Decreti sulla scuola all’ultimo passaggio

Varati dal Governo, i decreti ora sono al vaglio delle commissioni parlamentari
Tra gli aspetti più significativi l’istituzione di un sistema integrato di educazione e di istruzione fino ai 6 anni superando la divisione tra nidi e materne con un sistema unico come nel resto dell’Ue

scuolaGiunti a metà anno scolastico si ritorna nuovamente a parlare di Scuola con il varo degli otto decreti che il governo Gentiloni ha approvato in attuazione della legge 107 sulla Buona Scuola.
Intanto la neo ministra Valeria Fedeli, che ha sostituito al Dicastero dell’Istruzione Stefania Giannini, la quale ha pagato per tutti l’esito negativo sul referendum del 4 dicembre, si è insediata al Ministero, portando in dote la sua lunga esperienza di sindacalista. La scelta della sostituzione è stata certamente motivata dalla volontà di voler ridurre la frattura che si era consumata all’interno del Partito Democratico e, in particolare, fra il Governo Renzi e i sindacati della Scuola, specialmente la CGIL, alquanto critici sulla riforma.
Tempi e modi per approfondire i contenuti dei Decreti governativi non mancheranno certamente in vista del dibattito in sede parlamentare e delle audizioni nelle rispettive Commissioni di Camera e Senato, in cui è previsto il contributo di dirigenti, insegnanti, sindacati, studenti, famiglie, associazioni professionali. L’iter prevede che le Commissioni parlamentari, dopo un passaggio in Conferenza unificata Stato-Regioni, esprimano i loro pareri e che il Governo esamini di nuovo il testo emerso, al fine di presentarlo al Presidente della Repubblica per la firma.
Certamente i decreti attuativi delle deleghe rappresentano la parte più innovativa e qualificante della legge 107, ma, al momento si tratta di una “rivoluzione” non operativa e, non è detto, con un percorso tutto in discesa. Uno degli aspetti più significativi ci sembra la istituzione di un sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai 6 anni, che vorrebbe porre fine alla divisione tra nidi e materne, creando un sistema unico come avviene nel resto dell’Ue.
Si prevede un fondo di 229 milioni all’anno per l’attribuzione di risorse agli Enti locali e il possesso della Laurea almeno triennale per le maestre. Per Elementari e Medie, fra le altre novità, è prevista una prova di inglese standardizzata per certificare le abilità di comprensione e uso della lingua, in linea con il modello seguito dai Paesi dell’Unione Europea per la valutazione delle lingue straniere. Scomparirebbero dall’esame di III media le prove Invalsi che, in questi ultimi anni, hanno non solo valutato, ma spesso anche condizionato le sorti di milioni di studenti italiani. In merito ai bisogni degli alunni disabili la riforma punta a fare entrare in classe docenti di sostegno “più preparati grazie ad una formazione iniziale con l’obbligo di 120 crediti formativi universitari”.
La continuità didattica nelle classi con percorsi di formazione che riguardano le metodologie per l’inclusione dovrebbe avere un canale preferenziale. La delega cambia anche i percorsi dell’istruzione professionale della durata di 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passerebbero da 6 a 11, mentre verrebbero rafforzate le attività laboratoriali. Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici. A favore degli studenti sarebbero previsti dieci milioni di euro per le borse di studio.
Infine, il via libera alle deleghe cambierà anche il percorso per diventare insegnanti delle scuole Medie e Superiori. Dopo la laurea si parteciperà ad un concorso: chi lo supererà si inserirà in un percorso di formazione di tre anni che terminerà con l’assunzione a tempo indeterminato.
Dal 2018 dovrebbe cambiare anche l’esame di maturità nelle forme e nei modi che sarà il caso di approfondire solo quando diventeranno definitivi. Intanto, in attesa di vedere il compimento e l’attuazione di una legge che ha fatto così tanto discutere, c’è da pretendere che tutte le scuole siano messe in sicurezza e a prova di sisma e che gli impianti di riscaldamento siano funzionanti e non creino i disagi di cui si è tanto parlato in questi giorni.

Pierangelo Coltelli

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