Ripopolare i paesi dell’entroterra lunigianese è possibile
A Fosdinovo la società civile si mobilita. Obiettivo: favorire il ripopolamento del territorio. L’antico territorio malaspiniano, che si affaccia da un lato sull’entroterra lunigianese e dall’altro sulla piana del Magra tra Sarzana e Castelnuovo, conta 4.653 abitanti.
Di questi 2.464 (53%) abitano nella frazione di Caniparola, nel piano tra la Statale Aurelia e la prima periferia sarzanese, mentre 2.189 (47%) nei restanti 11 paesi a monte, che vanno dal capoluogo ai paesi contigui al fivizzanese come Ponzanello, Posterla o Tendola, fino alle frazioni “vista mare” come Canepari o Carignano.
La tendenza degli ultimi anni vede i paesi a monte spopolarsi sempre di più, fenomeno comune a molti dei paesi interni della Lunigiana e che non risparmia il comune di Fosdinovo. Secondo i dati dell’anagrafe infatti, ben il 30% della popolazione che vive al monte ha già più di 66 anni.
Presentato il progetto del comitato “Idee per il RiPop” di Fosdinovo

Un gruppo di cittadini però ha deciso di non aspettare passivamente che uno dopo l’altro i paesi si svuotino del tutto ma si è costituito in comitato (“Idee per il RiPop” è il loro nome) e da due anni e mezzo si incontra assiduamente per mettere insieme un progetto di ripopolamento.
Venerdì scorso, presso il Bar Lo Spino Fiorito, si è tenuto un incontro aperto a tutti, presenziato anche dal sindaco Antonio Moriconi e dall’intera giunta, in cui il comitato ha voluto raccontare il proprio progetto. “Abbiamo individuato 5 pilastri, ovvero 5 temi principali che vanno approfonditi quando parliamo di ripopolamento» spiega Benedetta Dadà, presidente del comitato, «e questi sono mercato immobiliare, socialità e cultura, lavoro, servizi e comunità accogliente”.
Vari i temi alla base dello studio del gruppo per dare via al progetto

Per ognuno di queste tematiche sono state proposte delle azioni concrete, alcune implementabili nel breve termine, altre da inserire in una progettazione di più lungo respiro. “Il mercato immobiliare è sicuramente uno dei temi più importanti, in quanto ben il 32% degli immobili nel centro storico di Fosdinovo sono seconde case” continua Dadà. Case quindi sottratte al mercato della residenzialità e utilizzate solo poche settimane all’anno da persone che usufruiscono delle attività commerciali ma non dei servizi come scuola, sanità, poste, che invece necessitano di numeri maggiori per sopravvivere.
Per questo il gruppo ha proposto di creare un elenco preciso degli immobili in vendita o in affitto per facilitare la ricerca di chi si avvicina ai paesi per trasferirvisi, uno sportello comunale che accompagni nel recupero del patrimonio edilizio aiutando i proprietari nella risoluzione dei problemi. Tra le proposte anche l’acquisizione dal parte del comune di immobili e la loro ristrutturazione perché sia il comune stesso ad offrire case per “affitti test”, cioè affitti brevi con i quali un nucleo famigliare vive in un luogo provvisoriamente per valutare se quella località è idonea per trasferirvisi in modo permanente, una tipologia di affitto a cui molti proprietari sono reticenti, ma anche l’intervento del Comune come garante di queste forme di locazione in caso di immobili privati. Fondamentale alla base di tutto questo, la comunicazione di adesione del Comune a un tale progetto, proprio per rappresentare anche ai proprietari di seconde case il cambiamento di rotta che il territorio vorrebbe attuare.
L’impegno dell’amministrazione e dei cittadini
L’Amministrazione ha accolto positivamente il progetto e si è dichiarata disponibile a collaborare con il gruppo per cominciare ad implementare alcune delle azioni proposte. Non tutte però dipendono dal Comune, i cittadini possono già fare molto. Anche per questo il lavoro del Comitato Idee per il RiPop – che da tempo lavora in rete anche con altre associazioni lunigianesi sensibili al tema dello sviluppo del territorio – non termina qui. Lunedì 3 febbraio nuovo appuntamento, questa volta presso la biblioteca comunale.
“Sarà l’occasione – ha chiuso Benedetta Dadà – per cominciare una nuova fase, più concreta, in cui rimboccarsi le maniche e mettere in pratica due anni di studio del tema”. Chissà che in Lunigiana non sia nata una locomotiva che possa trainare l’intero territorio fuori dal rischio spopolamento.



