Dal 1986 la magia del presepe vivente di Equi

Il presepe vivente di Equi Terme
Il presepe vivente di Equi Terme

Il 23 e 24 (dalle 20,30 alle 23,30) e il 25 e 26 dicembre (dalle 18 alle 20,30) a Equi Terme si rinnoverà la tradizione del Presepe vivente. Quella di quest’anno sarà la ventottesima edizione, risalendo la prima al 1986, quando un gruppo di persone del paese ritenne che la Buca potesse essere il luogo più “romantico” per far rivivere la natività di Gesù nella grotta , che “col bue, l’asino, mezzanotte completa quegli elementi che recano con sé tutta l’atmosfera natalizia e le emozioni bellissime di un’infanzia innocente, forse perduta” (card. Ravasi). A Equi quelle emozioni si riprovano ogni anno; lo testimoniano i bambini, ma anche gli adulti, che puntualmente ritornano per riappropriarsene, per venirne ricatturati, alla vista di un bambino in carne ed ossa – uno degli ultimi nati della vallata – che evoca quel Bambino che Maria” avvolse in fasce” (Luca), forse proprio in una grotta scavata nella roccia, dove, in quel tempo, talvolta, dormivano anche le persone in presenza di qualche animale domestico, come il bue e l’asino. Lo dimostra ancor di più il rammarico che espressero moltissimi visitatori per la mancata – per motivi di sicurezza -rappresentazione negli anni successivi al terremoto. Quello di Equi, comunque, è fra i presepi che hanno avuto più continuità e rappresenta una delle tradizioni italiane più antiche. Lo portarono alla ribalta nazionale le trasmissioni di Canale 5 coi servizi del giornalista Massimo Canino, talvolta accompagnato nelle sue visite dal cantautore fiorentino Marco Masini, e, poi, quelle di RAI Tre e RAI Uno. Ma ciò che rende il Presepe di Equi uno dei più belli e suggestivi d’Italia è il fascino del luogo, che prende e sorprende appena ci si affaccia – dopo aver attraversato l’antico borgo soffusamente illuminato dalle torce e aver ammirato i figuranti impegnati negli antichi mestieri- alla valle del torrente Fagli e si entra in quella che Antonio Vallisneri per primo, nel 1715, chiamò Buca di Equi, l’ingresso delle Grotte, dove è collocata la natività. Preparano alla spiritualità del luogo della Nascita i percorsi geonaturalistici in cui si trovano emergenze botaniche e geologiche, le marmitte dei giganti, il mulino col Museo delle Grotte e del Lavoro. Da questa visita si esce certamente ricolmi di religiosa devozione e riappacificati col “Mondo”. Già migliaia sono le prenotazioni, anche con pullman provenienti da varie località della Toscana e dalle regioni confinanti. Dovrebbe essere riattivato anche il treno a vapore, con partenza da Viareggio.

Andreino Fabiani

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