A Carrara un Primo Maggio avvolto nel silenzio

Niente concerto nè canti per la festa dei lavoratori in rispetto di Paolo Lambruschi il vice capo cava morto il 28 aprile.

La deposizione della corona di fiori al Monumento ai Caduti sul lavoro.
La deposizione della corona di fiori al Monumento ai Caduti sul lavoro.

è stato avvolto dal silenzio il Primo Maggio di Carrara, la città dei marmi e dell’Anarchia. Niente concerto della Cgil al Parco della Comasca di Marina di Massa e quasi afono anche il tradizionale corteo degli anarchici, per le strade del centro città, che è stato infatti privo dei tradizionali canti di lotta.

Silenzio per rispetto al dolore della famiglia di Paolo Lambruschi, il lavoratore 59enne, vice-capo cava morto lunedì 28 aprile cascando giù da una strada di arroccamemento, lungo un ravaneto, nel bacino di Fantiscritti mentre stava guidando un dumper, bisonte per la movimentazione delle scaglie. Un incidente, una morte, che riapre ferite mai realmente rimarginate nel tessuto sociale all’ombra delle Alpi Apuane, specialmente nel contesto del Primo Maggio e della riflessione sul lavoro.

La deposizione della corona di fiori al Monumento ai Caduti sul lavoro.
La deposizione della corona di fiori al Monumento ai Caduti sul lavoro.

Tornando alla manifestazione i sindacati di Cgil, Cisl e Uil erano in piazza San Francesco assieme alla sindaca Serena Arrighi per la deposizione di una corona di alloro e di margherite bianche e rosse al Monumento ai Caduti sul lavoro. “Buon primo maggio a tutti i lavoratori – ha scritto sul suo profilo facebook la sindaca – Oggi, tuttavia, non è un giorno di festa: il nostro pensiero è rivolto a Paolo Lambruschi, ai suoi familiari, ai suoi colleghi e ai suoi amici a cui voglio rinnovare le condoglianze più sincere e profonde a nome di tutta la città”.

Nella stessa mattinata, con un’aria pesante, circa duemila persone hanno attraversato il centro di Carrara in una processione laica per il tradizionale corteo degli anarchici.

Durante gli interventi si è ribadito come il Primo Maggio non sia una festa, né lo possa essere in particolare quest’anno, ma che rappresenta una giornata per ribadire la volontà di lottare per i diritti dei lavoratori. Una lotta contro il ricatto occupazionale e contro le morti sul lavoro. (r.s.)

Incontro con il segretario nazionale Cgil al teatro degli Animosi a Carrara
Landini: “tornare a rimettere al centro i lavoratori e non il profitto”
Un momento dell'incontro al Teatro dell'Animosi a Carrara con il segretario generale Cgil, Maurizio Landini
Un momento dell’incontro al Teatro dell’Animosi a Carrara con il segretario generale Cgil, Maurizio Landini

Teatro degli Animosi a Carrara strapieno per assistere al convegno organizzato, lo scorso 4 maggio, dalla Cgil sui quesiti referendario dell’8 e 9 giugno, e che ha visto come protagonista assoluta il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini. Landini che ha subito ricordato di come si parli troppo poco di questo appuntamento referendario e che invece è necessario recarsi alle urne per votare.

“Tutto questo lo dobbiamo soprattutto alle nuove generazioni – ha sottolineato il segretario nazionale Cgil – perchè la nostra non ha vissuto la precarietà grazie a quelli primi di noi che erano riusciti ad ottenere dei diritti”. Sottolineando come grazie ad un lavoro stabile, ad un stipendio ci si è riuscito a costruire una vita, una famiglia, senza avere niente da chiedere a nessuno “quanti ragazzi possono dire altrettanto? Quanti giovani che sono costretti alla precarietà come eterno presente? E a farne la spesa sono soprattutto i giovani e le donne”. Per questo, sottolinea Landini, è fondamentale “garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che significa investire e non considerarle un costo. Altrimenti i risultati sono quelli che vediamo: mille morti all’anno e se non facciamo niente per cambiare siamo complici di un’idea che mette al centro il profitto e non le persone”.

Tra i presenti c’è stata sorpresa che Landini non abbia fatto diretto riferimento al lavoratore Paolo Lambruschi, cosa che invece ha fatto Nicola Del Vecchio, segretario provinciale Cgil, che ha sottolineato “Minuti di silenzio, fiori e cordoglio. Ma nei fatti non cambia niente e tutto torna come prima. Serve un intervento a monte perchè la responsabilità non è dei lavoratori”.