Il Covid non molla, serve prudenza per non giocarci l’estate

In Lunigiana vaccinati l’80% degli ultraottantenni, indietro la campagna per le due fasce di età inferiori

Come accade a livello generale, anche nel nostro piccolo particolare la circolazione del virus sembra aver raggiunto un livello di stabilità: la curva che disegna l’andamento dei contagi, cioè, non scende più. Un anno fa lunghe settimane di chiusura totale e di distanziamento effettivo avevano portato i numeri dei contagi al minimo, dati che ci avevano regalato un’estate tranquilla; una eredità gestita nel peggiore dei modi da aver poi riportato, tra agosto e settembre, a una nuova impennata. Questa volta – dopo la seconda ondata e mentre la terza non si è ancora spenta – si parte da valori più alti e quindi con un grado di rischio maggiore; una situazione frutto di comportamenti non certo virtuosi e dei quali il Covid-19 approfitta ogni giorno. A livello di Lunigiana, come si vede nel grafico qui sotto, il numero dei nuovi contagiati è andato scendendo nettamente fino ad un paio di settimane fa, per poi rimanere stabile: una settantina i casi settimanali nel nostro comprensorio, circa 250 nel totale della provincia. Siamo, insomma, a circa la metà del valore oltre il quale si torna in “zona rossa” e da lunedì 26 riaprono alcune delle attività più a rischio. La domanda “quanto durerà?” è quindi d’obbligo, affiancata dal timore che quest’anno l’estate possa essere messa a rischio da una nuova impennata dei casi. In questo 2021 ci sarebbe in realtà l’importante novità dei vaccini.

Il dottor Paolo Arrighi referente dello studio associato di Pontremoli
Il dottor Paolo Arrighi referente dello studio associato di Pontremoli

Ogni giorno una cascata di numeri ci investe lasciandoci spesso disorientati; la realtà è comunque quella di fronte alla quale ci troviamo ogni giorno: siamo ancora indietro e che molti trascorreranno almeno parte dell’estate non da “vaccinati” ma da “pazienti in attesa”. “Al momento la situazione è positiva per le persone con più di 80 anni – ci spiega il dott. Paolo Arrighi che a Pontremoli coordina quasi tutti i medici di famiglia – visto che abbiamo somministrato a tutti la prima dose e nel giro di due o tre settimane dovremmo terminare anche con la seconda. Per quel che riguarda i pazienti a domicilio c’è stata una grossa e preziosa collaborazione di medici e infermieri delle USCA (le unità di continuità assistenziali dell’Asl, ndr): c’è qualche caso ancora da affrontare, ma nel complesso siamo messi abbastanza bene”. La situazione di Pontremoli è abbastanza simile a quella del resto della Lunigiana: i dati diffusi martedì pomeriggio dall’ASL parlano infatti dell’80% di pazienti over80 vaccinati. Ma per quel che riguarda i pazienti fragili e quelli delle due fasce di età che stanno appena sotto gli ottantenni i problemi non mancano. Per i “fragili” l’organizzazione regionale ha messo insieme una serie di disservizi davvero inquietante: prima le difficoltà a prenotare, poi quelle relative alla messa in lista, infine la chiamata verso centri vaccinali posti a decine, centinaia di chilometri di distanza. Ecco quindi persone dell’Alta Lunigiana con varie patologie e spesso in difficoltà chiamate a Pisa per la vaccinazione, mentre ad Aulla arrivavano persone di Carrara.

Un momento della vaccinazione
Un momento della vaccinazione

Un “tour” della Toscana non desiderato, mentre nessuna risposta è arrivata alle recenti richieste di organizzare un punto vaccinazioni a Pontremoli! Come se non bastasse in settimana la Regione ha annunciato la prossima apertura delle liste regionali anche per le prenotazioni della fascia 60-69 anni quando ancora in Toscana la percentuale di vaccinati con la prima dose di età compresa tra 70 e 79 anni non arriva al 40%! Insomma sono tante le aspettative che si creano ogni giorno ma che troppo spesso restano insoddisfatte. Tornando ai dati dei contagi c’è da registrare che questi spesso si determinano in nuclei familiari o di amici: nel pontremolese è accaduto di recente ad esempio in Valdantena come un mese fa si era registrato all’altro estremo del territorio comunale. Segno che il virus circola ed è sempre molto pericoloso come dimostrano i decessi che periodicamente dobbiamo ancora registrare. Di fronte a questa situazione che cosa ci si deve aspettare dalle nuove aperture generalizzate? È ancora il dott. Arrighi che ci risponde “Ci sono davvero tante categorie economiche in difficoltà, persone praticamente senza reddito – dice – e anche per questo una cauta apertura è giustificata, ma solo se tutti rispetteremo con scrupolo le regole relative al mantenimento delle distanze e all’indossare correttamente la mascherina”. Anche perché è bastato l’annuncio per vedere rispuntare capannelli di persone in lunga sosta fuori dai bar o nelle strade; c’è poi l’altro punto debole del sistema, cioè quei trasporti pubblici che devono consentire la mobilità di pendolari e studenti e anche su questo fronte i timori sono davvero tanti. A questo si aggiungerà la riapertura dei locali pubblici che porta nuove incognite ad un sistema la cui affidabilità assomiglia più ad una scommessa che ad una certezza.

(Paolo Bissoli)