A Carrara incontro con la sociologa Delfina Licata della Fondazione Migrantes
Dieci “bugie”, stereotipi dell’emigrazione italiana nel mondo da sfatare
L’Italia, afflitta dall’inverno demografico, necessita di nuove politiche migratorie

Un pomeriggio davvero interessante quello di venerdì scorso, 6 marzo, nella sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara in Palazzo Binelli a Carrara e incentrato sul tema “Demografia e Migrazioni. L’Italia delle mobilità plurime”, promosso e organizzato dal prof. Riccardo Canesi con la Fondazione Migrantes (organismo pastorale dei Vescovi italiani) e il Comune di Carrara rappresentato dalla sindaca Serena Arrighi.
Si parte dagli Italiani all’estero: come ha sottolineato Sara Vatteroni (di “Casa Betania” e responsabile di Migrantes Toscana) continua a crescere il numero di coloro che compongono “l’Italia fuori dell’Italia”, con 6,5 milioni di persone iscritte all’Anagrafe dei residenti all’Estero e molte altre che pur vivendo al di fuori dei nostri confini non si iscrivono all’AIRE.
Un popolo intero che, tuttavia, di fatto, il nostro (e il loro) Paese non riconosce a sufficienza, anzi sembra volerlo porre di fronte a sempre nuovi ostacoli, come quello del restringimento del diritto di ottenere la cittadinanza italiana per i discendenti dei nostri emigrati (di recente la possibilità è stata limitata a risalire indietro di sole due generazioni).

Ostacoli che sembrano andare nella direzione contraria di favorire processi demografici che possano invertire una tendenza gravissima. “L’Italia vive un grave inverno demografico – ha infatti sottolineato Sara Vatteroni – eppure i provvedimenti che si prendono vanno nella direzione contraria a mitigare questa situazione”: troppi giovani continuano a trasferirsi all’estero, soprattutto negli altri Paesi europei, dove evidentemente ci sono migliori condizioni di vita e di prospettiva. E, di contro, poi ci sono anche tutti coloro che in Italia non vogliono venire perché il nostro Paese è sempre meno attrattivo e molti di quelli che ci provano dopo poco se ne vanno.
Per non parlare degli studenti stranieri in Italia: di recente la tassa sulla salute a loro carico in ciascun anno solare è stata elevata da circa 150 euro a 700!
Un articolato intervento è stato quello del prof. Riccardo Canesi: “Perché non possiamo fare a meno dei migranti” il filo conduttore di una relazione iniziata dal tema della fuga dei laureati italiani, sui quali lo Stato ha investito oltre 150mila euro per il loro percorso formativo che, una volta concluso, va ad arricchire di professionalità Paesi diverso dal nostro: un concetto sviluppato anche dalla prima cittadina di Carrara.
Un paese sempre più anziano, dove nascono sempre meno bambini (appena 350mila nel 2024: erano oltre un milione nel 1964!) e che si impoverisce anno dopo anno.

La crisi si è manifestata fin dal 1977, quando per la prima volta l’Italia è scesa sotto il livello di “sostituzione demografica”, cioè la soglia dei 2,1 bambini per ciascuna donna in età fertile.
Oggi il nostro Paese è drammaticamente sceso a 1,13 e se è vero che anche gli altri Paesi dell’Occidente non stanno bene, per molti la situazione è migliore. La Francia, ad esempio, sta investendo molto per cambiare le cose ed ha già raggiunto un indice pari a 1,56.
Un mondo che cambia, anche e soprattutto per la composizione della popolazione: si prenda l’Africa, ad esempio, un continente in grande crescita demografica: fra vent’anni il continente africano avrà il quadruplo della popolazione europea!

Si è concentrato sull’analisi degli spostamenti dei nostri connazionali verso l’estero l’intervento della dott.ssa Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo edito ogni anno dalla Fondazione Migrantes. Un movimento migratorio, sia esso analizzato dal punto di vista storico, con le grandi migrazioni iniziate nell’Ottocento, oppure affrontato nell’attualità del nostro mondo contemporaneo, sul quale molto abbiamo ancora da imparare.
E la sociologa di Migrantes ha ben spiegato il fenomeno migratorio smentendo una decina di “bugie” (così le ha definite) che sentiamo ripetere spesso, quasi fossero verità assodate.
La prima riguarda le migrazioni degli Italiani verso l’estero che sarebbero riprese solo negli ultimi anni; in realtà l’Italia è un paese “di mobilità plurima”, perché si parte, si arriva, si riparte. Partenze che non si sono mai fermate, così come gli arrivi il cui numero nel 1975, per la prima volta, ha superato quello dell’emigrazione dei nostri connazionali.

Così come, ed è la seconda “bugia”, questa emigrazione sarebbe un fatto straordinario quando invece è un fenomeno strutturale: l’Italia è il Paese industrializzato che ha subito la più grande diaspora della storia. Un’emigrazione esistente fin da tempi lontani, che ha portato gli italiani in tutte le aree del mondo, nessuna esclusa, e che è un fenomeno sociale riconosciuto perfino nella nostra Costituzione.
Terzo: l’emigrazione non riguarda solo la cosiddetta “Italia povera”, perché ancora oggi le prime due regioni per tasso migratorio sono Lombardia e Veneto. Inoltre, quarta “bugia”, non è vero che partano solo i giovani perché se gli under 35 rappresentano la metà di chi lascia l’Italia è anche vero che c’è un’ampia fascia di over 65 che se ne vanno, indipendentemente dal valore della loro pensione.
La quinta “bugia” riguarda il tasso di istruzione: i “cervelli in fuga” sono infatti solo un terzo dei giovani che partono. E tra coloro che partono – sesta bugia – solo 2 su 10 citano il lavoro quale ragione, per tutti gli altri le ragioni sono la ricerca di una vita più appagante e di una migliore esistenza che hanno la sensazione di non poter realizzare in Italia.

E poi: chi parte è perso per sempre! No, è “diversamente presente”, perché resta in contatto con il paese di origine, magari partecipando alle attività delle tante associazioni degli Italiani nel Mondo. Ancora: chi parte fa fortuna e va a stare meglio; niente di più sbagliato, sono in tanti quelli che “falliscono” o che fanno lavori meno qualificati di quelli che, magari, avrebbero potuto trovare in Italia.
Ma non è eppure vero che la migrazione sia un male, un fatto negativo; semmai è la nostra di migrazione ad essere “malata”; si prenda ad esempio la difficoltà che trovano i nostri connazionali a tornare in Italia!
E per finire, ultima “bugia”: dell’emigrazione italiana ormai si è detto tutto. Non è così, perché le nostre storie, di ieri e di oggi, continuano ad emergere e a dimostrare la mobilità del nostro Paese, un’evidenza che ci deve spingere a studiare ancora il fenomeno migratorio.
Non fosse altro per il rispetto che dobbiamo alle persone, che tutte, nessuna esclusa, hanno tre diritti fondamentali: quello a partire, quello a rientrare e anche quello a restare.
Paolo Bissoli



