Il vescovo Sigalini all’incontro dell’Ac con il clero a Marina di Carrara

Educare alla fede è come generare. Terminato in parte il tempo della trasmissione della fede per tradizione, adesso è tramite il “contagio” di testimoni autentici che i battezzati possono riscoprire il dono che hanno ricevuto e viverlo ogni giorno, in ogni circostanza della vita.
Ci troviamo tutti di fronte a nuovi contesti, nuovi mondi di relazioni, nuove sfide e vogliamo attrezzarci a far crescere persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, liberi e credenti. Sono alcune delle considerazioni che il vescovo Domenico Sigalini ha offerto ai sacerdoti e ai diaconi, riuniti per l’occasione dall’Azione Cattolica diocesana, in un incontro dal titolo “Il ruolo del presbitero nella formazione degli operatori pastorali”.
L’appuntamento si è svolto lo scorso 21 febbraio, nella parrocchia della Ss.ma Annunziata a Marina di Carrara, alla presenza del vescovo Giovanni, del presidente diocesano dell’Ac, Marco Leorin, e dell’assistente ecclesiastico, don Piero Albanesi.
La circostanza era dettata dai 30 anni del cammino formativo per animatori ed educatori, iniziato in diocesi dall’Azione Cattolica, con il compito di suscitare i doni dello Spirito Santo, presenti nelle capacità, conoscenze e competenze di coloro che si impegnano in questo percorso. In questo lasso di tempo, infatti, centinaia sono state le persone che grazie a questo cammino hanno potuto intraprendere la loro crescita umana e cristiana. Dopo il saluto del vescovo Giovanni e del presidente dell’Ac, è stato il turno di don Pietro Pratolongo e di don Luca Franceschini, che hanno raccontato la loro esperienza quando, agli inizi di questa scelta associativa verso la formazione, hanno potuto apprezzare non soltanto l’impegno nello studio e nell’approfondimento, ma anche nella qualità delle relazioni personali, immagine di “Chiesa di famiglia”.
Mons. Sigalini, vescovo emerito di Palestrina, già assistente nazionale, sia della Pastorale giovanile, sia dell’Azione Cattolica, ha prospettato le sfide da intraprendere oggi per chi voglia fare formazione. Anzitutto una premessa di metodo: fare formazione non è una semplice attività tra le tante o soltanto una specializzazione per esperti, “ma uno stile di vita, un modo di relazionarsi, un ideale per cui valga la pena vivere, per rispondere a una chiamata che ci precede e ci plasma”.
In secondo luogo, il vescovo Domenico ha preso come traccia del suo intervento il Documento finale del Sinodo dei Giovani dello scorso ottobre, per delineare una Chiesa chiamata ad assumere un volto relazionale, che ponga al centro l’ascolto, il dialogo, il discernimento, in un percorso che trasforma la vita di chi vi partecipa. Compito delle agenzie educative cattoliche è, dunque, di far dialogare la fede con la complessità delle domande che emergono da una mutata visione antropologica della vita, dalle trasformazioni imposte dalla scienza e dalla tecnologia, dai cambiamenti del costume sociale.
E allora quale ruolo per il sacerdote? “Siamo degli eletti-inviati da Dio – ha detto Sigalini rivolto ai sacerdoti – quasi “passivi”, perché il protagonista principale è il Signore: l’identità del presbitero in una comunità è quella del “pastore-guidato” e la nostra soggettività non deve oscurare la vera e unica firma che è quella di Dio”. Nell’ottica della corresponsabilità tra sacerdoti e laici è possibile costruire la comunità perché “sperare non è sognare – ha concluso Sigalini – al contrario: è il mezzo per trasformare ogni realtà”.
(df)



