La Regione ha inserito il Grano 23 tra i prodotti da recuperare

La coltivazione autoctona lunigianese, recentemente riscoperta e valorizzata, è stata iscritta nel Repertorio regionale e all’Anagrafe nazionale dell’agrobiodiversità Toscana

Un campo di grano
Un campo di grano

Fortunatamente, nel preoccupante quadro del crollo dell’economia, l’agricoltura e l’industria alimentare hanno visto rafforzare il sistema tanto da sfidare la pandemia causata dal Covid 19, dimostrandosi uno dei cardini più resilienti alla crisi, rispetto alla media generale. L’agroalimentare, in senso stretto, secondo le stime Istat, vale circa il 4% del Pil nazionale, ma includendo i settori a monte e a valle, tale incidenza si quadruplica. In quest’ottica buone notizie arrivano dalla Regione Toscana relativamente al recupero di due tipi di prodotti agricoli in via di estinzione: l’aglione e il Grano 23. Un binomio interessante iscritto nel Repertorio regionale e all’Anagrafe nazionale dell’agrobiodiversità Toscana. Azione, definita dagli esperti, quale indispensabile passo per la tutela di un patrimonio da difendere. In particolare, per la Lunigiana, è molto importante Il “grano 23”, detto anche “Avanzi 3”, totalmente nostrano, è una varietà autoctona di frumento tenero perfettamente compatibile per preparare alimenti poco lievitati come paste fresche, panigacci, testaroli. Cibi ben rappresentati nel paniere agroalimentare tradizionale lunigianese, definito “PAT”.

Le suddette, ricercate coltivazioni le troviamo in alcune aree dei Comuni di Pontremoli, Filattiera, Fivizzano e Zeri, nonostante l’altitudine della vallata. A rimettere in evidenza l’importanza e la bontà di tali coltivazioni è stato un team di ricercatori dell’Università di Pisa sotto la guida di Lucia Ceccarini e Luciana Angelini. Ma il Progetto ambito è divenuto realtà grazie ai “coltivatori custodi” che sono: Antonio Bongi (Fivizzano), Annalisa Mori (Filattiera), “Testarolando” di Alessandra Marietti e Fabrizio Botta (Pontremoli), Ermanno Malachina (Zeri). A questi “custodi” spetta un arduo compito: garantire la sicurezza delle singole risorse genetiche delle piante, proteggerle da ogni forma di contaminazione, diffonderle effettuando il rinnovo dei semi, conservati nella Banca regionale del germoplasma. Agricoltori che nelle loro Aziende, alternano allevamenti di bovini di razza pontremolese, con relativa produzione di formaggi e affini, mele rotelle, pecore di razza zerasca, farina di castagne, testaroli artigianali ma, quali convinti sostenitori di specie e varietà autoctone, non tralasciano la coltivazione del Grano 23 la cui farina, ottenuta dai mulini con macina a pietra, è divenuta un prodotto “di nicchia”, pregiata ed apprezzata da chi ha un palato fine. Ciascuno di loro ha la propria storia, intessuta di scelte legate anche alle caratteristiche del luogo. Ad unirli, però, un unico filo rouge: passione, attaccamento alle radici, la voglia di non disperdere le tradizioni, la soddisfazione di dare al mercato alimenti di alta genuinità. Nella consapevolezza che la parola chiave, dell’attuale contesto, è “Rilancio”. Un termine che necessita di uno sguardo lungo, equivalente ad una vera “Policy”, ossia una strategia di sistema con obiettivi chiari. Negli ultimi anni agricoltura e agroalimentare sono le scelte maggiormente seguite dalle nuove generazioni. Per cui è la scommessa su cui continuare a puntare perché il settore si confermi sempre di più come un paradigma produttivo ed occupazionale per il Paese. E, nel suo piccolo, la Lunigiana contribuisce, con sacrificio ed impegno.

Ivana Fornesi

Una coltivazione che sta crescendo ma che resta un prodotto di nicchia

Nel mulino di Filattiera si prepara la macina
Nel mulino di Filattiera si prepara la macina

Il Grano 23, in questi ultimi anni, ha suscitato molto interesse sia nei produttori quanto nei consumatori, residenti e ospiti della Lunigiana. Le azioni messe in campo dai diversi “attori” di questa filiera hanno portato a far conoscere questo grano legato a molti prodotti tipici della Lunigiana. Lo studio sul Grano 23 si sta realizzando attraverso il dialogo tra i diversi soggetti interessati (imprese agricole, trasformatori, consumatori), delle amministrazioni locali, e con il coinvolgimento dell’Associazione Slow Food e delle scuole, lavorando in rete sul territorio. Il lavoro fin qui condotto è la dimostrazione di come progettando e lavorando in rete sul territorio, attraverso il dialogo con i diversi portatori di interesse e i decisori politici, si possano tutelare e al tempo stesso valorizzare, varietà locali a rischio di estinzione,come il Grano 23 legate alla storia, all’identità e alla cultura di questa area, rafforzando così il legame tra agricoltura, cultura del cibo, ristorazione, turismo e tutela del territorio. Ma nonostante questo il Grano 23 resta, per il momento, un prodotto di nicchia. Come ci confermano dal Molino Moscatelli di Filattiera “si c’è stata una crescita in questi ultimi anni, ma comunque è una coltivazione per ora ancora minoritaria.Comunque sta crescendo l’interesse, sia dei coltivatori che dei consumatori”.