Ciao Maria Luisa: una vita lunga, di impegno sociale e culturale
La professoressa Simoncelli è nata a Vignola nel 1938 e ha legato la sua esistenza alla diffusione del sapere
Maria Luisa Simoncelli
Maria Luisa Simoncelli

Maria Luisa Simoncelli era nata a Vignola di Pontremoli nel 1938, primogenita di Giuseppe e Giulia Gussoni. I tragici fatti della guerra e la ferocia degli uomini aveva privato Giulia, Maria Luisa e il secondogenito Renzo della presenza e della guida del capofamiglia: all’indomani dell’annuncio dell’Armistizio dell’8 settembre 1943 Giuseppe, militare dell’esercito italiano, era stato infatti catturato dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento e sterminio di Buchenwald da dove non sarebbe tornato.

Nonostante le grandi difficoltà, Maria Luisa era riuscita a compiere un brillante percorso di studi: dopo le scuole elementari e medie tra Vignola e Pontremoli, aveva frequentato il Ginnasio a Castiglion Fiorentino e il Liceo a Fano conseguendo poi a Pisa quella laurea che le aveva aperto le porte dell’insegnamento. Entrata nell’organico di ruolo della scuola, dopo un anno di assegnazione a Foligno, era iniziata la lunga e apprezzata permanenza all’Istituto Magistrale “Malaspina” di Pontremoli che aveva concluso con la pensione alla metà degli anni Novanta.

A Pisa, tra i banchi dell’Università, aveva conosciuto Vasco Bianchi, un giovane versiliese nato nella località di Valpromaro nel territorio di Camaiore che si sarebbe fatto apprezzare negli anni di vita a Pontremoli dove si era trasferito dopo il matrimonio con Maria Luisa celebrato nel 1963. La nascita di Paola e di Valentina aveva allietato la vita della giovane coppia, caratterizzata dall’insegnamento, dagli impegni nella società e nella cultura locale.

Nel 1980 la prematura scomparsa di Vasco era stata un’ulteriore difficile prova, che Maria Luisa aveva affrontato con grande determinazione, continuando nell’impegno familiare e sociale. Aveva partecipato in prima persona alla nascita dell’associazione culturale intitolata al marito e nel 1983 era stata tra i fondatori dell’Istituto Storico della Resistenza Apuana (del quale è stata anche direttrice per un triennio), così come è stata socia fondatrice (e per alcuni anni direttrice dei corsi) della sezione di Pontremoli-Lunigiana dell’Università delle Tre Età, sodalizio che ha frequentato e sostenuto fino all’ultimo. Proprio in questo mese di gennaio era in programma una sua lezione sulla vita politica, sociale e culturale della diocesi di Pontremoli.

p. biss.

Una collaborazione lunga più di 40 anni

Il profondo legame con il Corriere Apuano

Maria Luisa Simoncelli con l'indimenticato direttore de il Corriere Apuano, Antonio Ricci, durante una conferenza al Cinema Manzoni
Maria Luisa Simoncelli con l’indimenticato direttore de il Corriere Apuano, Antonio Ricci, durante una conferenza al Cinema Manzoni

Si tratta di tempi ormai lontani. I giornali sapevano ancora d’inchiostro anche se la linotype aveva sostituito la composizione delle pagine a mano. Il Corriere Apuano era affidato alla direzione di don Pietro Tarantola, gran maestro di futuri direttori come il prof. Giulio Armanini e prof. Antonio Ricci. Ma non c’erano gli strumenti di oggi e le comunicazioni erano piuttosto farraginose. Così poteva capitare, anche se raramente, che, in prossimità della “chiusura” del giornale, mancasse il centrale o il fondo, i pezzi più importanti. Alla fine c’era sempre un salvatore della patria: “Telefono a Vasco (Vasco era il prof. Bianchi, marito di Maria Luisa Simoncelli)”. Puntualmente il pezzo arrivava.

La sua collaborazione col Corriere Apuano era sporadica, ma puntuale nei momenti di emergenza. Questo per dire che il settimanale era di casa nella famiglia Bianchi Simoncelli. Per questo al Corriere Apuano nessuno si meravigliò quando Maria Luisa diede la sua collaborazione. Da allora, era il 1982, per 43 anni, ogni settimana la prof.ssa Maria Luisa Simoncelli ha curato la sezione culturale. Sempre presente nelle riunioni di redazione, sempre attenta ai contributi culturali locali e internazionali, sempre a porre all’attenzione del direttore di turno le sue proposte. Non ha mai cessato di essere insegnante. è passata dalla cattedra della scuola alla carta stampata e, come nella scuola, anche lì ha cercato di seminare cultura, di dare stimoli alle varie curiosità intellettuali. Con la sua laurea in lettere e filosofia non ha mai dimenticato le sue origini “contadine”, e sicuramente la sua vita è stata duramente segnata dalla prigioni e quasi sicuramente dalla morte del padre nel campo di sterminio di Buchenwald.

Una foto di Maria Luisa Simoncelli, con Maurizio Ratti ed Ivana Fornesi, durante un incontro conviviale della redazione de il Corriere Apuano
Una foto di Maria Luisa Simoncelli, con Maurizio Ratti ed Ivana Fornesi, durante un incontro conviviale della redazione de il Corriere Apuano

Forse per questo i temi di cui si è interessata varie volte nel giornale erano il ruolo della donna nella società e la pace. ma la parte preponderante della sua attività “giornalistica” come volontaria era dedicata alla cultura, intendendo la cultura non come appannaggio del sapere di pochi, ma come fenomeno riguardante tutti gli aspetti della vita. Era anche del parere che anche i grandi eventi, fossero ricorrenze significative di fatti storici o di personaggi che hanno segnato la storia, fossero portati alla conoscenza di tutti, anche della persone più umili.

