Restituito a Pontremoli un simbolo del suo grande passato

Completato il restauro del pronao di S. Francesco

47pronao6La percezione più immediata del grande momento storico ed artistico vissuto da Pontremoli tra Sei e Ottocento è sempre stata offerta al visitatore e al turista non solo dai magnifici palazzi che si susseguono lungo la direttrice principale del borgo, quanto, soprattutto, dal pronao della chiesa di San Francesco extra moenia, oggi Parrocchiale dei SS. Giovanni e Colombano. L’agile monumento in pietra arenaria che arricchisce la facciata a capanna della chiesa è diventato spontaneamente uno dei simboli di un’avventura artistica che ha coinvolto per oltre due secoli Pontremoli, lasciandoci in eredità un patrimonio di incalcolabile valore di cui solo parzialmente siamo in grado di godere facilmente. Il pronao fu voluto dai frati di San Francesco in una fase della storia di Pontremoli in cui il desiderio di rinnovamento collegato all’annessione al Granducato di Toscana stava coinvolgendo sia il patrimonio ecclesiastico che privato, portando non solo al restauro di molte delle chiese operanti in città, ma addirittura alla demolizione e alla ricostruzione di alcune, mentre molte delle antiche case ricostruite nel Cinquecento sulle rovine dell’incendio di Carlo VIII del 1495 furono atterrate per lasciare spazio alla costruzione dei palazzi della nuova futura nobiltà pontremolese. I frati di San Francesco, presenti fin dal XIII secolo, dapprima subirono passivamente il momento di rinnovamento, convinti che i loro trascorsi potessero garantire l’affetto della città. Quando, però, presero atto di essere divenuti marginali nella tradizione devozionale cittadina, dovettero impegnarsi a fondo per ricollocare la loro chiesa al centro dell’attenzione. Cosi, a partire dal primo decennio del Settecento, Padre Bonaventura Conti diede il via a un progetto di restauro che portò nel 1707 alla collocazione della statua dell’Immacolata di fronte alla chiesa, quindi, nel 1713 alla realizzazione del nuovo altare maggiore, poi, con l’aiuto corale di tutti i frati, che impegnarono i loro beni personali, tra il 1722 e il 1725, provvide a fare decorare le cappelle di Sant’Orsola e di Sant’Antonio, quindi, per interessamento in particolare di padre Bernardino Armanetti, dalla fine degli anni 20 si iniziò a trasformare l’intero interno della chiesa con la sopraelevazione della navata centrale e la decorazione a stucco dell’intero complesso. I diversi cantieri, che videro impegnati nella esecuzione dell’arredo gli stuccatori ticinesi Portogalli, Giacomo, Bartolomeo, Pietro e Antonio, prima, poi, Martino, supportati quasi certamente per la realizzazione dei disegni degli ornati da Gio. Batta Natali, da alcuni anni vero protagonista del rinnovamento sia architettonico che artistico di Pontremoli. Fu proprio il Natali a rendersi conto che occorreva fare qualcosa di imponente per attirare l’attenzione dei pontremolesi, sempre più richiamati da quanto stava accadendo all’intero del borgo. Così, nel 1740, ebbe inizio la costruzione dell’imponente pronao che inserendosi tra la statua dell’Immacolata e la facciata a capanna della chiesa diede un nuovo slancio alla struttura, recuperandola all’affezione della città come era nelle attese dei frati. L’impresa resta ancora più significativa perché per costruire il monumento furono utilizzati solo materiali provenienti dal territorio perché la pietra fu estratta dalla Cava di Lanzola in quel di Traverde e lavorata da lapicidi locali che provvidero ad assemblarla grazie a malte realizzate con la calce proveniente dalle cave di Cavezzana Gordana. Un gioiello di grazia barocca che ancora oggi, nonostante i tanti intoppi che ne limitano la visione rispetto al passato, si propone a testimonianza di un grande momento della nostra storia, oggi recuperato nella sua imponenza per guardare al futuro senza alcun timore.

(l.b.)

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