Al cinema e in tv: l’intramontabile  fascino del Conclave

Da Nanni Moretti a Ron Howard, da Michael Anderson a Paolo Sorrentino: come il cinema mitizza segreti, tensioni e intrighi

Dal noir al thriller, dal racconto agiografico alla distopia, dal film d’autore alla fiction televisiva da prima serata: i presunti misteri, intrighi e retroscena ambientanti nei palazzi Vaticani hanno dato vita, negli anni, ad un vero e proprio genere cinematografico; il Conclave, in particolare, con i suoi riti e la sua riservatezza, ha sempre stimolato l’immaginazione e la creatività di registi e sceneggiatori trovando, spesso, il consenso del pubblico.
Come ha commentato Alberto Melloni, uno dei più importanti storici viventi del cattolicesimo romano e delle chiese, sul Corriere della Sera: “Piacciono il suo segreto (molto relativo), le sue tensioni (meno furbe che al cinema), i suoi attori (che non sono 2 blocchi, ma nuclei piccoli), il mito dell’istituzione «millenaria» (non è così). Intriga, poi, il gioco infinito degli «in realtà» a cui si presta”.
E, allora, per accompagnare questi prossimi giorni che ci porteranno all’elezione del successore di Papa Francesco, eccovi un breve rassegna (non certo esaustiva) di 5 (+2) film a tema, appunto, Conclave.
Non si può che iniziare da Habemus Papam, di Nanni Moretti, uscito nel 2011, ritratto ironico di un Papa “umano”: i porporati riuniti in Conclave, smentendo tutti i pronostici, eleggono il cardinale Melville (Michel Piccoli) che accetta con titubanza l’elezione ma, al momento di presentarsi alla folla dal balcone della basilica di San Pietro, si ritrae e scappa.
Lo sgomento assale i fedeli in attesa e, soprattutto, i cardinali che decidono di far accedere ai palazzi apostolici uno psicoanalista (Nanni Moretti), per tentare di indagare la psiche del neo Papa e portarlo ad un ripensamento. Prende il via una serie di eventi folli, tra sedute, giochi all’aperto (memorabile il torneo di pallavolo “intercontinentale” tra i cardinali) e fughe attraverso Roma.
Scritto con ironia cinica e uno stile a metà tra il dramma personale e la commedia, Habemus Papam ci racconta un Papa travolto da qualcosa di più grande di lui, non un pavido ma un umile, che conosce i propri limiti.
Di tutt’altro genere il pluricitato (in questi giorni) Conclave di Edward Berger, thriller del 2024. Tratto dal best seller omonimo di Robert Harris (Mondadori) e premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, il film racconta gli intrighi macchiavellici dentro la Cappella Sistina durante l’elezione del Santo Padre.
Il cardinale Lawrence (Ralph Finnes) è incaricato di gestire un delicato processo di transizione dopo la morte improvvisa del Pontefice e si ritrova intrappolato in una rete di tradimenti e giochi di potere che inducono lo spettatore a fare le più diverse congetture. Gran cast, svariati personaggi, vizi, virtù e segreti sono gli ingredienti di un film di grande intrattenimento.
Sempre nel filone thriller e sempre tratto da un bestseller Angeli e Demoni, diretto da Ron Howard. Tratto dall’opera di Dan Brown racconta di quattro cardinali spariti durante il Conclave e una bomba che si cela in un luogo imprecisato. A sbrogliare la questione il professor Robert Langdon (Tom Hanks) con l’aiuto del Camerlengo (Ewan Mc Gregor). Insomma, quasi un Indiana Jones in salsa vaticana.
Nasce, invece, da una leggenda popolare (pare nata nei paesi luterani per screditare l’istituzione del papato) La papessa di Michael Anderson (del 1972, nel 2009 è uscito anche La Papessa di Sönke Wortmann tra i due meno memorabile). Storia della presunta Papessa Giovanna (interpretata da Liv Ullmann), una donna che nel nono secolo, camuffandosi da uomo, riuscì prima a diventare monaco e poi ad essere eletta pontefice nell’853.
Altro film curioso e per certi versi premonitore L’uomo venuto dal Kremlino sempre di Michael Anderson, uscito nel 1968. Kiril Lakota (Anthony Quinn), arcivescovo di Leopoli, appena liberato dai Gulag siberiani, finisce in Vaticano e diventa, per una serie di coincidenze, il nuovo Pontefice.
Un film che prefigura, in parte, alla fine degli anni ‘60 quello che succederà con l’ascesa a papa di Karol Wojtyla e che si caratterizza, rispetto agli altri film sul Conclave, per la sua impostazione politica più che religiosa.
Per finire e immancabile anche se non è un film, ma una serie tv The young Pope (2016) di Paolo Sorrentino. Innovativa e molto “cinematografica”, alterna momenti visionari a dialoghi densi, con una accurata costruzione estetica e stilistica. Lenny Belardo (Jude Law) è un Papa giovane, affascinante e carismatico.
La sua elezione, macchinata dal potentissimo Segretario di Stato Vaticano cardinale Angelo Voiello (un perfetto Silvio Orlando), avrebbe dovuto portare a un pontefice malleabile e manovrabile, ma Belardo si rivela di tutt’altra natura. Salito al soglio col nome di Pio XIII mette subito in atto il suo desiderio di rendere di nuovo la Chiesa misteriosa e inaccessibile, e per questo allettante per i fedeli, lanciando una vera e propria guerra al rinnovamento della Santa Sede. Nella seconda stagione, The new Pope, senza eccedere con lo spoiler, sarà John Malkovich ad ascendere al soglio Pontificio, con il nome papa Giovanni Paolo III.

Chiara Filippi