A Pontevecchio alla ricerca del mistero delle statue stele

Mentre cresce la protesta contro Gaia e l’ipotesi di continuare le trivellazioni nell’area

Un'abitazione ristrutturata nella zona di Pontevecchio
Un’abitazione ristrutturata nella zona di Pontevecchio

Delle statue stele di Pontevecchio, località nei pressi di Bardine di Cecina, al confine tra i Comuni di Fivizzano e di Fosdinovo, si conoscono molte cose e molto è stato scritto, ma alcuni aspetti sono ancora avvolti dal mistero, che potrebbe essere svelato, come più volte ha affermato il direttore del Museo del Piagnaro, Angelo Ghiretti, dagli esiti degli scavi condotti nel luogo genericamente chiamato “Bocciari”. Deve essere individuato, ad esempio, il sito preciso in cui nel 1905 l’agricoltore Stefano Antonelli portò alla luce le 9 stele (ora conservate nel Museo San Giorgio della Spezia), dissepolte, secondo una antica testimonianza del nonno del prof. Mario Nobili, in un campo ricoperto da uno strato di “terra nera, densa, grassa, morbida come il burro”. Individuare il punto del ritrovamento è l’obiettivo del Piano A degli scavi archeologici iniziati da alcuni giorni e diretti dal prof. Ghiretti. Il Piano B, invece, è il possibile ritrovamento di reperti che consentano di ricostruire il popolamento di quel territorio nel corso dei secoli. In effetti sono state recuperate delle selci utilizzate per le punte delle frecce, che fanno risalire alla presenza in zona di cacciatori ben 7.000 anni prima delle statue stele, quindi a 12.000 anni fa. L’avvenuto, inoltre, ritrovamento di carboni consentirà di arrivare a datazioni sicure, grazie agli esami al radiocarbonio 14, e intanto fa pensare ad un “bivacco di cacciatori nomadi”.

Una delle stele trovate nell'area, nota come Pontevecchio VI
Una delle stele trovate nell’area, nota come Pontevecchio VI

Ogni giorno, grazie al metodo scientifico con cui gli archeologi intervengono sul terreno, riserva delle sorprese, che entusiasmano i funzionari e i collaboratori della Sovrintendenza di Lucca- Massa-Carrara. Nei giorni scorsi si sono recati sul posto anche il sindaco Paolo Grassi, l’assessora Francesca Nobili, il presidente del Parco delle Apuane Alberto Putamorsi, il funzionario del Comune Francesco Leonardi, il prof. Nobili, che sono stati aggiornati sull’andamento dei lavori da Ghiretti e da Marta Colombo della Sovrintendenza. Il Presidente del Parco ha promesso ulteriori finanziamenti – in aggiunta ai 15.000 già concessi- per aggiungere giorni ai lavori di scavo. Anche l’Amministrazione ha contribuito alle spese. Se le “cose” andranno secondo le speranze e le aspettative, Pontevecchio potrà diventare una miniera di notizie per la ricerca storicae preistorica sulle vicende e sulle popolazioni di questi luoghi, ma anche un punto di grande richiamo, se opportunamente ricostruito. E la questione dei carotaggi tentati da Gaia negli stessi luoghi alla ricerca di sorgenti per un nuovo acquedotto a servizio prevalente di Fosdinovo? Sono stati abbandonati in seguito alle irregolarità rilevate, in particolare, dal consigliere della Lista “Cambiamo adesso” Alessandro Domenichelli, in merito alle procedure di entrata in possesso dei terreni. Lo stesso consigliere, dopo l’inizio degli scavi, è intervenuto sulla stampa con dichiarazioni critiche nei confronti di chi (vedi Sindaco), non era contrario, per lo meno inizialmente, agli interventi di Gaia, che, comunque , non ha ancora smesso, si dice, di credere nei suoi progetti. Del resto sulla vicenda è intervenuta anche la Lega Lunigiana che in un comunicato stampa chiede a gran voce di fermare “i progetti per le trivellazioni a Pontevecchio: quella è un’area arecheologica e ambientale che va preservata”. Verrebbe da chiedere, non ci sono altre soluzioni per risolvere, giustamente, il problema del rifornimento idrico di Fosdinovo? Anche questo è un mistero da svelare! Andreino Fabiani