Giornata del migrante e del rifugiato: aiuto e condivisione verso chi fugge dalla miseria

La nostra diocesi l’ha celebrata a Marina di Massa

37migranteDomenica 29 settembre, in occasione della 105.ma Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato, le chiese di tutto il mondo sono state “invase” da culture, canti, colori e tradizioni diverse. “Non si tratta solo di migranti”: questo il titolo della giornata, che ci invita a riflettere sulle nostre paure e sulla realtà attuale, caratterizzata da conflitti, guerre, ingiustizie, che danneggiano soprattutto i poveri e gli svantaggiati.
Anche la Chiesa diocesana ha accolto con gioia l’appello del Pontefice. Nei locali della parrocchia della B.V Consolatrice di Marina di Massa, l’Ufficio Migrantes diocesano, in collaborazione con Caritas e Casa Betania, ha organizzato momenti di condivisione e di incontro tra la comunità locale e i migranti presenti nelle nostre parrocchie.
“Come scrive il Papa nel suo messaggio, la giornata mondiale del migrante e del rifugiato non tratta solo di migranti, ma anche dell’ostilità verso lo straniero, dell’indifferenza di fronte al dramma di quanti cercano di raggiungere le nostre coste, della litigiosità, della solitudine e della violenza presenti nella nostra società” ha detto Ivonne Tonarelli, direttrice dell’ufficio Migrantes.
Perciò – ha proseguito Ivonne – abbiamo deciso di celebrare la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato insieme alle diverse comunità culturali e religiose della nostra provincia, proprio per dimostrare che possiamo convivere nello stesso territorio, dialogando tra noi e condividendo gli aspetti più belli delle nostre reciproche tradizioni, perché, in fondo, siamo tutti fratelli e sorelle”.
37migranti1L’appuntamento è iniziato con la Messa celebrata dal Vescovo Giovanni il quale, nell’omelia, ha ricordato che: “Le parole del Vangelo devono essere calate nella realtà sociale in cui viviamo e le nostre azioni concrete devono rispecchiare il messaggio salvifico di Dio Padre”. Se nei Paesi Occidentali libertà e uguaglianza sono diritti inalienabili e irrinunciabili di ogni essere umano, ha aggiunto mons. Santucci, non è così in molti paesi della Terra. Basti pensare ai luoghi in cui imperversano le guerre, dove regnano sovrane discriminazione e disuguaglianza! Ecco perché non dobbiamo etichettare come invasori coloro che scappano dai paesi d’origine per trovare in Europa un rifugio sicuro e un futuro migliore! Anche costoro hanno dei talenti, che portano un valore aggiunto nelle nostre stesse esistenze.
“L’uomo – ha detto mons. Santucci – è nato per relazionarsi con l’altro. Non esiste un ‘io’ se non c’è anche un ‘tu’ con cui dialogare. Il dialogo, infatti, implica reciprocità, termine che Papa Francesco ha concretizzato nell’immagine-simbolo dell’abbraccio, come mistica del vivere insieme”. Per aprirci all’abbraccio reciproco dobbiamo cambiare mentalità ed accogliere il diverso. Scrive il Pontefice: “Attraverso i migranti, i rifugiati, le persone svantaggiate il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza ed a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”.
Protagonisti indiscussi della seconda parte della serata sono stati i 31 abiti del sarto-designer ivoriano Bakary Oularè. Fuggito dal paese natio dilaniato da lotte intestine, una volta giunto in Italia ha cercato di inserirsi immediatamente nel nuovo contesto sociale.
“Approdato in Italia nel 2016 – ha raccontato Bruno Lazzoni, presidente di Casa Betania – il giovane ivoriano si è subito attivato per realizzare il suo sogno: diventare un sarto professionista. L’equipe di casa Betania si è adoperata per fornirgli l’occorrente per il confezionamento di magnifici abiti, che coniugassero lo stile occidentale con i colori dell’Africa. Oggi, grazie ai corsi organizzati dal CNA e dalla Regione Toscana, Bakary sta perfezionando ulteriormente la propria tecnica stilistica. Pur avendo una storia difficile alle spalle Bakary è la prova vivente dei risultati positivi che si possono raggiungere con un piano d’accoglienza ben strutturato”.
Dopo la cena etnica condivisa, in cui i partecipanti hanno gustato piatti tipici della tradizione culinaria nigeriana, senegalese, rumena, albanese e italiana, un Bakary emozionatissimo, coadiuvato dagli amici di Casa Betania, ha dato l’avvio alla sfilata delle sue creazioni, sul fondo di musiche della tradizione africana. La storia di Bakary Oularè sarà presentata in una delle prossime puntate della trasmissione di Rai Uno “A Sua Immagine”, che lo ha intervistato.
Come dice Papa Benedetto, “la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente”; pertanto, una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa è una società crudele e disumana.

(E.G.)

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