Così non aveva paura di parlare di Matilde di Canossa, di Giovanna D’Arco o delle mostre di grandi pittori. Nello stesso tempo prestava grande attenzione alla storia locale e ai personaggi che ne hanno approfondito la conoscenza o hanno cercato di migliorare le condizioni di vita del territorio. Di questo duplice impegno ne è esempio lampante il suo ultimo articolo, pubblicato nel numero della scorsa settimana, dedicato allo scrittore e pittore Carlo Levi, ma che le ha dato lo spunto anche per riflettere sulle similitudini tra l’emigrazione della terra lucana e della nostra Lunigiana.

Particolarmente erano seguite con attenzione tutte le manifestazioni culturali proposte da associazioni, da enti o da amministrazioni. Non c’era evento culturale che non la vedesse presente col suo quaderno degli appunti per farne un rendiconto sul settimanale. Nello stesso tempo grande spazio veniva dato alle tante manifestazioni della tradizione popolare sparse sul territorio a volte con approfondimenti per ricomprenderne il significato, a volte con la semplice descrizione del fatto. Se qualcuno, tra qualche tempo, vorrà sapere cosa è accaduto sul piano culturale in Lunigiana potrà consultare con soddisfazione Il Corriere Apuano. E di questo dovrà ringraziare la Prof.ssa Maria Luisa Bianchi Simoncelli.

Giovanni Barbieri

Operativa per oltre sessant’anni ha lasciato in tanti allievi un segno davvero indelebile

La sua straordinaria attività nel mondo della scuola

Maria Luisa Simoncelli con Giulio Armanini, dirigente scolastico e direttore de il Corriere Apuano
Maria Luisa Simoncelli con Giulio Armanini, dirigente scolastico e direttore de il Corriere Apuano

Generazioni di studenti e di insegnanti piangono la scomparsa di una professoressa straordinaria che – didatticamente attiva per oltre sessant’anni – ha lasciato in tanti allievi un segno davvero indelebile.

Maria Luisa, la cui prima infanzia fu tragicamente sconvolta dallo tsunami della guerra ha narrato anche recentemente, con legittimo orgoglio, le sue umili origini a Vìgnola, paese di gente semplice, laboriosa e solidale, immune dai virus della competizione e dell’invidia, dove si sentì avvolta da tanto calore umano e, trovando conforto nel magico spettacolo della natura, poté crescere “ricca di niente, cioè di tutto: sensibilità, gioie trovate nelle piccole cose, quelle che addizionate fanno la felicità…”: “Di poco esser contenti” è il titolo, eloquente, del suo ultimo poetico racconto autobiografico da lei scritto con amore per il libro a più mani “Sembra ieri!”, pubblicato poche settimane fa dall’UniTre pontremolese di cui – oltre che socio fondatore – è stata per tanto tempo sensibile dirigente, dinamica direttrice dei corsi e, fino all’ultimo, insegnante appassionata e particolarmente apprezzata.

Docente di ruolo di Lettere a seguito di concorso nei primi anni ‘60, nelle scuole secondarie in cui ha operato (soprattutto l’Istituto Magistrale “Malaspina” di Pontremoli, dove – subito dopo Foligno – ha trascorso un intero trentennio ed è stata anche preside incaricata) ha ampiamente dimostrato, pur con la modestia che la contraddistingueva, la profondità di una solida cultura acquisita mediante studi classici intensi guidati dai più prestigiosi docenti dell’ateneo pisano e sviluppati poi in autonomia – fianco a fianco con il suo amato Vasco – con un costante, prezioso arricchimento personale.

Si è rivelata fin dagli inizi puntuale, rigorosa ed esigente, con sé stessa prima che con gli altri. Ha visto alternarsi sui banchi di scuola i giovani contestatori un po’ velleitari del ’68 e i ragazzi tanto diversi del periodo successivo (l’età del riflusso) – che non protestavano, ma forse non sapevano più sognare – e nell’esercizio quotidiano della sua professione si dev’essere spesso domandata cosa, come e perché insegnare: quali fossero i saperi irrinunciabili nell’odierna società della conoscenza; che cosa – della cultura che ci ha alimentato e che ha costituito per noi una bussola indispensabile anche nelle tempeste della vita – fosse da salvare e da additare agli alunni con entusiasmo e con determinazione in un mondo che cambia troppo in fretta e incrina inesorabilmente le vecchie certezze; come fosse possibile aiutare le nuove generazioni a scuotersi, a riconquistare l’ottimismo della volontà, a volare in alto, a porre le fondamenta di una cultura nuova, libera, aperta, cosmopolita, capace di coniugare vecchi e nuovi saperi in un’ottica umanistica e non cinicamente, perversamente utilitaristica. Ed ha continuato sino alla fine a interrogarsi sul come promuovere una cultura di pace, di accoglienza e di solidarietà, manifestando una grande, inesausta curiosità, avulsa da atteggiamenti misoneisti e nostalgici e, al contempo, tenacemente avvinta alla grande lezione dei classici, la cui conoscenza diretta, generata da uno studio impegnativo e faticoso, può davvero orientarci alla vita ed esserci d’aiuto nei momenti in cui più si dispera.

Angelo Angella