Un invito a far parte dei volontari della Misericordia di Pontremoli

Lettera aperta del priore Paolo Angella

Il priore della Misericordia di Pontremoli Paolo Angella
Il priore della Misericordia di Pontremoli Paolo Angella

A un anno dalla mia elezione a priore della Misericordia di Pontremoli, mi rivolgo alle consorelle, ai confratelli e alla popolazione tutta per una riflessione sullo stato di salute della nostra associazione. Certo, quando ho accettato l’incarico sapevo di andare incontro a difficoltà, mai, però, mi sarei aspettato quello che poi è accaduto con la pandemia che ci ha colpiti. Colgo l’occasione per rivolgere un sincero e caloroso ringraziamento ai nostri dipendenti, i quali hanno fatto fronte alle straordinarie esigenze nonostante le difficoltà, le carenze e le incertezze che hanno caratterizzato il periodo iniziale. Soprattutto, voglio ringraziare quei volontari che hanno voluto continuare il loro operato nel più assoluto e totale spirito di misericordia. Questa situazione ci ha definitivamente aperto gli occhi su di un aspetto che, già nella mia relazione del novembre scorso, avevo evidenziato: quello, cioè, di un indispensabile ricambio generazionale. In questi mesi, infatti, la maggior parte dei nostri volontari ha dovuto rimanere a casa, proprio perché nella fascia di età più “a rischio”.

Foto di gruppo della Venerabile Misericordia di Pontremoli
Foto di gruppo della Venerabile Misericordia di Pontremoli

Così, questa pandemia ha ridotto di almeno venti unità il numero di volontari che quotidianamente si impegnavano nella Misericordia, tanto che oggi siamo in difficoltà addirittura a svolgere i servizi basilari. Ciò non significa fare del catastrofismo; è un dato oggettivo con il quale dobbiamo fare i conti. Per questo motivo sono a rivolgere un appello a tutte le persone di buona volontà che vogliono spendere un po’ del loro tempo libero per venire in Misericordia, per tendere una mano a chi ne ha bisogno. Le difficoltà, le malattie non sono scomparse con il Covid, sono state solo accantonate ed ora ritornano alla ribalta in tutta la loro drammaticità. Mi rendo conto che fare volontariato, soprattutto in una Misericordia, comporta dedizione, impegno e sacrificio perché, oggi, al volontario viene chiesta una certa “professionalità”; tale fatica, però, viene certamente ricambiata dal sorriso, dal gesto di gratitudine di chi aiuti e soprattutto dalla consapevolezza di aver contribuito a mantenere viva la carità cristiana, fondamento e spirito della Misericordia. Non servono eroi, ma solo persone che vogliono dedicare una parte della loro giornata al servizio degli altri, perché con il poco di tanti si raggiungono grandi risultati, mentre il tanto di pochi diventa un sacrificio, pur meritevole di lode. Concludo nella speranza di aver dato uno spunto di riflessione su una realtà millenaria che sta accusando il peso dell’età. Per voi tutti volontari valga sempre il secolare motto “che Dio ve ne renda merito!”.

Il priore Paolo Angella

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