Numerosi negli ultimi vent’anni. Ogni volta si ripropone il tema di garantire sia la sicurezza che l’accessibilità
Quanto accaduto nel Duomo di Carrara, con il grave furto sacrilego di inizio anno, riporta all’attenzione di tutti un tema sempre attuale: garantire la sicurezza dei luoghi sacri e regolare gli accessi alle chiese. Avere una adeguata custodia è sfida davvero complicata, ma chiuderle – ammesso che possa risolvere il problema – è una sconfitta per tutti e sotto ogni aspetto.
E infatti anche il Duomo di Sant’Andrea, dopo pochi giorni, è tornato ad accogliere regolarmente quanti desiderano entrarvi perché, come ha sottolineato il Vescovo, mons. Vaccari, la chiesa non può più restare chiusa! Ma negli anni sono stati purtroppo numerose le irruzioni di malintenzionati, la cui attenzione è stata quasi sempre concentrata sugli arredi sacri.
Vecchio di oltre vent’anni è il furto messo in atto nella chiesa della piccola comunità fivizzanese di Colla, nella Valle del Bardine, non lontana da Monzone. All’epoca il parroco era don Graziano Galeotti, attuale moderatore dell’Unità Pastorale di Pontremoli: era toccato a lui, domenica 20 febbraio 2005, trovare la porta laterale aperta e verificare il furto dei preziosi che ornavano la statua della Madonna della Mercede e di altri oggetti tra i quali anche tre reliquiari.

Tra i furti più gravi e che aveva destato vasta eco e grande preoccupazione nella comunità dei fedeli era stato quello messo in atto a Villafranca, nella chiesa di San Francesco, nei primi giorni del mese di febbraio del 2013. Anche in quell’occasione, come nel recente episodio di Carrara, erano state infatti asportate le ostie consacrate prese dal tabernacolo assieme alla pisside che le conteneva e che probabilmente era il vero obiettivo dei ladri, ignari dello scarso valore dell’oggetto.
Il parroco, don Giovanni Barbieri si trovava in pellegrinaggio in Palestina ed il furto era stato scoperto dai fedeli, dal diacono e dai sostituti del parroco proprio poco prima della celebrazione della S. Messa del pomeriggio.

Nel giugno del 2015, nel breve volgere di pochi giorni, anche la Pieve di Sorano a Filattiera era stata “visitata” più volte, spingendo il parroco, mons. Antonio Costantino Pietrocola, a limitare temporaneamente gli accessi facendo aprire la chiesa su appuntamento vista la numerosa affluenza dei pellegrini che percorrono la Via Francigena.

Vasta eco aveva suscitato, pochi mesi dopo, all’inizio del 2016, il furto messo in atto, di nuovo nei primi giorni di febbraio, nel Duomo di Pontremoli, luogo sacro già preso di mira negli anni precedenti.

I ladri, entrati in azione in pieno giorno negli orari di apertura del tempio, avevano asportato le lastre d’argento del paliotto che ornava l’altare maggiore della Concattedrale di Santa Maria Assunta. Un’opera realizzata nel 1825 dall’incisore parmense Giovan Battista Vaghi.
L’anno seguente, nel maggio del 2017, dalla chiesa di San Caprasio in Aulla era stato trafugato un pregevole bassorilievo in marmo della prima metà del Seicento; anche in questo caso un furto compiuto di giorno, che seguiva altri due episodi di poco tempo prima e che avevano privato la comunità aullese delle sette spade d’argento della statua della Madonna Addolorata e un’acquasantiera utilizzata quale fonte battesimale.
Paolo Bissoli
Sabato si è svolta la solenne celebrazione nel Duomo di Sant’Andrea
Dopo il furto sacrilego la comunità di Carrara riparte
“Il Signor dei Signori è tornato nella Sua Casa”: così la parrocchia del Duomo di Sant’Andrea di Carrara ha chiuso nello scorso fine settimana la brutta vicenda del furto sacrilego del 6 gennaio scorso quando alcuni arredi sacri erano stati rubati e, quel che è peggio, erano state trafugate ostie consacrate dal tabernacolo. Giorni molto difficili quelli vissuti dalla comunità dell’Unità Pastorale del centro storico di Carrara, preoccupazioni condivise da tutta la Chiesa diocesana e non solo, con una forte partecipazione che non è certo mancata neppure dalla società civile locale e provinciale. Non a caso la sindaca, Serena Arrighi, ha definito l’atto sacrilego “uno sfregio a tutti noi”.
Quasi insostenibile il peso che ha dovuto reggere il parroco del Duomo: don Piero Albanesi aveva reagito, sgomento, nell’unico modo possibile, con la chiusura dell’edificio sacro. Un gesto forte, compiuto nella necessità del momento, ma anche con la determinazione a riaprire il prima possibile quella porta che non avrebbe voluto serrare. La solenne e straordinariamente partecipata celebrazione di riparazione di sabato scorso, 10 gennaio, ha riportato fiducia.
La comunità intera ha affollato il Duomo, ha partecipato con commozione al solenne pontificale e ascoltato le parole del Vescovo: “Che l’amore del Signore tocchi le anime e le coscienze di queste persone – ha detto mons. Mario Vaccari – è stato un fatto brutto, che ferito tutti noi, ma Gesù che è morto di una morte riservata solo a chi compiva i delitti più gravi, è morto dicendo: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Ora il tabernacolo è tornato a custodire le ostie consacrate, il pesante portone è di nuovo aperto. Certo con qualche precauzione in più, compresi nuovi sistemi di allarme, con la speranza che dalle autorità che stanno indagando arrivi quanto prima la buona notizia del ritrovamento degli arredi sacri trafugati. (p. biss.)



