Il bilancio del 2025 dell’Associazione Toscana Miele, con un plauso alla struttura mulazzese
L’Associazione Toscana Miele presenta il proprio bilancio del 2025 tra buoni propositi ed obiettivi raggiunti. “La stagione apistica, per quanto riguarda la produzione dei mieli, è stata complessivamente positiva”, dichiara il presidente Stefano Gallorini. “Ciò che però crediamo abbia fatto la differenza è stato riuscire a realizzare, anche in questi dodici mesi, numerosi progetti per i nostri associati”.
Tra questi, un posto d’onore lo meritano anche i corsi base di apicoltura, pensati e proposti ciclicamente per chiunque, da aspirante apicoltore, appassionato o semplice curioso, voglia avvicinarsi al fantastico mondo delle api. “I nostri corsi, organizzati nelle diverse province della Toscana del centro e del nord, sono gli unici capaci di combinare una buona parte di lezione teoriche ad un’ottima parte di lezioni pratiche, nelle quali i docenti – apicoltori tutor e qualificati tecnici – accompagnano direttamente sul campo, nelle diverse fasi, i partecipanti. Nel complesso abbiamo avuto oltre cento iscritti, segno di un interesse importante verso l’attività e verso il mondo delle api”.

Buona la partecipazione anche ai corsi di aggiornamento, un’azione fondamentale per la tutela della biodiversità e delle produzioni, tra i quali un posto speciale lo meritano quelli dedicati a vecchie e nuove avversità come la varroa e la vespa velutina, specie aliena del sud est asiatico ancora in espansione nella regione e da diversi anni. Ultima ma non ultima progettualità importante, quella dedicata allo sviluppo delle sei mielerie collettive, fiore all’occhiello ed unicum regionale e nazionale, luoghi al servizio degli associati per tutte le fasi di produzione.

La più grande di queste si trova proprio in Lunigiana, a Boceda di Mulazzo, presso la sede della cooperativa Il Pungiglione. È coordinata da Marco Cavallotti, già direttore del Consorzio del Miele della Lunigiana DOP, che dice: “Il nostro gruppo conta oltre 50 soci, di cui molti giovani, un segnale rincuorante per la tutela della filiera e degli ecosistemi. Avere una mieleria collettiva è fondamentale in questi termini perché qui tutti i soci possono smielare in completa autonomia, potendo contare sulle attrezzature migliori, su uno spazio di conservazione professionale con appositi maturatori in acciaio, su costi popolari, calcolati sul numero di arnie possedute quindi nella proporzionalità dei propri quantitativi”.
Conclude il presidente Stefano Gallorini: “Le mielerie collettive rappresentano una delle realizzazioni più importanti di Toscana Miele, che, con oltre 800 iscritti, dal 1991 accompagna passo passo i produttori. Quello che ci auguriamo è di poter crescere ancora nella cooperazione per la tutela di habitat e specificità territoriali, nella fiducia verso una produzione di mieli di qualità, 100% italiani”.



