Il passo indietro determinato dalla mancanza di confronto interno. Il segretario Mazzoni smorza i toni “è il momento dell’umiltà e dell’unità”

Probabilmente è affrettato parlare di strappo e di rottura, ma allo stesso tempo è troppo facile derubricare a semplice “dialettica interna del partito” la scelta della componente di minoranza del Pd di Pontremoli, che si ritrova sotto la sigla “Praticamente Democratici”, di presentare le dimissioni irrevocabili dall’esecutivo comunale del Partito Democratico. Marco Gussoni, Raffaella Marioni e Antonio Tondani (ovvero il candidato alla segreteria lo scorso gennaio, battuto dall’attuale segretario Francesco Mazzoni) hanno scelto di fare un passo indietro e di lasciare il direttivo, presentando un documento molto puntuale e spigoloso (qui è visibile il testo integrale) in cui si mettono al centro numerose critiche all’attuale direttivo ed in particolare al segretario. Due le accuse principali che vengono mosse: l’immobilismo del PD pontremolese (definito “esasperante”) nei confronti dell’azione politica dell’amministrazione e lo scarso (tra le righe del documento si può leggere “nullo”) confronto che ci sarebbe all’interno del partito, anche nella dialettica con il gruppo consigliare di riferimento (ovvero “Open Pontremoli”) di cui Mazzoni è anche capogruppo. “Pensavamo – scrivono i tre dimissionari – di fare politica attiva per la nostra città, di favorire un cambio di passo dopo lo scossone delle elezioni del 2016, invece si ragiona con vecchie logiche da piccolo orticello, senza voglia né di cambiare né di ripartire”.

Meno severo, anche se conferma le critiche esposte, Tondani, da noi direttamente contattato: “In questo momento il partito sta lavorando male, sta incidendo poco nella vita pontremolese. Soprattutto vedo una forte distanza tra la cittadinanza che non riesce a distinguere né a capire la nostra azione politica”. Perché, sottolinea Tondani, “è vero che in questa nuova consigliatura l’amministrazione sta tenendo un profilo più basso, ma di scelte importanti ne sono state fatte e la nostra voce si è sentita poco”. La speranza è quindi quella che questo segnale “segni una netta discontinuità. Vogliamo dare uno scossone a questo partito anche perché gli vogliamo bene e auspichiamo che sappia dare delle risposte credibili alla cittadinanza”. Un legame chiaro, tanto che Tondani, all’inevitabile domanda sulla possibilità di un’uscita dal partito è lapidario: “Assolutamente no; certo, da oggi ci sentiremmo liberi, qualora negli organi ufficiali del partito non si trovasse spazio, di proporre le nostre idee e iniziative direttamente alla cittadinanza”.

Situazione quindi ingarbugliata in casa Pd, ma il segretario Mazzoni smorza decisamente i toni: “Non condivido le posizioni di “Praticamente Democratici”, ma in una fase storica in cui prosperano i partiti eterodiretti, rivendico con orgoglio la differenza del Pd dove si discute e ci si confronta, anche in maniera accesa, ma cercando tutti insieme di migliorare e far crescere il partito”. Il segretario rivendica, contrariamente a quanto esposto dalla sua minoranza, un’attività consigliare che ha visto l’importante impegno dei rappresentanti di “Open Pontremoli”; “certo, si può migliorare ma non si può dire che non abbiamo pungolato e contrastato, quando serviva, l’azione dell’amministrazione”. A questo proposito il segretario annuncia l’intenzione di chiedere la convocazione di un consiglio comunale straordinario sui giovani e sul lavoro “perché, al di là delle azioni di facciata, la giunta Baracchini si è mai chiesta seriamente con che prospettiva una coppia di giovani può mettere su famiglia a Pontremoli? Nessuno pretende la bacchetta magica ma almeno bisogna inquadrare il problema e provare, tutti insieme, a dare una soluzione”. E poi un confronto sui tavoli istituzionali in cui da troppo tempo il Comune è assente: “Penso ad esempio al Parco dell’Appennino, un’occasione importante che Pontremoli non ha mai sfruttato”. Tornando invece alla crisi del Pd, per Mazzoni la soluzione è una sola: basta con le divisioni. “Il nostro popolo – afferma – sia a livello locale che nazionale ci chiede più umiltà e più unità. Quindi basta con il centrosinistra diviso, basta con i personalismi del passato. Bisogna ritrovare la compattezza sia con tutte le anime dell’attuale minoranza che con la popolazione che dopo la dura batosta del 2016 si è sentita un po’ scoraggiata e delusa”. Altro nodo da sciogliere è quello del parlamentare Cosimo Ferri, che si trova in una situazione ambigua: da un lato c’è l’indubbia vicinanza all’amministrazione Baracchini, dall’altro resta pur sempre un deputato eletto nelle file del Partito Democratico. “Bisogna fare chiarezza al più presto – conclude Mazzoni – su quale sia il suo ruolo nel Pd a livello provinciale e comunale. Altrimenti si crea una confusione di fondo che non fa certo bene al partito”. (r.s.)



