Avete mai visto le vignette che ritraggono una o più rane immerse in un recipiente di acqua calda che viene man mano riscaldata sempre di più? Sul fatto che l’animaletto quasi non si accorga che la temperatura dell’acqua sale lentamente e inesorabilmente, ci si sofferma a sorridere, ma il rischio che tale comportamento diventi anche quello di noi esseri umani – rispetto al graduale aumento della temperatura del pianeta – è reale.
Pensate solo a tutte le affermazioni qualunquiste e ignoranti di chi sentenzia “in estate ha sempre fatto caldo!” pur privo di elementi e conoscenze indispensabili per poter dare un giudizio su quanto sta avvenendo da anni. Lo si vede ogni giorno con tutti coloro che si improvvisano commentatori di dati storici disomogenei, magari appena scoperti in rete, senza conoscere tutto il lavoro che su di essi è stato fatto negli ultimi decenni per renderli confrontabili con le osservazioni più recenti.
Intanto, venendo alle ultime prodezze degli anticicloni che, a modo loro, hanno deciso di offrire ‘protezione’ a buona parte del continente europeo, si notano qua e là condizioni fortemente instabili nel mare di generale stabilità. Poiché il ricambio d’aria è dovuto solo ai temporali di calore a motivo dell’aria fredda riversata al suolo dai cumulonembi, non è mai superfluo ripetere che il tenue beneficio legato alla nuvolosità, ai rovesci, alla grandine e ai colpi di vento (fenomeni in grado di far crollare la temperatura di oltre 15°C in 10-15 minuti nei casi più violenti) è, appunto solo temporaneo e localizzato. Per una rinfrescata consistente, invece, occorre sempre il transito più deciso di un fronte freddo.
Durante la settimana in esame, il cielo si è mantenuto sereno o poco nuvoloso (cumulogenesi pomeridiana) nei giorni 7, 8 e 9, e misto nei successivi quattro giorni per una maggiore presenza di nubi di vario tipo. I temporali si sono formati, a pomeriggio inoltrato, solo su ristrette aree del versante emiliano dell’Appennino sia venerdì 10 che sabato 11. Le temperature, come se niente fosse, si sono tenute su valori alquanto superiori alla norma nelle massime diurne (fino a 5-6°C in più) e in eccesso di 2-4°C anche nelle minime notturne e del primo mattino: queste ultime, in Lunigiana, sono quelle che permettono ancora di riposare relativamente bene perché scendono ancora facilmente sotto i 20°C; se ciò non accade, lo si deve, comunque, ad una eventuale ventilazione che persiste nottetempo unita ad umidità relativa più bassa, oppure all’assenza di inversioni termiche nelle posture collinari.
Insomma, in una maniera o nell’altra, ci si riesce a salvare, ma certamente non sono più le estati fresche di un tempo neppure in montagna, né relativamente meno calde che rendevano anche il soggiorno in collina o nelle vallate abbastanza gradevole.
Non si parli poi delle città di pianura, tanto vicine che lontane dal mare, dove a iniziali condizioni di calura estiva che comportavano un certo disagio già un tempo, oggi sono soggette a condizioni al limite della sopportabilità senza climatizzazione dei locali interni in cui si abita e si lavora.
Scorrendo le temperature delle ultime settimane, dopo la prima ondata di caldo avvenuta presto, a fine maggio, e poi la canicola che, senza soluzione di continuità, ci si trascina dietro da metà giugno, viene solo da sperare che dopo tanto accanimento da parte dell’anticipato solleone, agosto abbia in serbo una edizione più moderata e in grado di recare sollievo e rinvigorimento sia agli umani che alla vegetazione sotto stress.



