Le abbondanti piogge di ottobre nella Valle del Caprio

Per tre volte nel mese, in quell’area si è abbattuto un carico di pioggia notevole

Una vista sulla Valle del Caprio
Una vista sulla Valle del Caprio

Ogni tanto, capita ancora che dall’ex- Ufficio Idrografico (ora servizi meteo regionali di Liguria e Toscana) arrivino telefonate per sapere da chi si trova sul posto se può essere davvero piovuto così tanto o se può rispondere al vero una distribuzione delle precipitazioni in apparenza poco credibile. Anche questo è capitato nell’ottobre che si è chiuso in questi giorni: per tre volte, un carico di pioggia notevolissimo si è abbattuto sulla valle del Caprio e nelle confinanti sinistra idrografica dell’alto Magra e destra idrografica del Bagnone (19, 24 e 29-30 ottobre), mentre tra il 26 e il 27 ottobre la perturbazione in transito ha insistito con veemenza sulla valle del Taverone determinando una notevole piena del corso d’acqua che scende dal Lagastrello e da Comano nella notte di venerdì scorso.

Il torrente Bagnone
Il torrente Bagnone

A chi seguiva l’evolversi della situazione in sede d’ufficio a cento km di distanza, è venuto lo scrupolo che i pluviometri di Rocca Sigillina (e di Lagdei oltre il crinale) piuttosto che del Lago Paduli o di Comano nel secondo caso fossero andati in tilt: al contrario, stava effettivamente piovendo in maniera spropositata e concentrata su limitati segmenti territoriali, mentre a pochi km di distanza in altre direzioni i fenomeni erano più moderati. Il radar meteo, in questi casi, può essere d’aiuto a dirimere la questione, perché l’eco delle precipitazioni si può seguire da computer entro la mezz’ora successiva. Quello portato è soltanto uno dei tanti esempi che illustrano quanto sia delicata l’analisi dei dati registrati dalle stazioni automatiche e che i computer restituiscono freddamente senza chiedersi come si collochino rispetto ai canoni climatici del sito in cui sono stati rilevati.

(Mauro Olivieri e Maurizio Ratti)

Quando meteo e clima esagerano (o così pare)

Le allerte meteo frequenti di questo mese (ne avevamo avuta una già a fine agosto) possono aver dato l’impressione di una stagione insolita, ma così non è, più di tanto, almeno dal punto di vista delle precipitazioni. Diverso è il discorso della temperatura, che si è mantenuta finora alquanto superiore alla norma, come ormai capita sempre più spesso, mentre i mesi che chiudono in deficit termico sono sempre più rari. Le elevate temperature estive e di inizio autunno, d’altro canto, certo non contribuiscono a smorzare anzitempo i contrasti atmosferici tipici di questo periodo dell’anno: anzi, al contrario, tendono ad amplificarli. Perciò, non ci si può sorprendere più di tanto al cospetto di eventi perturbati in successione, che comportano il ricorso alle misure preventive previste. Trenta o quaranta anni fa, tali procedure non esistevano e le scuole non chiudevano davvero se, all’ora di cena, Baroni, Bernacca o Caroselli annunciavano per il giorno dopo il transito di un attivo sistema perturbato in grado di recare copiose precipitazioni, forti temporali, venti tempestosi o, d’inverno, abbondanti nevicate. Ora è tutto cambiato e non resta che prenderne atto: quella attuale è una società molto più complessa, piena anche di stimoli positivi, ma la complessità richiede attenzione e discernimento, compreso il vaglio di una miriade di messaggi, notizie, dati la cui attendibilità non è sempre verificabile e che, una volta, non erano assolutamente disponibili in tempo reale. Ci si riferisce, in tema con l’articolo, anche ai dati meteo-climatici. Da appassionati della materia, quanta fatica e quanti viaggi per recuperare quei preziosi numeri da annali, bollettini, registri e schede manoscritte ancora giacenti in archivi polverosi per ricostruire i pilastri dei climi di tante città, località e montagne, comprese quelle della nostra Lunigiana! Oggi, questo patrimonio è in parte fruibile anche in rete, benché non sempre ordinato e affidabile. Il clima della nostra provincia venne analizzato dagli scriventi nell’Atlante uscito nel 2010. In quelle pagine, si era dato conto delle particolarità del clima locale descrivendo in dettaglio diversi eventi per far comprendere la differenza tra le leggi dell’impianto generale (il clima) e il contingente (il tempo atmosferico di un dato e breve periodo, da un’ora a pochi giorni). Se si prende il singolo dato che appare su un sito web, esso fotografa una situazione in corso o realizzatasi: la temperatura massima di oggi, la massima raffica di vento di ieri, oppure la temperatura e il vento del momento, o ancora quanta pioggia è caduta nell’ultima ora. Tutte queste informazioni vanno valutate adeguatamente: la scelta del sito è rappresentativa della località? La rete di stazioni rispetta il più possibile le raccomandazioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale? Per operare un confronto, serve poi conoscere i canoni del clima locale, ammesso che esista una serie storica di osservazioni omogenea. Se a tali premesse si aggiunge che i dati sfornati dalle stazioni automatiche – comodissime perché permettono di seguire l’evoluzione meteorologica a distanza e in sede di ufficio – vanno sempre considerati cum grano salis perché avarie dei delicati congegni elettronici sono tutt’altro che improbabili, si capisce quanto sia importante poter disporre di strumentazione tradizionale di controllo, meccanica e/o manuale, che in svariati casi è quella che ‘taglia la testa al toro’ qualora ci si trovi di fronte a valori sospetti. Il presidio umano della stazione, purtroppo ormai raro, è un punto di forza laddove possibile.

(m.o. – m.r.)