“Mater et filii: unum cor”: a Filattiera il rinnovo del voto alla Madonna del terremoto

Un momento della celebrazione di domenica 27 luglio a Filattiera
Un momento della celebrazione di domenica 27 luglio a Filattiera

A Filattiera la preparazione alla festa della Madonna del terremoto, curata dal parroco, mons. Antonio Costantino Pietrocola, affinché ogni fedele potesse vivere, in modo personale e comunitario, la gioia spirituale che la Mamma del Cielo sa dare a chi a lei si affida con la semplicità dei bambini, è iniziata venerdì 26 luglio, nella chiesa parrocchiale di S. Maria, con l’esposizione del Ss. Sacramento; quindi, adorazione eucaristica, confessioni e Primi Vespri.
La mattina del 27, giorno della festa, molti fedeli erano presenti alla S. Messa delle 8,30, celebrata dal parroco nella chiesa di S. Maria. Alle 11, per il Pontificale era a Filattiera mons. Carlo Ciattini, vescovo di Massa Marittima-Piombino, affiancato dal nostro vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci, altri sacerdoti, diaconi e chierichetti. Presenti anche i Cavalieri del S. Sepolcro. Il Coro S. Giorgio, guidato dal maestro Pierfrancesco Carnesecca, ha cantato la Messa Cerviana del Perosi, mentre la bella voce di Caterina Carnesecca ha intonato il Salmo responsoriale.

Mons. Carlo Ciattini, vescovo di Massa Marittima-Piombino con il vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci
Mons. Carlo Ciattini, vescovo di Massa Marittima-Piombino con il vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci

Incisiva l’omelia del presule. La Vergine Maria è colei che avanzò nella peregrinazione della fede sino alla Croce, associandosi con animo materno al sacrificio di Cristo così da divenire nostra Madre. Celebrare Maria Santissima è un invito “fortiter et suaviter” a meditare la sua maternità, quella della Chiesa e di ogni anima cristiana. La maternità si coniuga con la parola vita e la vita è accolta e custodita dalla speranza generosa che non ha paura del futuro. Coloro che sono privi della speranza vivono quasi prigionieri del passato, con la mente attanagliata da bilanci e rendiconti del male ricevuto, dei torti subiti quasi un escamotage per fuggire l’oggi con le sue responsabilità e fatiche, privandosi del gusto del dono dell’esistenza.
Dinamiche presenti nel nostro mondo immaturo, adolescenziale, quasi incapace di sponsalità, di nuzialità e perciò di maternità. Un tempo, il nostro, in cui l’uomo è preoccupato di conservare se stesso fino ad esaurirsi nel nulla. Da qui il narcisismo, l’edonismo, il materialismo che logora i nostri giorni indebolendo e pregiudicando il domani. Urge non fuggire le “doglie del partorire” noi stessi. “La nascita non è mai sicura, scriveva Neruda, come la morte. Per cui nascere non basta. È per rinascere che siamo nati”.

Il dono della cera della sindaca Annalisa Folloni a mons. Ciattini
Il dono della cera della sindaca Annalisa Folloni a mons. Ciattini

La crisi della famiglia, il calo delle nascite, l’emarginazione dei più deboli, l’aumento delle solitudini offrono prove ed indizi per un concreto impegno di un cambio di rotta. Maria è coraggiosa fino all’estremo quando risponde “sì” all’angelo. Non si deprime di fronte all’incertezza, ascolta ed accoglie consegnandosi a noi con i suoi giorni felici e le sue tragedie che mai vorremmo incrociare.
Il dolore della Beata Vergine dona a noi, nella luce della Resurrezione, la luce di Pasqua, vera speranza di vita. La morte di Gesù, orribile condanna umana, si trasforma in oblazione redentrice per la salvezza dell’umanità. Dobbiamo, allora, ripensare alla nostra vocazione di cristiani per convertirci, ritornare al Signore, collaborare con lui per servire la vita nei suoi mille rivoli. Mai la morte.
Secondo la tradizione degli avi, la sindaca di Filattiera Annalisa Folloni, accompagnata da alcuni amministratori e dal labaro del Comune, ha offerto il cero votivo subito acceso davanti all’Addolorata. Alle 21 Vespri solenni, sempre presieduti da mons. Ciattini; riflessioni e benedizione eucaristica. Nel cuore un dialogo filiale: “Mater et filii: unum cor”, la Madre e i figli: un solo cuore, tangibile segno di confidenza verso colei che ci ha donato il Salvatore.
La festa, appena conclusa, è stata anche occasione propizia per ringraziare il parroco, mons. Antonio, che, con zelo, cura la liturgia spronandoci con passione evangelica a camminare sulla retta via.

Ivana Fornesi

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