La tradizione vuole che nel 1214 i due santi abbiano qui incrociato i loro cammini: il primo diretto in Spagna, l’altro a Roma. In città la chiesa dedicata al Santo di Assisi è una delle principali della città e conserva opere d’arte di livello assoluto

Oltre ad essere una delle principali chiese di Sarzana, quella di San Francesco è anche un monumento insigne della Lunigiana Storica, uno dei primi ad essere costruito nell’alta Toscana, dove i lineamenti territoriali della Penisola si legano con quelli continentali.
Qui la tradizione vuole che nel 1214 San Francesco, diretto in Spagna, e San Domenico, a Roma, s’incontrassero ad oriente delle mura di una città in crescita che avrebbe ospitato, verso il finire del secolo, le strutture monastiche dei due ordini. Nella divisione in quartieri della Sarzana trecentesca non sono più gli “illi de…”, ossia quelli che abitavano sopra o sotto la via Francigena a designare i quartieri, ma i santi e fra questi i fondatori dei due ordini canonizzati l’uno nel 1228 e l’altro nel 1234.
Le prime notizie dei francescani a Sarzana risalgono al 30 giugno del 1238 mentre quelle dell’annesso convento, al 1302, 64 anni dopo. Accade, quasi sempre in questi casi, che la costruzione del complesso monastico sia di lungo periodo, di solito inizia nel tardo Duecento, spesso ristrutturando un primitivo presidio di religiosi, si protrae nel secolo successivo e talvolta anche oltre.

La planimetria della chiesa francescana di Sarzana si può annoverare tra quelle adottate dagli ordini mendicanti nella seconda metà Duecento in gran parte della Toscana. Lo stile gotico con absidi rettilinee è utilizzato nelle chiese francescane e domenicane delle principali città della val d’Arno.
A parte Firenze che adotta una tipologia di dimensioni maggiori a tre navate, Arezzo, Pistoia, Lucca, Pisa presentano due modelli così distinti: chiesa ad aula unica, rettangolare senza transetto, con il presbiterio (A) affiancato da due cappelle minori (B), che occupa tutta la parete di fondo (B-A-B); chiesa ad aula unica con transetto più o meno ampio, sul quale affaccia il presbiterio affiancato da una o più cappelle per lato, B-A-B come a Sarzana o B-B-A-B-B come a Pisa o Pistoia.
La copertura dell’aula a capriate lignee appoggiate alle pareti laterali è costante per tutto il vano che ricopre, dalla facciata al presbiterio. In presenza del transetto, la discontinuità si risolve costruendo due ampie arcate che innestandosi sul muro di fondo, al di sopra delle cappelle del minori, consentono, come a Sarzana, l’appoggio delle capriate poi sostituite con volte a crociera.

Il transetto ospita due celebri monumenti funebri, quello di Guarnerio degli Antelminelli figlio di Castruccio, probabilmente completato da parte di Giovanni di Balduccio dopo la morte del celebre condottiero, avvenuta nel 1328, e quello del Vescovo Bernabò Malaspina, morto dieci anni dopo, e questo suggerirebbe il completamento del presbiterio almeno nel 1338.
Non abbiamo notizie della successiva trasformazione della chiesa nel secolo XVII, quando la navata fu ridotta in volta a botte lunettata, addossando alle pareti medievali una robusta controparete di cinque arcate e relativi pilastri di ordine dorico.
La modalità costruttiva, che ebbe larga diffusione nel secolo XVIII, era indispensabile per sostenere la volta e sostituire l’immagine medievale, ancora parzialmente leggibile nel transetto, con quella più moderna di una chiesa che aveva assimilato la spazialità del Rinascimento.
Le finestre gotiche del presbiterio e, presumibilmente, della facciata furono sostituite da due finestre termali ma scomparvero anche quelle presenti sulle pareti laterali sostituite dalle lunette della volta. Ne risultò un edificio molto trasformato ma ricco di pregevoli opere d’arte, come il Crocifisso, in carta pesta, del genovese Ponsonelli, collocato sopra l’altar maggiore che chiude il coro monastico.
Roberto Ghelfi



