Fine del confinamento, una scommessa che punta sulla responsabilità

La Fase 2 ha allentato i limiti dell’isolamento aumentando il rischio di una ripresa dei contagi da Covid-19

CoronavisrusLunedì 4 maggio è stata la data fatidica, quella dell’inizio della fine; nel senso – speriamo – che si sono concretizzati i primi provvedimenti decisi per la conclusione della fase più stringente del confinamento, quello che due mesi fa abbiamo imparato a conoscere come “lockdown”: restare a casa, isolarsi dagli altri, evitare occasioni di trasmissione e diffusione del virus.
Un’epidemia nella quale, in Italia, il 13% dei malati muore: se sapessimo quanti sono davvero coloro che sono stati infettati dal virus la percentuale sarebbe più bassa e dunque più rassicurante; ma non lo sappiamo e quindi dobbiamo fare i conti con quella. Non voleva essere un “liberi tutti” e le immagini diffuse dopo il primo giorno di aria ritrovata fanno pensare che in molti lo abbiano capito, ma è reale il rischio che giorno dopo giorno si allenti l’attenzione.
Oltre quattro milioni di cittadini in più sono tornati al lavoro affollando spazi comuni e mezzi pubblici, non si sa fino a quando in grado di accogliere tutti nel rispetto delle regole; in aggiunta non mancano coloro che danno esempio di non preoccuparsi troppo delle precauzioni necessarie. In troppi forse pensano che mettendo la mano in un sacco con cento palline non toccherebbe a loro pescare una delle tredici nere. Tra pochi giorni sapremo quale prezzo ci stiamo preparando a pagare in termini di risalita dei nuovi casi, che comunque anche alla “riapertura” si mantenevano ben superiori ai mille quotidiani.
Il rischio concreto è quello che la seconda ondata possa essere dietro l’angolo: quasi tutti gli scienziati concordano che si debba stabilire “quando” ci sarà e non “se”.

Confronto tra 2020 e la media degli ultimi cinque anni: +45,6%

Massa Carrara tra le province
con il maggior incremento dei decessi

La provincia di Massa Carrara tra le prime d’Italia: purtroppo è un record che avremmo volentieri evitato visto che si tratta della speciale classifica redatta dall’Istat sulla base dell’aumento del numero dei decessi nel periodo 20 febbraio – 31 marzo 2020 rispetto alla media registrata nello stesso periodo nei cinque anni precedenti.
La nostra provincia si trova al 26° posto: i decessi nei quaranta giorni in esame sono passati da una media di 287 ai 385 di quest’anno, con un incremento del 45,6%. Certo siamo lontani dalle percentuali a tre cifre della Lombardia (Bergamo + 567,6%, Cremona +391,8%, Lodi +370,6%, Brescia +290,6%) o di province più vicine come Parma (+208,4%) e Piacenza (+264%), ma è pur sempre un dato significativo sul quale riflettere.
Con la percentuale di contagi più alta della Toscana, da provincia del nord Italia, quello apuano si conferma territorio permeabile e, in esso, la Lunigiana in misura ancora maggiore come dimostrano i dati del contagio. La posizione geografica, la mobilità della popolazione, l’età media degli abitanti contribuiscono a delinare un quadro non certo rassicurante.

19epidemiaL’altro fondato timore è che possa essere molto più dura della prima, in primis per la probabile circolazione di un alto numero di italiani senza sintomi ma infetti dal Covid-19 che potranno trasmettere il virus ad altre persone con una moltiplicazione dagli effetti forse incontrollabili. In Italia le terapie intensive sono circa 8.500, potrebbero arrivare a 10mila in breve tempo e con un ulteriore sforzo.
Ma non sarebbero sufficienti. Già a marzo abbiamo dovuto “esportare” malati in altri paesi europei e “importare” medici e infermieri da varie aree del mondo. Ecco perché questa riapertura è una scommessa: puntiamo sul fatto che quando i numeri dei malati torneranno a crescere, l’infezione possa essere più controllabile e con effetti meno gravi. E ne facciamo un atto di fede, visto che della prima ondata continuiamo a contare il numero dei morti che è salito quasi a 30mila.
Puntiamo tutto sullo slogan “andrà tutto bene”, sapendo che il sistema sanitario non riuscirebbe a gestire un numero di malati superiore a quello già visto e ci aspettiamo che la buona sorte ci aiuti. Una scommessa, soprattutto, che punta sul senso di responsabilità dei cittadini. Dipende da noi fare in modo che non si trasformi in roulette russa.

(Paolo Bissoli)

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