Anche nella provincia apuana sempre meno matrimoni, sempre più con rito civile

La nuzialità cambia nel nostro territorio. Dai dati Istat per il 2024 il ritratto delle trasformazioni sociali e culturali che investono l’Italia: ci si sposa di meno, sempre di più senza il rito religioso, aumentano le convivenze stabili.

Caduta verticale dei matrimoni, crollo delle nozze celebrate in chiesa, aumento delle convivenze: è il ritratto dei matrimoni in Italia fatto dall’Istat, di cui abbiamo parlato nella pagina di attualità dello scorso numero del Corriere Apuano. Anche nella provincia di Massa Carrara il trend è lo stesso. A confermarlo sono sempre i dati Istat, che restituiscono un quadro eloquente: in 20 anni quasi un terzo di matrimoni in meno, con una forte contrazione delle nozze con entrambi i nubendi al primo “sì”.

A influenzare il calo delle nozze sul nostro territorio come nel resto del Paese è, in primo luogo, la riduzione della consistenza numerica delle generazioni più giovani, da attribuire alla denatalità persistente. Ma l’inverno demografico è solo una parte del ritratto. A dirlo sono anche i quozienti di nuzialità, che servono a rapportare i matrimoni al numero di abitanti: nel 2004 a Massa Carrara si celebrarono 3,9 matrimoni ogni mille abitanti; vent’anni dopo, anche se la popolazione è effettivamente diminuita, i matrimoni sono stati 2,9 per mille abitanti. Ma all’aspetto demografico si accompagnano importanti cambiamenti di natura culturale, che si riflettono sulle scelte familiari e sulla propensione a contrarre matrimonio. Le statistiche, riassunte nella tabella che riportiamo, parlano chiaro.

Il 42% dei bambini nati da coppie di genitori non sposati testimoniano la sempre minore attrattività dell’istituto matrimoniale

Nel 2024, ultimo anno di disponibilità dei dati, sul territorio provinciale sono stati celebrati 538 matrimoni. Dieci anni prima erano 586, vent’anni prima 777: in due decenni le nozze celebrate sono state il 30,8% in meno. Istat non fornisce una stima provinciale delle libere convivenze – cioè le convivenze di fatto non registrate agli uffici di Stato civile come “unioni civili” – ma si limita a parlare di oltre 1,4 milioni di coppie di sesso diverso conviventi a livello nazionale: un fenomeno oramai consolidato che necessariamente incide sui dati di nuzialità anche a Massa Carrara e indirettamente confermato dai dati sulla natalità: dei 946 bambini nati in provincia nel 2024, 401 (il 42%, dato in linea con la media nazionale) provengono da coppie in cui i genitori non sono sposati e nessuno dei due ha contratto precedenti matrimoni.

Vent’anni prima, per avere un termine di paragone, i bambini nati da coppie non sposate furono 160 su 1.504, circa il 10%. A non fare diminuire ancor di più il numero dei matrimoni in provincia concorrono le seconde nozze, quelle in cui uno o entrambi gli sposi provengono da una precedente unione matrimoniale. Infatti, se le nozze in cui entrambi i nubendi erano alla loro prima esperienza matrimoniale erano l’82% di tutte le nozze registrate nel 2004, vent’anni dopo sono state solo il 63,2%; in altre parole, nel 2024, dei 538 matrimoni celebrati in provincia, 340 erano prime nozze e 198 – cioè oltre il 58% – erano seconde nozze. In sintesi: ci si sposa di meno perché ci sono meno persone in età da matrimonio, ma anche perché il matrimonio pare non essere più attrattivo.

La nostra provincia, come il resto del Paese, è quindi investita da una grande trasformazione culturale e dei costumi. A dirlo sono anche i dati sui matrimoni concordatari, cioè quei matrimoni celebrati da un sacerdote all’interno di un rito religioso cattolico che, grazie alla trascrizione nei registri dello stato civile comunale, acquisisce effetti civili. Sui 538 matrimoni registrati nel 2024, solo 153 (il 28,4%) è un matrimonio concordatario. Se ci si limita ad osservare le prime nozze, i matrimoni concordatari sono il 45%: meno di uno su due. Dati ben lontani da quelli di soli 10 anni fa, quando erano celebrati in chiesa il 40% dei matrimoni (oltre il 57% se si prendono in considerazione le prime nozze) o, ancor di più, da quelli di vent’anni fa, quando all’altare si celebravano il 60,2% delle nozze, che diventavano il 73% sul totale delle prime nozze.

(Davide Tondani)