
C’è quindi una palese contraddizione tra le affermazioni dell’assessore Michele Lecchini e quelle del delegato all’attuazione del Poc Piercamillo Cocchi? Solo apparentemente, perchè segnalano in realtà la presenza di due “fazioni” all’interno della macchina amministrativa e soprattutto della maggioranza. C’è chi è convinto che questo braccio di ferro con la Regione sia inutile e perciò sia ormai meglio accettare, sia pure a denti stretti, le direttive che giungono da Firenze, magari pensando a delle possibili future varianti urbanistiche, e c’è chi non vorrebbe cedere pur avendo potuto constatare come dalla Regione si sia assolutamente tetragoni nella difesa delle direttive. Il risultato di questa dicotomia di posizioni è che, da un lato, la pratica va avanti come ci ha dichiarato il delegato Cocchi (con un incontro poco dopo Natale in cui agli architetti è stato dato il via libera alla riscrittura del Poc secondo le imposizioni di Firenze) e dall’altro si cerca di utilizzare questi, ormai crediamo pochi, mesi per ottenere qualche apertura dalla Regione.

Un impegno che, oltre ad avere una motivazione di pubblica utilità (secondo la lettura della maggioranza) ha anche un indubbio riflesso politico. Insomma, l’amministrazione dopo aver fatto attendere cittadini ed imprese per evitare che il Piano venisse stravolto (“troppo sciacquato in Arno” potremmo dire) cerca di evitare di presentarsi di fronte all’opinione pubblica con un grosso ritardo e senza aver ottenuto qualcosa di concreto da Firenze. Eventuali concessioni che, con ogni probabilità, verranno salutate come un “grande risultato dell’amministrazione” a prescindere che lo siano realmente oppure no. Del resto, il caposaldo del piano regionale di ridurre al minimo le nuove costruzioni e favorire il recupero dell’esistente non pare così campato in aria. E, pur notando le sostanziali differenze tra Pontremoli e le grandi realtà urbane, anche nel nostro territorio ci sono tanti luoghi ed abitazioni abbandonate che meriterebbero il recupero ed un rilancio prima di pensare a costruire in nuove aree. (r.s.)



