Inaugurazione dell’ anno giudiziario: lo stato di salute della nostra Giustizia

Lentezza e lunghezza dei processi: in Italia è boom di prescrizioni

ANNO GIUDIZIARIO DELLA CORTE DI CASSAZIONEL’inaugurazione dell’anno giudiziario è da sempre occasione per un check-up sullo stato di salute della Giustizia italiana. Il problema più rilevante, che ritorna praticamente ovunque, è quello della lentezza e lunghezza dei processi, con un accumulo abnorme di pendenze che sfocia in un boom delle prescrizioni. Nella Corte d’appello di Napoli, per esempio, finisce così quasi il 40% dei procedimenti; ma non sta meglio Venezia, che da sola produce il 7,5% del totale nazionale contro l’1% di Palermo.
La speranza di arrivare a questo risultato spinge gli avvocati a ricorrere a tutti gli espedienti possibili per allungare la durata del procedimento.
Non mancano le eccezioni positive, come a Torino, dove i processi sono definiti mediamente in meno di 450 giorni, contro i 650 di Milano e meno della metà della media nazionale. Un risultato raggiunto grazie all’adozione di un nuovo metodo di lavoro.
Nella giustizia civile la media nazionale dei processi con rito ordinario è di più di tre anni. Il ministro Andrea Orlando sottolinea che dai poco più di 5 milioni di cause civili pendenti nel giugno 2016, si è passati a circa 3.800.000 mila, ma restano numeri esagerati.
Non è solo una questione di produttività. Se alla Corte d’appello di Milano si dichiara mancante un 15% di magistrati e un 35% del personale amministrativo, si deve riconoscere che la situazione è grave anche dal punto di vista della insufficienza di organico.
La carenza di cancellieri, per esempio, tiene fermi presso la procura di Roma circa 30.000 giudizi già pronti. I cancellieri mancanti erano quasi 10.000, 1.600 sono già arrivati e nel giro di un anno, assicura il ministro Orlando, i nuovi saranno 3.300.
La cosiddetta magistratura onoraria, che tratta circa il 60% di tutto il contenzioso civile e penale, è stata oggetto lo scorso anno di una riforma che ha scontentato gli operatori: proprio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario è stato indetto il terzo sciopero da novembre.
Un altro problema segnalato da molte Corti d’appello è quello della crescita delle cause relative ai richiedenti asilo. Anche in questo caso ci sono regole e procedure da mettere a punto, ma le buone pratiche possono comunque molto. A Catania, per esempio, il tribunale ha attivato, per primo in Italia, il progetto Migrantes, che prevede comunicazioni telematiche tra le commissioni territoriali relative al riconoscimento dello status di rifugiato.
A questo si sono aggiunti un monitoraggio costante delle criticità presenti nei Paesi di provenienza dei migranti e gruppi di lavoro specifici per i minorenni non accompagnati. “L’immigrazione non è solo un’emergenza processuale e organizzativa – ha affermato il presidente della Corte d’appello catanese, Giuseppe Meliadò – ma pone anche un problema di tutela dei diritti”.

S.D.M. – Agenzia Sir