La Coldiretti in piazza a Roma per l’allarme cinghiali

Una manifestazione di fronte a Montecitorio, a cui hanno partecipato anche i rappresentanti locali, per affrontare una tematica sempre più preoccupante in Lunigiana

Un momento dell'incontro a Roma con i rappresentanti della Coldiretti che protestano per l'assalto dei cinghiali
Un momento dell’incontro a Roma con i rappresentanti della Coldiretti che protestano per l’assalto dei cinghiali

C’era anche una delegazione della Coldiretti della provincia di Massa Carrara in Piazza Montecitorio guidata dal Presidente, Francesca Ferrari e dal Direttore, Maurizio Fantini, per dire “basta ai cinghiali”. L’emergenza cinghiale è uno dei grandi pericoli anche per la Lunigiana e le montagne massesi. Le devastazioni da parte dei cinghiali, ormai fuori controllo nei numeri, causano ogni giorno danni a coltivazioni e biodiversità mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese soprattutto nelle zone marginali. Infatti, secondo la Coldiretti, sono più che raddoppiati i cinghiali negli ultimi dieci anni, salendo a circa 2 milioni in tutta Italia. E questa protesta si è materializzata fisicamente in un blitz davanti a Montecitorio a Roma con migliaia di agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali e ambientalisti contro l’invasione dei cinghiali e degli animali selvatici. Nella dorsale appenninica le popolazioni di cinghiali guadagnano terreno rispetto alla presenza umana con una concentrazione media di un animale ogni cinque abitanti in fasce territoriali, come quella lunigianese, segnata già dalla tendenza allo spopolamento. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità del problema gli agricoltori della Coldiretti hanno provocatoriamente portato in piazza Montecitorio un pentolone gigante di polenta e di spezzatino di cinghiale, oltre a cartelli con le foto degli incidenti provocati sulle strade e dei danni nelle campagne. L’eccessiva presenza di selvatici rappresenta un rischio – evidenzia la Coldiretti – per l’agroalimentare italiano visto che proprio nei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti si concentra il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo lo studio Coldiretti/Symbola con ben 270 dei 293 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) italiani riconosciuti dall’Unione Europea tra formaggi, oli extravergine di oliva, salumi e prodotti a base di carne, vini, panetteria e pasticceria.

Un branco di cinghiali
Un branco di cinghiali

Un tesoro messo a rischio dall’avanzata dei cinghiali che sempre più spesso in queste aree si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, scorrazzando per le vie dei paesi o sui campi, nelle stalle e nelle aziende agricole. E secondo un’indagine del primo Dossier Coldiretti/Ixè l’l’81% degli intervistati pensa che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. Un allarme reale anche in Italia dove i cinghiali sempre più spesso razzolano tra i rifiuti delle città. La fauna selvatica rappresenta in generale – spiega l’indagine Coldiretti-Ixè – un problema per la stragrande maggioranza dei cittadini (90%). Nel mirino finisce soprattutto la presenza eccessiva di cinghiali, che il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati che si sono formati un’opinione. Il risultato è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali. Alla domanda su chi debba risolvere il problema, un italiano su 2 (53%) ritiene che spetti alle Regioni, mentre per un 25% è compito del Governo e un 22% tocca ai Comuni. “I risultati dell’indagine – analizza Francesca Ferrari – sono la prova evidente del fatto che ormai anche la maggioranza degli italiani considera l’eccessiva presenza degli animali selvatici come una vera e propria emergenza nazionale che incide sulla sicurezza delle persone oltre che sull’economia e sul lavoro, specie nelle zone più svantaggiate. È finito il tempo dei discorsi ora serve azione – conclude la Ferrari – e distinguiamo la caccia dal controllo. La caccia non è la soluzione del problema anzi, ne è una con causa importante, la soluzione sono gli interventi di controllo da fare tutto l’anno laddove se ne presenti la necessità”. (r.s.)

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