Da Mosè ai Papi: la storia degli Anni Giubilari

Nella Vigilia di Natale Papa Francesco aprirà la Porta Santa dando avvio all’Anno Giubilare che terminerà il giorno dell’Epifania 2026.
Il concetto di Giubileo affonda le sue radici nella tradizione ebraica: la celebrazione della ricorrenza aveva un risvolto non solo religioso ma anche sociale, poiché prevedeva il riposo della terra solitamente coltivata, la remissione di eventuali debiti, la liberazione degli schiavi e la riconsegna dei terreni agli originali proprietari.
La tradizione cattolica ha ripreso la celebrazione del Giubileo a partire dal 1300, su iniziativa di papa Bonifacio VIII

Mancano meno di due mesi alla Vigilia del Santo Natale, giorno nel quale, con l’apertura della Porta Santa, Papa Francesco darà avvio all’Anno Giubilare, che occuperà tutto il 2025 e terminerà il giorno dell’Epifania del 2026.
Per tutto il popolo cristiano ogni Giubileo rappresenta senz’altro un’occasione di rinnovamento spirituale, di espiazione delle proprie colpe e, in particolare quest’anno con la chiamata ad essere “pellegrini di speranza”, anche di impegno ad essere sempre in cammino verso Cristo, l’unica vera fonte di speranza.
Il concetto di Giubileo affonda le sue radici nella tradizione ebraica: secondo la legge di Mosè era da dichiararsi “santo” un anno ogni cinquanta. La celebrazione della ricorrenza aveva un risvolto non solo religioso ma anche sociale, poiché prevedeva il riposo della terra solitamente coltivata, la remissione di eventuali debiti, la liberazione degli schiavi e la riconsegna dei terreni agli originali proprietari.
Ad indicare l’inizio dell’anno santo vi era il suono prodotto da un corno di ariete: è da questa particolare tromba, che in ebraico era chiamata yobel, che è derivato il nome Giubileo.

Frammento di affresco di Giotto raffigurante
Papa Bonifacio VIII che indice il Giubileo del 1300

La tradizione cattolica ha ripreso questo avvenimento a partire dal 1300, quando l’allora papa regnante Bonifacio VIII istituì il primo Giubileo della storia. Dal Pontefice fu concessa l’indulgenza plenaria, ossia la remissione completa dei peccati, sia a tutti coloro che varcarono la soglia della Porta Santa nella basilica di San Pietro e la basilica di San Paolo, sia a coloro che, avviatisi verso la Città Eterna dai più diversi e lontani territori, decedettero prima di arrivare a destinazione.
Almeno due milioni di persone si riversarono su Roma e vi furono anche numerose personalità dell’epoca, tra le quali Cimabue e Giotto, che realizzò a memoria dell’evento un affresco conservato nella basilica di San Giovanni in Laterano.
L’afflusso di pellegrini fu enorme, tanto che persino Dante citò il fatto in alcuni versi del canto XVIII dell’Inferno.
Bonifacio VIII indicò nella Bolla che il Giubileo avrebbe dovuto essere celebrato ogni cento anni. Ma nel corso del Trecento il periodo di attesa tra due anni giubilari fu più volte ridotto: il successivo fu infatti celebrato nel 1350, avendo l’allora pontefice Clemente VI (che in quel periodo si era trasferito ad Avignone) deciso di venire incontro ad una richiesta fattagli dai cittadini romani. In quell’occasione fu aggiunta come basilica papale da visitare anche San Giovanni in Laterano.
Nel 1389 la distanza temporale tra due Giubilei fu portata da papa Urbano VI a trentatré anni, in ricordo del numero degli anni della vita di Cristo. Il successivo Giubileo, che vide il numero delle basiliche salire a quattro con l’aggiunta di Santa Maria Maggiore, ricorse però nel 1390; inoltre nel 1400, nonostante la nuova norma, papa Bonifacio IX decise di concedere comunque il perdono ai pellegrini che in quell’ultimo anno di secolo erano accorsi a Roma.
L’ultimo a celebrare un Giubileo cinquantennale fu il papa di origine sarzanese Niccolò V nel 1450. Infatti, il suo successore Paolo II decise per una distanza di venticinque anni. Dal 1475 in poi i Giubilei si svolsero e si continuano a svolgere con la solita cadenza.
Nel Giubileo del 1500 Alessandro VI, riservando a sé l’apertura della Porta Santa di San Pietro, volle che le Porte Sante delle basiliche venissero aperte contemporaneamente e che restassero aperte e custodite notte e giorno.
Nel corso dell’Ottocento le celebrazioni giubilari furono impedite per due volte, per motivazioni di natura politica che coinvolsero la corte pontificia. Nel 1800, in età napoleonica, il Giubileo non fu indetto poiché in quel momento non vi era nessun Papa regnante: Pio VI, imprigionato e trasferito in Francia, era là deceduto l’anno precedente, e il suo successore, Pio VII, sarebbe stato eletto solo ad anno iniziato.
Successivamente, per via dei moti europei del 1848 che nello Stato Pontificio portarono all’esilio di Papa Pio IX a Gaeta e all’instaurazione dell’effimera Repubblica Romana, neppure l’Anno Santo del 1850 fu celebrato.

La Bolla di indizione del Giubileo (Foto Vatican Media/SIR)

Si poté indire quello del 1875, che si svolse però senza la dovuta solennità a causa del clima politico tra la Curia romana (con papa Pio IX che si considerava “prigioniero in patria”) e il regno d’Italia da pochi anni costituitosi. Il Giubileo fu infatti privato delle tradizionali cerimonie di apertura e di chiusura della Porta Santa, trovandosi ormai Roma in territorio italiano.
Molto diverso fu il clima che coinvolse l’Anno Santo del 1900, dove si vide invece una fattiva collaborazione da parte delle autorità italiane.
Infine, nel Novecento, le celebrazioni dei Giubilei fecero fronte alle numerose sfide sociali e politiche che la Chiesa si trovava a dover fronteggiare.
Nel Giubileo del 1950 vi fu la proclamazione del Dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria: in un mondo appena uscito dalla guerra, un invito per i cristiani a guardare a lei, che si è affidata a Cristo e a cui lui ha affidato la Chiesa.

Mattia Moscatelli