I tavoli sinodali: un’esperienza di ascolto e confronto

Durante il Convegno Diocesano la parte operativa e più coinvolgente è stata quella dei tavoli di lavoro in stile sinodale, metodologia a cui questo lungo periodo di confronto ci ha ormai abituato.
La conferenza episcopale italiana ha proposto le “Cinque costellazioni”, cioè temi di lavoro e confronto su cui esercitare il discernimento ecclesiale nello spirito della conversazione spirituale. Ogni costellazione è suddivisa nelle tre grandi tematiche già affrontate nei due anni passati: “giovani e scuola”, “povertà e volontariato”, “disabilità e sofferenza”. In ognuna era necessario confrontarsi e avanzare nuove proposte.
Ai volontari facilitatori sono state indicate alcune note di metodo su cui prepararsi per offrire al meglio il loro servizio. Ciascuno aveva il compito di far sentire accolta ogni persona al tavolo e, quello meno facile, stimolare la partecipazione di tutti arginando, con fraterna pazienza, chi invece tenderebbe a parlare un po’ troppo.
In ciascuno dei quindici gruppi (da un minimo di 4 ad un massimo di 8 persone)era presente almeno un sacerdote e in molti almeno un diacono o una consacrata. Presenti tutti i vicariati della diocesi e molte parrocchie, segno questo del fatto che i fedeli tutti sentono la necessità di un cambiamento e avverteno che qualcosa, forse, sta cambiando davvero.
Al termine della seconda serata i facilitatori hanno presentato alcune delle riflessioni e delle proposte dei tavoli; da tutte è emerso il comune desiderio di partecipare a questo cambiamento e la necessità, ormai sentita come pressante, di una formazione.
Tutti i laici presenti hanno ribadito questa cosa.
Ha detto Luigi, del vicariato di Massa, da anni volontario Caritas: “la Caritas non è fare pacchi; c’è anche quello ed è importantissimo, ma prima bisogna sapersi avvicinare alle persone in punta di piedi. Più una persona è nel disagio o nella povertà più è sensibile all’atteggiamento di chi gli offre un aiuto. Spesso la buona volontà, l’empatia del volontario non sono sufficienti, a volte alcuni atteggiamenti, anche involontari, di sufficienza feriscono chi ha necessità. Per questo è necessario che chiunque voglia fare del volontariato debba fare qualche corso specifico e soprattutto avvicinarsi alla Parola, anche perché essere filantropi non è la stessa cosa che vedere nell’altro un fratello”.
Nella terza Costellazione è stata inserita anche una riflessione sulla preparazione dei seminaristi; è stata una delle riflessioni più dibattute anche tra i sacerdoti più giovani che pensano sia necessario per i seminaristi fare più esperienza al di fuori del seminario, per aprirsi meglio alle necessità del lavoro che li aspetta.
La complessa domanda sulle strutture ha suscitato qualche polemica in più; qualcuno ritiene che le strutture ci siano e vadano solo utilizzate meglio, qualcun altro, soprattutto nei vicariati a monte, lamenta mancanze importanti.
Le due parole più utilizzate nei diversi tavoli sono state “collaborazione” e “fatica”; dice Giovanna: “Quanta fatica comporta collaborare, quanta fatica faccio per imparare a tacere e ascoltare così meglio l’altro, quanta fatica faccio a passare dall’ io a quel noi che il Signore ci chiede”. Parole veritiere e sincere, ma questo convegno ha insegnato che, forse, camminare insieme e con metodo verso un unico fine è possibile. (S. L.)