Con le fusioni dei comuni il territorio potrebbe riprendersi dalla crisi in corso

Diverse volte e ancor di più nelle scorse settimane abbiamo sperimentato la mancanza di una regia sovra comunale in Lunigiana. Con una iniziativa a livello comprensoriale si potrebbe avviare l’attivazione di una linea adsl tramite i contatori elettrici, promuovendo in tal modo la presenza in ogni casa di un computer. Non si venga a dire che ci sono i social! Questi servono per comunicare in qualche modo, ma nulla hanno a che fare con la possibilità di utilizzo dei mezzi informatici per rendersi autonomi nel comunicare con uffici privati o pubblici. Quando è stata promulgata la legge Del Rio 56/2014, con la proposta di riordino delle amministrazioni pubbliche, ci siamo rallegrati nel vedere un legislatore che proponeva cambiamenti premiando gli esecutori, anziché imporli con sanzioni. Di fatto si è scelta la strada dell’Unione di comuni per evitare sanzioni, come la decurtazione di risorse nei bilanci, piuttosto che seguire quella premiante delle fusioni, che vedrebbe arrivare una pioggia di finanziamenti, tali da poter cambiare il volto al territorio e rilanciarlo.

Quali sono le risorse su cui far ripartire la nostra vita sociale e la nostra economia? Sono i terreni da coltivare, i boschi da conservare con gli opportuni disboscamenti per dare luce al sottobosco e conservare il ciclo di energia rinnovabile; i muri a secco (patrimonio materiale e immateriale UNESCO dell’umanità) e le opere di contenimento di un territorio di per sé aspro e franoso; i vigneti, gli oliveti, i castagneti con le possibilità di allevamento equino e bovino; gli edifici storici sia civili che religiosi come i capolavori architettonici delle pievi e dei castelli; la ricchezza delle acque espressa nei numerosi torrenti e fiumi nascosti da selvaggia e inutile vegetazione, oppure lasciati ad un’incuria che li rende inaccessibili. È opportuno riprendere a evidenziare il nostro capitale immateriale rappresentato dalle tradizioni popolari, dalle biblioteche e, non da ultimo, da una ricchezza culturale che ha portato a contributi essenziali nell’invenzione della stampa, nell’elaborazione della giurisprudenza e della letteratura, nella ricerca scientifica.

Tutto ciò può diventare possibile e fattibile a condizione che i sindaci decidano di motivare gli abitanti della Lunigiana a intraprendere la via verso una fusione paritaria tra i vari comuni, che potrebbero esercitare le singole proprie funzioni attuali con la denominazione di municipi, ma con il vantaggio di una regia amministrativa condivisa, con finanziamenti di sostegno mirati alle singole realtà e con una progressiva semplificazione burocratica. Si potrebbero creare due comuni denominandoli ‘Lunigiana Orientale’ e ‘Lunigiana Occidentale’. Faccio un esempio. Se i vari geometri presenti nei singoli comuni lavorassero insieme a formare un’unità operativa sotto la guida di un dirigente all’altezza, si avrebbe una capacità di controllo in grado di monitorare la nostra rete stradale, perché non va dimenticato che il ponte di Caprigliola non è l’unico ad aver ceduto. Le fusioni tra i comuni superebbe la farraginosità dell’Unione e potrebbe diventare un argine allo spopolamento, un rilancio della vita sociale e economica legando insieme le singole potenzialità ed il tutto non solo a costo zero, ma con significativi introiti per ogni municipio. I cittadini, se bene informati potrebbero accogliere queste novità per il bene comune e per il benessere socio economico dell’intero territorio.
Corrado Leoni



