Cuore lontano

Domenica 29 agosto – XXII del Tempo Ordinario
(Dt 4,1-2.6-8 – Giac 1,17-18.21-22.27 – Mc 7,1-8.14-15.21-23)

Il Vangelo è Amore, Amore allo stato puro, magma, forza, esplosione… I farisei e alcuni scribi (di ieri e di oggi) proprio non riescono a sopportare la vertigine, tentano di ricacciare il profumo nel petalo: si avvicinano a Gesù, lo circondano, come a contenere fisicamente l’estro dell’Innamorato, e quello che fanno è raccontare di un amore così addomesticato da essere morto. Mani lavate, lavature di bicchieri, di stoviglie… la descrizione triste di una cucina sporca che si è dimenticata l’incanto del gusto. Intenti a lavare i rimasugli di una religione che non ha più niente a che vedere con il gusto di vivere che il Vangelo faceva vibrare nei cuori di chi si lasciava affascinare da Gesù. Religione intenta a lavare stoviglie che non si sporcano neppure più, le nostre cene sono sempre più deserte.
Questo è il peccato originale. Quello che ci fa svuotare le cose dal loro Senso, una sorta di disinnesco della carica amorosa dalle cose che facciamo. E quello che dovrebbe essere piccolo segno di quell’Infinito che sempre ci sfugge e ci strugge rimane, immobile e pesante come una vecchia armatura: irrimediabilmente vuota.
Chissà quale poesia in chi ha pensato a Dio sentendo l’acqua scorrergli tra le dita, chissà che brividi al cuore al primo uomo che ha intravisto la possibilità di dire Dio appoggiando labbra al bordo di un bicchiere, chissà che tenerezza abitava nell’uomo che ha pensato di parlare con Dio anche nel perimetro di una stoviglia perfetta… poi però il cuore si allontana… questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me… sintesi perfetta e terribile nelle parole di Gesù: il cuore si allontana  e le azioni perdono senso e le cose ci muoiono in mano: un bicchiere da lavare è solo un precetto tra tanti, non parla più d’amore. Un cuore lontano dalle cose, e le cose muoiono. Anche e soprattutto le cose del sacro. Invece fede, fede vera, è avvicinare il cuore ad ogni cosa, è andare al cuore della vita. Fede, fede vera, è tutto ciò che permette al cuore di ricominciare a battere, è il vino della festa, è il gusto di un pranzo condiviso, è la voglia di abbracciare e baciare, è tentare, magari anche sbagliare ma tentare, è lasciare che un colpo di vento mandi tutto all’aria per provare il gusto di ricominciare. È ringraziare per il passato, ringraziare davvero, ma poi lasciar andare e divertirsi a scombinare le parole per trovare nuovi frasi che dicano di un Amore vivo alle nuove generazioni. È avere così tanta fiducia nell’Amore da non avere il minimo dubbio: nessuna moda, nessuna morale, nessuna filosofia, nessuna minaccia, nessuna teoria potrà mai portarsi via la forza creativa del Cristo. L’Amore muore solo di paura, la paura di chi non riesce ad amare più. E la paura abita dentro, nei nostri cuori.

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