Beato Jean Préhu
27 APRILE
Jean Préhu nacque a Laval il 27 marzo 1920 e faceva parte della Jeunesse Etudiante Chretienne. Il 13 ottobre 1938 si arruolò nell’esercito con il XXXIX reggimento di artiglieria a Metz.
Il 17 giugno 1940 fu fatto prigioniero nella regione di Strasburgo e condotto allo Stalag VI H di Duren e, poi, al VI G di Bonn, dove incontro Raymond Louveau.
Inviato al kommando 624 vi conobbe Jean Bernier, e si dedicò alle attività del gruppo di giovani cattolici con il mutuo soccorso e lo studio delle questioni sociali. Creò un gruppo di studio anche all’interno del kommando dei prigionieri.
Deportato il 17 settembre 1944 a Buchenwald con il numero 81817, fu trasferito a Langensalza il 12 novembre. Morì durante il bombardamento del treno della morte per Dachau il 27 aprile 1945. Nel 1983 è stato riconosciuto come “déporté résistant”.
Il 20 giugno 2025 Papa Leone XIV ha riconosciuto il martirio in odio alla fede. Il 13 dicembre seguente è stata celebrata la solenne beatificazione nella Basilica di Notre Dame a Parigi.
Con Jean Préhu anche altri 49 giovani martiri del nazismo sono stati proclamati Beati. «Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio».
Queste le parole di San Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente (TMA n.37), relative ai martiri del XX secolo. Essi sono uomini e donne che, secondo le parole del Santo Padre, “hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione religiosa” (ibid.).
La storia ci aiuta a scoprire la crudeltà delle persecuzioni del secolo scorso, ed, in particolare, quella nazista e l’altra comunista – nei riguardi dei credenti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – che operò una grande semina di martiri in numerose nazioni della vecchia Europa ed in altri continenti.
Il Papa rileggeva tutta la storia della Chiesa alla luce del detto di Tertulliano: Sanguis martyrum, semen christianorum, affermando: «La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri» (TMA, n.37)..
a cura di don Fabio Arduino



