Dal Giappone e dalle Alpi per arrivare fino in Lunigiana

Intervista a due giovani smart workers, Matteo Bonin e Andra Ciobanu che hanno scelto di mettere radici nel nostro territorio.

Dalle Alpi a Torino, toccando l’Africa, da Roma al Giappone, ma poi come destinazione finale la Lunigiana. Due storie diverse ma simili, quelle di Matteo Bonin e di Andra Ciobanu che hanno incrociato il mondo ma che poi, ognuno con il suo percorso, dopo aver viaggiato tra lingue e culture diverse si sono orientati verso il nostro territorio.

Conclusione comune, così come sono stati simili i motivi che li hanno portati, alla fine, a scegliere di mettere le radici in Lunigiana. è bastata una ricerca su google, qualche incontro e soprattutto essere entrati in contatto con una comunità accogliente e su cui poter contare. Tutti aspetti questi, cui bisogna dare ampio merito al gruppo dello “Start Worker Pontremoli”, l’associazione che dal 2020 si è attivata per promuovere le località della Lunigiana come luogo in cui vivere e lavorare da remoto.

La storia di Andra, da Roma al Giappone per arrivare a Pontremoli

Foto del Tourday con anche Andra (prima da sinistra)
Foto del Tourday con anche Andra (prima da sinistra)

“Mi sono sentita subito accolta da persone che avevano fatto scelte di vita simili alla mia e mi potevano comprendere a fondo”. Così ci racconta Andra, il cui percorso di vita che l’ha poi portata in Lunigiana ha la sua genesi dalla sua terra di origine, ovvero da Bucarest in Romania, per arrivare giovanissima in Italia e precisamente nella provincia romana. Qui frequenta le scuole per poi trasferirsi a Roma per gli studi all’Università “La Sapienza” dove si laurea in Lingue.

A quel punto i suoi studi e la passione per il viaggio si uniscono e decide di trasferirsi a Tokyo. Nella capitale giapponese vive per dieci anni lavorando per una grande azienda locale con il compito di aiutare studenti stranieri nell’inserimento nel paese del Sol Levante.

Ma dopo dieci anni la nostalgia di casa bussa forte al cuore e alla testa. “Ho capito che dovevo rientrare in Italia. Ma non volevo abitare in una grande città, il sogno era quello di andare a risiedere in un piccolo centro circondato dalla natura. Così una breve ricerca su internet e sono venuta a conoscenza di questa realtà e di questo progetto che sostiene gli Smart Worker”.

Nel frattempo Andra ha mantenuto il suo impiego con l’azienda giapponese, ma invertendone le finalità, ovvero ora aiuta studenti e turisti stranieri (giapponesi, ma anche sud coreani, americani, ecc..) a trovare alloggio e supporto in Italia, permettendole quindi di continuare il suo lavoro da remoto.

L’arrivo in Lunigiana…

Si arriva quindi, a novembre, al primo incontro con la Lunigiana e con il gruppo degli Smart Workers “ed è stato amore a prima vista, sia per il territorio che per le persone”. Insomma disbrigate le inevitabili procedure burocratiche, a gennaio Andra decide di compiere il passo e si trasferisce a Pontremoli “al momento in affitto ma con l’obiettivo di comprare casa qui”, una abitazione che deve avere come caratteristica essenziale uno spazio esterno “ho bisogno assolutamente di un bel giardino ampio per godere del verde e della natura”.

Di questi primi mesi a Pontremoli Andra è decisamente entusiasta “mi reco a lavorare al Salone del ‘400 in Comune dove c’è lo spazio dedicato agli smart workers, ed ogni volta che attraverso il ponte della Cresa e passo per il centro storico è un’emozione magica. E poi c’è sempre qualcosa da fare, non ci si annoia mai”. La dimostrazione con il bagno di allegria del recente Tourday “è stata una manifestazione bellissima, ricca di colori, sapori e di piacevole follia”.

Matteo Bonin, dalle Alpi all’Africa, a Torino, per arrivare ad ammirare la Disfida dei falò

Un incontro degli Smart Workers tra cui c’è anche Matteo Bonin
Un incontro degli Smart Workers tra cui c’è anche Matteo Bonin

Anche Matteo Bonin ha conosciuto il mondo prima di planare in Lunigiana. Originario di un piccolo paese alpino tra il Piemonte e la Valle d’Aosta la sua attività di cooperazione e facilitazione lo ha portato spesso all’estero, anche in contesti non semplici come il Burkina Faso.

Poi il ritorno a casa dove conosce la sua compagna, Sonia. Si trasferiscono insieme nella città di Sonia, Torino, ma la nascita dei due figli pone loro l’interrogativo se quel contesto cittadino fosse il luogo più adatto per crescere i loro piccoli. “La nostra prima ipotesi era andare in Puglia, nel Salento, ma c’erano difficoltà dal punto di vista lavorativo. Poi, quasi per caso, siamo venuti a conoscenza di questa piccola realtà di Guinadi dove tre anni fa abbiamo affittato una casa per il periodo estivo”.

Il posto è proprio come Matteo e Sonia sognavano, e a dare un’ulteriore svolta l’incontro con Andrea Angella e Michelangelo Benelli del gruppo Start Worker. Matteo e Sonia capiscono che è arrivato il momento di puntare tutto sull’idea di trasferirsi, rischiando anche non poco perchè al momento della decisione non avevano un impiego adatto al lavoro da remoto.

La nuova a Coloretta… 

Ma poi, come recita il proverbio, la fortuna decide di sorridere all’audacia di questa coppia, con Michelangelo che trova alla giovane famiglia anche una casa, a Coloretta nello zerasco “un contesto per noi perfetto. Perchè è una piccola realtà a misura di uomo e soprattutto di bambino, come cercavamo noi, e comunque i servizi essenziali ci sono”. La famiglia ancora non si è trasferita in maniera definitiva, per i necessari lavori di ristrutturazione e per non togliere i bambini dal loro contesto scolastico a metà anno “ma l’obiettivo è di inaugurare la casa a luglio”.

Ma intanto la famiglia ha già avuto diverse esperienze nel territorio con Matteo che individua quella che secondo lui è la peculiarità positiva della Lunigiana “è un territorio bellissimo, ma ci sono tanti luoghi belli in Italia. Secondo me il segreto è nell’accoglienza, nel creare comunità”. Anche senza dimenticare quella “rusticità” tutta lunigianese “è vero a volte c’è un po’ di chiusura, ma credo sia soprattutto legata ad una sorta di autodifesa nei confronti di chi viene dalle grandi realtà e pensa di saperne di più della gente del posto. Se ci si confronta con rispetto, ci si trova davanti a persone con grande attenzione ed inclusività”. Ma oltre ai luoghi e alle persone Matteo è rimasto colpito dalla tradizione ancestrale della Disfida dei falò pontremolese “è uno spettacolo meraviglioso. Questa sfida per la realizzazione del falò più bello è davvero emozionante e che ha colpito molto anche la mia compagna (non a caso antropologa!). Sicuramente è un modo per entrare in sintonia con questo territorio così affascinante”.

(Riccardo Sordi)