A ottobre il Sinodo dei vescovi per l’ Amazzonia

Una scommessa da raccogliere in un mondo in cui “tutto è connesso”. Ecco l’Instrumentum laboris

L’incontro di Papa Francesco con i popoli dell’Amazzonia in Perù, nel gennaio 2018
L’incontro di Papa Francesco con i popoli dell’Amazzonia in Perù, nel gennaio 2018

Un pianeta più caldo, oltre alla modificazione del regime delle piogge, la crescita dei mari e la perdita della biodiversità, porterà alla perdita di 80 milioni di posti di lavoro entro il 2030: a sancirlo è l’Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo), in uno studio intitolato, appunto, “Lavorare in un pianeta più caldo” e a livello geografico, una delle zone del pianeta che rischia di più a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici è l’ Amazzonia.
L’Istituto nazionale di ricerca spaziale brasiliano (Inpe) ha fatto presente come nel mese di giugno la foresta pluviale abbia perso 762 chilometri quadrati di foresta rispetto ai 488 dello stesso mese del 2018. Il Brasile, sottoscrivendo l’Accordo di Parigi del 2015 (Cop 21) si è impegnato a porre fine alla deforestazione illegale in Amazzonia entro il 2030.
La foresta amazzonica è il “polmone verde” del pianeta: da sola assorbe fino a due miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno e rilascia il 20 per cento dell’ossigeno della Terra. Sono questi dati a fare da sfondo alla prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica (6-27 ottobre 2019), in vista della quale il 17 giugno è stato diffuso l’Instrumentum laboris. Un sinodo dedicato ad un determinato territorio e alle Chiese locali che lo abitano, ma l’orizzonte entro cui si colloca – come scrive il Papa nella Laudato si’ – è quello per cui nel mondo globalizzato “tutto è connesso”: in Amazzonia, sfruttamento ambientale e violazione dei diritti umani vanno di pari passo, a causa dello strapotere del “paradigma tecnocratico” oggi dominante.
L’ Amazzonia è un’area di quasi 8 milioni di chilometri quadrati che comprende 9 Paesi e contiene il 40% della superficie globale delle foreste tropicali. Gli ecosistemi amazzonici ospitano dal 10 al 15% di tutte le biodiversità della terra. I popoli autoctoni sono 380, parlano 86 lingue e un centinaio di essi (4 milioni, su 34 milioni di persone che vivono nell’area) vivono in isolamento volontario (Piav). La scommessa del Sinodo è riconoscere la Chiesa come soggetto unitario “che non è stato sufficientemente considerato nel contesto nazionale o mondiale né nella vita della Chiesa”, come si legge al n. 2 dell’Instrumentum laboris.
La vulnerabilità, in Amazzonia, va di pari passo con quello che nel documento viene definito il “buon vivere”: la sapienza ancestrale della popolazione, che si esprime nell’armonia con se stessi, con gli altri, con la natura e con l’essere supremo.
Un esempio di “connessione” tra valori materiali, umani e trascendenti – nel testo preparatorio al Sinodo viene definita “cosmovisione” – che rimane un tratto distintivo in un’area del mondo minacciata da aggressioni come ”l’assassinio dei leader, la privatizzazione dei beni naturali, le concessioni a grandi aziende per il disboscamento, i megaprogetti idroelettrici, l’inquinamento, il narcotraffico” (n. 14-15). Senza contare i due grandi capitoli delle migrazioni – pendolari, spostamenti forzati, migrazioni volontarie, migrazioni internazionali, urbanizzazione – e della corruzione, vera e propria “piaga morale” che crea “una cultura che avvelena lo Stato e le sue istituzioni permeando tutti gli strati sociali, comprese le comunità indigene” (n. 82). Nell’Instrumentum laboris viene citata suor Dorothy Stang, uccisa il 12 febbraio 2005 a Speranza, nello Stato del Parà: “So che vogliono ammazzarmi, diceva, ma io non me ne vado. Il mio posto è qui con questa gente che è continuamente umiliata da quanti si ritengono potenti”.
Oltre ai tanti martiri, si rende così omaggio alle tante donne che in Amazzonia condividono le lotte per il riconoscimento della dignità delle persone. Le 300 comunità amazzoniche, in media, possono contare sulla presenza di un sacerdote ogni 300mila chilometri quadrati: in pratica, ciò significa poter partecipare alla Messa una volta all’anno. Per questo, tra le proposte pastorali ci sono quelle per “creare nuovi ministeri” per laici e donne e studiare la possibilità di “ordinazione sacerdotale di anziani rispettati dalla comunità”.