Una rassegna di tre giorni che ha messo in mostra le possibilità dell’antico borgo di trovare nuova vitalità

Sono stati tre giorni quelli della rassegna “L’isola che non c’è” che hanno visto un’affluenza straordinaria di pubblico: mai vista tanta gente nel borgo antico di Monzone Basso, ritornato a nuova vita anche nei “fondi” vuoti da anni, ma ancora ben tenuti e, comunque, riutilizzati per l’occasione, con soddisfazione dei proprietari e di chi ha guidato la puntuale e brillante organizzazione delle serate, Elisabetta Dini ed Ines Cattabriga.
A loro devono essere grati non solo gli abitanti di Monzone, ma dell’intera Valle del Lucido e del Comune, per non dire delle Istituzioni, a partire da quella comunale, di cui è stata notata l’assenza per tutto il tempo della festa, che ha trovato nel Ponte di Monzone la sua ideale coreografia. E questo un importante luogo della memoria, ricordato, si potrebbe dire ricostruito per scritto dal Prof. Giorgio Pellegrinetti, insegnante, dopo gli esordi nel convento di Soliera, nei licei di Massa, e autore, fra l’altro, di numerosi momenti della storia della vallata e sul periodo napoleonico.
Lì si possono ammirare due storiche ville, quella della famiglia Bernardini e quella della famiglia Giannetti entrambe, nel passato, proprietarie terriere, in particolare la seconda, e non solo nel Comune. Nello stesso borgo, fatto di case attaccate le une alle altre, alcune recuperate, ma vuote, c’erano anche le abitazioni dei contadini, con le stalle, e quelle degli artigiani con i loro laboratori e dei commercianti, ben ricordati da Pellegrinetti ed anche da una “fotografica “ nota poesia di Guido Franchetti. In questo ambiente molti monzonesi si sono “ritrovati ragazzi”, persone giunte da ogni dove, anche da località lontane, hanno potuto vivere in allegria spettacoli di abilità, come quelli del “ mangiafuoco” o di magia, o musicali, spassosi quelli dell’uomo “orchestra”, o delle bollicine sull’arco mediceo.
E poi tante bancarelle con oggetti frutto dell’ingegno delle persone e i giochi molto partecipati del “ “Palio dei paesi”. Non sono mancati , ovviamente, i punti di ristoro con sgabei, crepes, pop corn, molto ricercati dai bambini che sono stati numerosissimi, perché molti erano i giochi per loro predisposti e che li coinvolgevano. Alla fine tutti contenti per la festa ben riuscita, grazie anche alle numerose persone, del paese e non, che hanno collaborato con Elisabetta ed Ines. Può essere anche questa la strada per riportare la vita di paese al centro dell’attenzione?
Andreino Fabiani



