Zum Zeri e Cerreto Laghi: la sfida per il futuro delle stazioni sciistiche

Si è chiusa una stagione disastrosa che pone l’interrogativo su come ripensare gli impianti del nostro territorio.

Una pista della stazione sciistica di Zum Zeri
Una pista della stazione sciistica di Zum Zeri

Sempre meno neve, perlomeno quella naturale. E sempre più impianti sciistici dismessi, lasciati in disuso, abbandonati. La crisi climatica sta trasformando il volto delle montagne italiane ma anche se il turismo invernale non demorde, sta diventato sempre più costoso e riservato a pochi. è quanto emerge dal rapporto di Legambiente “Nevediversa 2025, una nuova montagna è possibile?” in cui si evidenzia come nella nostra penisola le strutture sciistiche non più funzionanti sono 265, un dato raddoppiato dal 2020 quando erano 132.

Un dramma per chi vive di turismo, naturalmente, ma ancora di più un segnale per l’ambiente. Per metterci una pezza, sta diventando sempre più diffusa la pratica dell’innevamento artificiale, con 165 bacini di accumulo censiti per una superficie totale di quasi 1,9 milioni di metri quadrati. Una situazione di difficoltà che colpisce tutto il settore ma che caratterizza soprattutto gli impianti sciistici a quote più basse come è la realtà delle stazioni sciistiche del nostro territorio, ovvero Zum Zeri e Cerreto Laghi.

La situazione a Zum Zeri. A colloquio con Maurizio Viaggi
La seggiovia su di una pista della stazione sciistica di Zum Zeri
La seggiovia su di una pista della stazione sciistica di Zum Zeri

Parlando con Maurizio Viaggi, titolare dell’impianto sciistico zerasco, ha un esordio lapidario nel descrivere la situazione “in undici anni di attività, quella che si sta chiudendo è stata la peggiore stagione invernale che abbiamo vissuto. Non tanto perchè abbia nevicato poco, sia pure non abbondante comunque un po’ di neve è venuta, ma perchè c’è stato un clima pazzo che alternava neve e poi giornate di vento e pioggia che spazzava subito via il poco manto nevoso accumulatosi”.

Inevitabile, con questa premessa, pensare quale possa essere in questo contesto, il modo per reinventarsi “non c’è dubbio che il primo passo da fare è quello di destagionalizzare l’offerta. In quest’ottica stiamo lavorando per la realizzazione di percorsi per la bicicletta, in particolare inizieremo con tre piste per le due ruote, che contiamo di inaugurare alla vigilia dell’estate, il prossimo 15 giugno, con l’evento Bike Zeri”. E in quest’ottica il sodalizio ha firmato una convenzione ventennale che consente di intervenire sulla seggiovia per rinnovare gli impianti.

Un risultato reso possibile dal sostegno dell’Amministrazione comunale di Zeri e dalla Regione Toscana che ha messo a disposizione un contributo di 656mila euro. “Sì è un passaggio fondamentale – sottolinea Viaggi – perchè si tratta di una seggiovia pensata per gli sciatori e non per i ciclisti. Quindi diventa fondamentale adeguare l’impianto, rallentandone la corsa al momento della salita. E poi verrà installato un sistema di sicurezza computerizzato che ne faranno una delle seggiovie più tecnologicamente avanzate della Regione”. Con la proposta bike e trekking, l’obiettivo è quello di “allargare la stagionalità dell’impianto dalla primavera sino all’autunno”.

Il patron Viaggi “destagionalizzare ma senza dimenticare l’importanza dell’impianto sciistico”

Ma questo, sostiene Viaggi, non deve assolutamente far retrocedere rispetto all’origine invernale e sciistica dello Zum Zeri, dando anche un valore sociale a questa difesa “non condivido chi ritiene che gli impianti debbano essere dismessi, pur capendo che la situazione è diversa rispetto a qualche anno fa. Perchè lo Zum Zeri, ma è una situazione che trova riscontro in tanti impianti lungo la dorsale appenninica, rappresenta un presidio fondamentale garantendo occupazione, interventi sul territorio ed è un volano per l’economia della montagna zerasca, ma anche lunigianese”.

Per risolvere l’assenza di neve c’è l’ipotesi di ricorrere al materiale sintetico ovvero ad un prodotto, di una ditta bergamasca, dal chiaro nome di “Neveplast” un materiale artificiale in grado di replicare le qualità di una pista da sci realmente innevata. “Un prodotto che contiamo di installare per la prossima stagione e che garantirà l’utilizzo almeno del Campo scuola per tutta la stagione invernale. Se poi verrà la neve ovviamente sarà la benvenuta”.

A Cerreto Laghi la protesta dei proprietari delle seconde casa

La situazione si replica anche a Cerreto Laghi dove nella stagione 2025 si è sciato solo un giorno, il 4 gennaio. Dopo una settimana, un comunicato pubblicato su Facebook dalla società che gestisce le piste informava che “sino a nuova comunicazione, gli impianti sciistici resteranno chiusi”.

Una situazione che ha creato anche malumori con un gruppo di proprietari di seconde case che hanno inviato una lettera in cui sottolineano come “vorremmo che tornasse ad essere quella che è sempre stata in passato: una delle stazioni sciistiche più belle di tutti gli Appennini, sia dal punto di vista paesaggistico, sia dal punto di vista logistico e strutturale” scrivono.

Certo la situazione non è facile, c’è bisogno di pensare un nuovo modello di sviluppo turistico che risponda alle sfide climatiche preservando al contempo l’identità del territorio. La chiave per il successo sta nel trovare soluzioni che siano non solo economicamente sostenibili, ma anche socialmente ed ecologicamente responsabili.

(Riccardo Sordi)