In marcia per farsi sentire al Summit delle Americhe

In 14mila dal Centroamerica dove la crisi economica e sociale rende la vita sempre più difficile

Sono partiti in 14mila da Tapachula, nel Chiapas messicano per proteggersi reciprocamente ma anche per rendersi visibili sia ai media sia ai leader politici riuniti a Los Angeles per partecipare al Vertice delle Americhe, durante il quale è stata firmata la Dichiarazione di Los Angeles, un documento che d’ora in poi regolerà una comune politica migratoria delle Americhe e nel quale i leader si impegnano a “tutelare la sicurezza, la dignità, i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i migranti” riaffermando che la migrazione “non deve essere una necessità, deve essere volontaria e una scelta informata”.
Vengono dal Centro America, Haiti e Cuba, ma la stragrande maggioranza proviene dal Venezuela. In quel Paese Eymar era un agente della polizia di stato. A gennaio, con la sua famiglia allargata ha iniziato una chat di gruppo riguardante notizie sulla scarsità dei prodotti e dei farmaci, sui prezzi elevati del cibo e sui continui blackout elettrici. I messaggi si sono trasformati in un piano per lasciare il Paese e così Eymar ha venduto la sua macchina e altri beni per finanziare l’odissea di due settimane dal Venezuela al Messico, anche attraverso lo straziante percorso attraverso la giungla che separa Colombia e Panama.
Al loro fianco ci sono tutti quegli altri migranti e richiedenti asilo che si sono stancati della strategia di contenimento operata dal governo messicano nella zona sud del Paese, che ha reso la vita di questi miserabili ancor più misera. Tanti di loro hanno contratto debiti per poter affrontare questo viaggio e con le poche opportunità di lavoro nella regione si sentono sopraffatti dalla disperazione.
Altrettanto sopraffatti sono gli impiegati dell’agenzia dei richiedenti asilo, poiché le nuove politiche per recarsi nel nord del Paese prevedono l’approvazione di una richiesta ufficiale prima di intraprendere il viaggio, pena essere fermati dagli agenti dell’immigrazione e rimandati nel Paese di origine. I numeri dei migranti fermati alla frontiera negli ultimi due anni hanno assunto cifre a sei zeri, con l’agenzia di protezione delle frontiere Usa che parla di oltre 1,7 milioni di persone da ottobre 2020 a settembre 2021 e altri 1,3 milioni da ottobre 2021 ad aprile.
“Nessuna nazione dovrebbe assumersi da sola la responsabilità di gestire una storica ondata migratoria attraverso l’emisfero occidentale”, ha dichiarato venerdì il presidente americano Joe Biden, mentre siglava la Dichiarazione assieme ad altri 19 leader latinoamericani e caraibici: un patto per espandere i percorsi legali di migranti e rifugiati e fornire nuovi finanziamenti per garantire l’ospitalità nei paesi in transito. Tra i firmatari anche Messico, El Salvador, Guatemala e Honduras.

M.M. – Agensir