L’itinerario urbano del terzo Pontremoli Foto Festival

Si è svolto tra piazza Dodi e il Castello del Piagnaro negli ultimi due fine settimana di luglio

Il manifesto del Pontremoli Foto Festival
Il manifesto del Pontremoli Foto Festival

È un cammino tra la magia della fotografia quello proposto dalla terza edizione del Pontremoli Foto Festival che permette di visitare alcune suggestive mostre tra Palazzo Galli-Bonaventuri e il Castello del Piagnaro. Un viaggio in cui l’ordine non conta ma ci si può far coinvolgere e trasportare dalle immagini. Come il suadente bianco e nero di Maurizio Galimberti che propone un ritratto della regina delle pin-up, degli anni ‘50, Betty Page. L’artista accosta alla propria ricerca creativa un’abile azione manipolatoria sull’immagine con l’intenzione di esaltare la personalità della modella statunitense a partire dal corpus fotografico lasciato da Paula Klaw.
È tutta un’altra atmosfera quella in cui si viene trasportati da “258 minutes” di Angelo Ferrillo, che non sono altro che i minuti trascorsi dalla prima esplosione avvenuta allo Stade de France di Parigi la notte del 13 novembre del 2015 fino alla liberazione degli ultimi ostaggi del Bataclan. Una notte d’inferno con 130 morti nel cuore di una delle città più belle del mondo. La potenza della narrazione viene imposta da una fotografia che scandaglia il ricordo attraverso l’inquadratura di atmosfere notturne, a volte asettiche altre volte frenetiche, con un distacco circostanziato dalla distanza temporale e affidandosi a immagini che, come l’asfalto, assorbono e attutiscono ogni cronaca.
Davvero originale l’idea di “Antipodes” di Alessandro Gandolfi dove vengono ritratti i due estremi economici d’Europa. C’è quindi il confronto tra Wolfsburg, città tedesca con il dato pro capite più alto dell’Unione Europea (140 mila euro), e Silistra piccola cittadina bulgara con ogni cittadino che, mediamente, incassa 3.000 euro all’anno. Le meraviglie della tecnologia a confronto con l’aria trasandata dei locali bulgari. Ma dietro all’apparenza, la sensazione è che la felicità non sempre segua la via dei soldi.
31pontremoli_foto_festivalCommovente “Gioele” di Fabio Moscatelli, in cui l’autore racconta l’altra faccia dell’autismo: la fantasia, la vita, il mondo di un bambino un po’ più speciale degli altri. Lo si fa coi colori e con foto che non hanno nulla di didascalico: la testa di Gioele è un foglio bianco all’esterno, ma dentro contiene un mondo intricato difficile da penetrare.
È una fotografia elegante, quasi patinata quella di Filippo Venturi in “Korean dream”, ma dietro questa apparente facilità l’autore parla dell’uomo moderno e della sua fragilità. E così il reportage sulla Corea diviene qualcosa di più intimo e profondo.
Davvero sorprendente è l’esposizione “Un fotografo prestato alla televisione” del popolare conduttore Davide Mengacci, con una serie di scatti profondi e suggestivi, in un suadente bianco e nero. Ci sono poi le atmosfere di Mallarmé in “La plume plongea la tète” di Sara Palmieri in una angosciosa e dicotomica ricerca dell’assoluto, invisibile agli occhi, a confronto con la realtà per come la vediamo. Giulio Cerocchi ne “il Silenzio della parola, il rumore della carta” ci fa conoscere le scelte letterarie che lo hanno formato.
E del peso (o rumore) che queste pagine riescono ad avere trapassando il limite della fotografia. Chiudiamo con “La danza degli Ulivi” di Massimo De Gennaro, dove il tema apparente sono gli ulivi, ma che trascende da questo per guardare altrove verso un confronto diretto tra l’uomo e la natura. (r.s.)

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