E ci risiamo! Come da copione, all’inizio di ogni anno scolastico, soliti giri di valzer non sempre allegri. Dalle cattedre mancanti, ai pochi insegnanti di sostegno, alla carenza di aule in edifici risalenti al passato remoto, quindi, non idonei ad accogliere in sicurezza studenti ed operatori scolastici. Grosso, al suono delle prime campanelle, il problema delle aule sovraffollate. In duemila scuole quasi 400 mila alunni studiano in spazi molto ristretti, in barba alle norme anticovid. I dati emersi parlano di circa 24 mila “classi pollaio”, gremite da 27 fino a ben oltre 30 studenti.Emergenza vecchia quanto il mondo, sul tavolo dei vari ministri dell’Istruzione come dell’attuale Patrizio Bianchi, senza concrete soluzioni. Massimo affollamento nei Licei scientifici, ma anche i piccoli frequentanti la Scuola dell’Infanzia non stanno meglio.
Accanto a tutto ciò aggiungiamo mascherine, green pass, tamponi e un serrato, giusto programma di “testing” onde ridurre il rischio di contagio della pandemia in atto, limitare isolamenti ed il ritorno in Dad, didattica a distanza che non pochi problemi ha creato, a scapito della pedagogia sociale. Per cui viviamo, bambini e adulti, le difficoltà dell’attuale complessità ad ogni livello cogliendo la necessità della avventura educativa, divenuta emergenza. Non esistono ricette confezionate. Bisogna aver chiaro il concetto che, fortunatamente, c’è un punto di valore da cui ripartire: la persona, originale ed unica.
Ogni alunno ha in sé tratti che lo connotano e che hanno bisogno di essere curati e coltivati. Valori che si riassumono “nell’educare a vivere” in una necessaria dualità in cui mentre si educa ci si educa, in quanto la classe resta l’unità di base del Sistema – Scuola.
A tutti, sereno anno scolastico!



