Per i danni dei cinghiali a rischio anche la produzione di fieno

Grandi estensioni di prati resi veri percorsi di guerra dai branchi di animali: “nessuno ci aiuta”

Un branco di cinghiali
Un branco di cinghiali

Si fa presto a parlare di “emergenza cinghiali”, più difficile è comprendere la vera dimensione di un fenomeno che rischia davvero di destabilizzare il territorio e di compromettere alcune delle attività umane tradizionali a cominciare da quelle agricole. L’ennesimo grido di allarme lo lancia un nostro abbonato di Filattiera, Fabio Biagi, che nei giorni scorsi si è trovato di fronte a grandi difficoltà nello svolgere un’attività apparentemente semplice come quella della fienagione. I grandi gruppi di cinghiali che frequentano, abitualmente e indisturbati, il nostro territorio provocano infatti veri e propri sconvolgimenti dei terreni, “arati” in modo disordinato e lasciati in uno stato che assomiglia di più ad un campo di guerra che non ad un prato da lavorare.

Buche profonde decine di centimetri, accumuli di zolle compatte che si alzano sulla superficie del prato prima livellata: una situazione nella quale il taglio dell’erba diventa un vero e proprio percorso ad ostacoli. E infatti un paio di giorni dopo la prima segnalazione il nostro lettore ci ha comunicato di aver rotto la lama della barra falciante collegata al trattore mentre stava tagliando un grande prato nella zona di Migliarina. “Stiamo cercando di tagliare l’erba nei campi – ci spiega – purtroppo non c’è più un centimetro che non sia stato devastato dai cinghiali: non sappiamo più come fare, non abbiamo risposte e ogni giorno subiamo danni come la rottura dei mezzi agricoli che nessuno ci ripaga. Non si può più andare avanti, siamo davvero stanchi”.

Un prato devastato dall'intervento dei cinghiali
Un prato devastato dall’intervento dei cinghiali

Il rischio concreto è che nel breve volgere di pochi anni i terreni vengano abbandonati anche da coloro che, titolari di aziende agricole o hobbisti che siano, portano ancora avanti un’agricoltura in gran parte “eroica”. Una situazione che negli anni si è andata aggravando fino a raggiungere l’apice di questi mesi che, con la chiusura della caccia, vede un aumento della popolazione di cinghiali in Alta Lunigiana. A questo si aggiunge una grande e diffusa insoddisfazione per le iniziative prese dalle autorità per contrastare l’epidemia di Peste Suina Africana che si è diffusa anche nel nostro territorio aggravando la situazione: milioni di euro spesi per stendere chilometri di rete lungo il percorso dell’Autostrada A15 che (ma solo in teoria) dovrebbero limitare gli spostamenti dei cinghiali, battute di caccia programmate e controllate ma valutate insufficienti in numero e per i risultati prodotti.

Senza considerare i gravi problemi per gli allevatori di suini, sottoposti a tali e tante limitazioni da obbligarli a costose e non sempre soddisfacenti soluzioni alternative. Peraltro coloro che ancora si dedicano alla lavorazione dei campi chiedono soltanto un po’ più di attenzione: del resto sono gli ultimi “eroi” rimasti, costretti ogni giorno a misurarsi con un clima che cambia (in peggio) e con una fauna selvatica sempre più numerosa e affamata. Osservando il territorio si può verificare come le coltivazioni si siano progressivamente ridotte anche a causa dei continui “assalti” degli animali, se ora si mette a rischio anche il taglio dell’erba il paesaggio è destinato al completo inselvatichimento; poi sarà inutile andare alla ricerca delle patate o delle cipolle “nostrali” o del formaggio prodotto con il fieno locale.

Paolo Bissoli