica, filosofica o religiosa” e questo non rappresenta una diretta discriminazione. Il riferimento più immediato va alle donne musulmane che in Europa portano, a scuola e nelle varie mansioni pubbliche, il velo che dà identità etnica e religiosa, lascia visibile tutto il volto (chador) o il velo integrale che lascia libero solo lo sguardo (niqab). Nei paesi dell’Unione europea ci sono norme diverse, in Italia il chador, vestito tradizionale che tante donne musulmane usano in pubblico, non dà fastidio a nessuno, a meno che non sia un fanatico sciovinista o un estremista ideologico e confessionale.
Il Corano, fondamento del credo religioso e dei comportamenti degli islamici, alla sura 24, versetto 31 consiglia testualmente alle donne: “Non mostrino i loro ornamenti se non quel tanto che non possono nascondere. Si coprano con i veli del capo entrambi i seni”. Il velo è considerato una protezione da sguardi altri da quelli degli uomini di casa e in origine un segno di status sociale che distingueva dalle serve e dalle prostitute.
Il divieto per la donna di presentarsi in pubblico col volto del tutto scoperto è costume antico, così era per i greci e i bizantini, così è stato in Italia fino a una cinquantina di anni fa e molte donne anziane ancora si coprono col drappo nero da testa, in chiesa sempre la veletta nera o bianca di pizzo era d’obbligo. Tutti gli ordini di suore coprono il capo con modelli antichi, segno che anche nel mondo cristiano la donna girava velata.
Le splendide mantiglie di pizzo nero sono ornamento di prestigio, specialmente per le signore spagnole, in visita al papa è stato ed è ancora per alcune donne rispettato il protocollo di presentarsi a capo coperto. Vediamo nelle assemblee internazionali donne con incarichi pubblici presentarsi con colorati, fantasiosi e bellissimi copricapo uguali alle vesti: hanno un effetto estetico piacevole e non disturbano niente e nessuno. Sostanziale è il rispetto di tutte le culture e le tradizioni; gli usi e i costumi diversi si sono affermati nel divenire della storia dei popoli e fanno la ricchezza del mondo, bello perché plurale.
Per il velo islamico si possono fare alcune osservazioni: può darsi che sia diventata una mal tollerata imposizione da parte dei maschi di casa. Certamente è usato come uno strumento ideologico da parte di estremisti politici, che impongono anche il caffettano e la barba incolta agli uomini (talebani afgani, iraniani, terroristi dell’Isis).
Su un piano pratico va detto che le donne col chador nei luoghi e nelle stagioni molto calde avranno sudore e disagio, e per quelle che indossano il velo integrale e tutto il corpo coperto di stoffa nera o azzurra del burqa è problematico vedere, mangiare o bere in pubblico e ancor più la loro pelle non prende aria e sole e molte sono soggette a patologie.

(m.l.s.)