La comunità di Santo Stefano Magra ha celebrato nelle scorse settimane i 200 anni della Madonna della Consolazione: una statua di Madonna con bambino proveniente da Codiponte, dove l’immagine in terracotta era inizialmente venerata, fino alla soppressione del convento che la custodiva

Gli scorsi 6 e 7 settembre, in prossimità della solennità della Natività di Maria, Santo Stefano di Magra ha celebrato i 200 anni dall’arrivo nella chiesa parrocchiale dell’immagine della Madonna della Consolazione, oggetto di una devozione giunta ai giorni nostri.
Si tratta di un bassorilievo di terracotta del XV secolo ora custodito in uno degli altari della chiesa pievana di Santo Stefano Protomartire. L’immagine sacra della Madonna con Bambino reca con sé una storia che unisce territori contigui come quelli della Lunigiana orientale e della Bassa Val di Magra.
Le sue vicende iniziano, secondo la tradizione, nel ‘400, quando l’immagine mariana era posta in un’edicola tra i campi sul colle che domina da sud est il borgo di Codiponte, nella valle dell’Aulella.

Una giovane pastorella della famiglia Bianchi, che in quei luoghi portava il suo gregge al pascolo, venne colta un giorno dal fratello mentre trascurava la sorveglianza dei capi per dedicarsi alle orazioni davanti a tale immagine. Adirato per quanto osservato, il ragazzo tentò di colpirla con un falcino ma rimase d’improvviso con in braccio paralizzato; la notte stessa, la ragazza ebbe in sogno la Madonna che le indicò in quel luogo dove far edificare una chiesa ed un convento.
Lì, in corrispondenza visiva del sottostante borgo e del castello malaspiniano, sorse il convento di Santa Maria del Castellaro, dato già per esistente nel 1494, di cui ancor oggi, all’interno di una proprietà privata non accessibile, sono visibili i ruderi.
Si trattava di un convento femminile di terziarie francescane, dipendente dal Padre Guardiano dei francescani di Fivizzano che nel 1584, quando ricevette la visita apostolica di Mons. Angelo Peruzzi, contava 18 suore, compresa la badessa.

Fu tra queste mura che iniziò la devozione per la statua, ivi custodita sino al 1785, anno in cui, con l’editto “Sovrane determinazioni in rapporto a monasteri di monache” del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo il monastero venne soppresso.
Le monache, dopo un iniziale trasferimento al convento di Fivizzano, ridotto a conservatorio dal medesimo decreto granducale, furono autorizzate a ritornare nelle loro case, dopo la presa d’atto che nelle nuove condizioni una clausura “interiore”, a cui le suore erano state invitate dal vescovo Giulio Cesare Lomellini, era impossibile.
Tra le suore che fecero ritorno al paese d’origine vi erano anche suor Marianna Caimi, originaria di una nobile famiglia di Santo Stefano Magra e suor Colomba Ricci, sarzanese ma residente alla Bettola di Caprigliola.
Fu quest’ultima che portò con sé l’immagine della Madonna con Bambino, custodendola per diverso tempo in una cappella privata, preservandola dall’oblio o, peggio, dalla distruzione. Il culto per l’immagine mariana si diffuse anche tra le comunità di quest’area in cui la Magra entra nella piana che lo conduce al mare quando – siamo sul finire del ‘700 – tale Rosa Sciara di Stadano, affetta da artrite reumatoide, venne portata davanti a tale immagine e, durante la preghiera “cadde in tal deliquio che svenne”; al suo risveglio la donna era completamente guarita, come riporta una testimonianza trascritta anni dopo, nel 1827, e custodita presso l’archivio della parrocchia di Santo Stefano Protomartire.

Di come l’immagine giunse nella nuova chiesa parrocchiale, di cui da pochi anni era terminato il restauro che la trasformò nell’attuale impianto, non si hanno fonti certe. I documenti di archivio restituiscono un profilo di Suor Marianna Caimi come di donna dal carattere piuttosto forte e la tesi più accreditata è che la stessa usò questi connotati per convincere la consorella di Suor Colomba a cedere l’immagine per completare l’allestimento interno della chiesa, che mancava ancora di un altare, e per aumentarne il culto.
La traslazione della statua dall’abitazione della Bettola a Santo Stefano avvenne probabilmente tra il 1815 e il 1816. Nel 1818 la Santa sede concesse la celebrazione solenne della festa, evidentemente molto sentita se nel 1829 don Spezia compose un apposito rituale di preghiere per la ricorrenza.
Il titolo di “Madre della Consolazione”, di chiara derivazione agostiniana, è legato alla presenza dell’ordine nella vicina Vezzano, paese di provenienza dell’arciprete di Santo Stefano, don Giacomo Spezia, che a tutti gli effetti può essere considerato l’iniziatore del culto verso quella che per i santostefanesi divenne “la nostra Madonna”.
Le suore, impedite dal vivere la vita monacale, continuarono a fare vita religiosa, indossando l’abito, partecipando alle funzioni nella chiesa santostefanese, come risulta dai registri delle visite pastorali del tempo.
Le prime celebrazioni dell’immagine miracolosa risalgono al giubileo del 1825 e in suo onore fu costituita nel 1826 una confraternita, la Compagnia dei cinturati, della quale fu membro più illustre il Marchese Caimi, padre di Suor Marianna, ma che fu attiva solo per pochi anni.
(Andrea Maesano)



