A colloquio con il musicista e compositore Roberto Martinelli che ha scelto di vivere a Caprigliola

“Ah Pontremoli è bellissima”, incomincia così, in tono quasi sognante, il nostro colloquio con Roberto Martinelli, nativo di Avenza ma che da anni ha scelto di vivere in Lunigiana, e precisamente nella frazione aullese di Caprigliola. Una persona a cui per semplicità potremmo attribuire il ruolo di musicista e compositore ma è davvero difficile incasellarlo in un’unica definizione perchè la sua attività, poliedrica e ibrida, sfugge da schemi rigidi o classificazioni. Martinelli ha infatti spaziato in ogni ambito e in ogni genere musicale, passando dalla musica classica al jazz, dal liscio ai cantautori italiani.
Ma torniamo indietro al nostro incipit dedicato alla città del Campanone che ha una motivazione ben precisa, infatti Martinelli si è recentemente esibito al Teatro della Rosa, con il settetto Fioramonti, nell’ultimo dei concerti del ciclo organizzato dal Cinema Manzoni, “è stata un’esperienza davvero bellissima, con queste sonorità jazz che si univano alla tradizione della musica argentina e latinoamericana”.
Ma l’emozione non c’è stata solo sul palco; infatti Martinelli, che ormai è lunigianese nell’anima oltre che nella residenza, ha fatto da “Cicerone” ai suoi colleghi musicisti e li ha fatto conoscere, oltre ad alcune bellezze del luogo, anche i testaroli “Erano quasi commossi dalla bontà di questo prodotto, ma soprattutto dal poter assaporare un piatto che rappresenta l’anima e la tradizione di un territorio, realizzato con materie prime semplici ma che raggiunge un equilibrio di sapore straordinario”. E il testarolo diventa così una sorprendente metafora della concezione di musica dello stesso Martinelli “che deve essere semplice ma allo stesso tempo deve colpire l’anima dell’ascoltatore. Spesso si rischia di scivolare nell’autoreferenzialità della complessità ed invece non bisogna mai dimenticarci che la musica deve essere fruita ed apprezzata da tutti”.

E se lo dice una persona con la sua storia ci possiamo assolutamente credere. Perchè, come detto, il curriculum di Martinelli è di assoluto prestigio: diplomato in composizione e direzione di musica polifonica e corale al Conservatorio di Firenze, diploma di clarinetto al Conservatorio di Trento, borsa di studio a Boston per studiare sassofono jazz cui è seguito un lungo soggiorno in America.
Poi il ritorno in Italia con molteplici attività tra esecutore, arrangiatore e compositore “ho composto diverse colonne sonore, ho lavorato alla Rai e a Mediaset dove arrangiavo brani, molto spesso all’ultimo minuto, anche in base agli elementi a disposizione. Ad esempio sono stato io ad arrangiare l’ultima versione di “Nel blu dipinto di blu” (per tutti semplicemente Volare) di Domenico Modugno mandata in onda dalla Rai. E poi ho collaborato con tanti musicisti, come Riccardo Cocciante, sono stato in tournée per tanti anni con Gino Paoli e Ornella Vanoni”. Tra questi incontri ricorda con particolare emozione “quando lavorando con Lucio Dalla, gli ho potuto confidare che il primo assolo che avevo imparato sul clarinetto era quello della sua canzone “Cosa sarà”. Un piccolo rimpianto è stato quello di aver dovuto rifiutato di andare in tour con Giorgio Gaber, ma purtroppo avevo un impegno di lavoro che non potevo disdire”.

Poi qualcosa si spezza e Martinelli sceglie per qualche anno di allontanarsi da quel mondo “non voglio entrare nello specifico ma comunque ero rimasto deluso da alcune situazioni e avevo bisogno di fare tabula rasa, di ripartire dal foglio bianco”. Si dedica quindi all’insegnamento (attività che svolge tutt’ora al conservatorio di Rovigo, con una cattedra di composizione jazz) ma poi le sette note tornano a bussare negli angoli del cuore e della mente. Ma questa volta si fa impellente la necessità della composizione “è nata quasi da una riflessione, da un’esigenza personale. Se posso dire quasi da ascoltatore, ovvero quella di creare una musica che unisse i vari generi che hanno caratterizzato la mia attività, quindi riuscire a fondere classica, jazz, musica popolare in un unico itinerario artistico”.
E da questo nuovo percorso nasce “Marmo bianco”, una specie di monumento musicale dedicato al marmo “qualche anno fa guardavo le Apuane dal mare e mi è nata l’idea di comporre qualcosa per celebrare quel luogo e soprattutto la sua storia legata a questo territorio e alla sua popolazione”. Un’opera lirica in due atti “su un libretto meraviglioso della poetessa Egizia Malatesta, anche lei apuana come me. Dal canto mio cercato di raccontare una storia attraverso la melodia e la cantabilità di un’opera che era il contenitore ideale e lo strumento per fare un tributo alla mia città”.
Ma l’attività di Martinelli non si ferma e proprio in questi giorni sta per concludere la registrazione del suo lavoro “Inquieta y Andariega” opera in musica dedicata a Santa Teresa d’Avila. Progetto dove il sacro incontro il profano, dove la lirica si fonde con pop, il jazz, dove un madrigale può alternarsi con un habanera creando un gigantesco caleidoscopio musicale. “è stato un lavoro intenso – racconta Martinelli – un’opera nell’opera che mi ha visto collaborare anche con una suora di clausura. Con la musica ho cercato di rendere viva la figura di questa santa, una donna inquieta estremamente moderna che ha saputo seguire, nonostante tutto, la propria chiamata”.
(Riccardo Sordi)



