In Libia non ci sono “porti sicuri”

migrantiNuove tragedie del mare. Nei giorni scorsi, in due diversi naufragi, uno nelle acque davanti alle coste della Libia e l’altro nella rotta verso la Spagna, altre 170 vittime si sono aggiunte alla lunga litania di morte di chi tenta disperatamente di trovare una qualche speranza di vita: dall’inizio dell’anno sono già oltre 200. Di fronte alle 117 vittime “libiche”, si sprecano le solite dichiarazioni ferme di Salvini. Intanto la soluzione si è trovata: rimandare in Libia coloro che vengono “salvati” in mare, ma non è una soluzione.
Nei giorni scorsi, il Ministero degli Interni comunicava che i 393 immigrati recuperati dalla Guardia costiera libica e riportati indietro erano tutti sani e salvi. Là c’erano ad attenderli, secondo il governo italiano, “i centri dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati”. In realtà non c’è alcun Centro Onu, ma solo “una struttura di partenza per persone che vengono evacuate attraverso i corridoi umanitari proprio perché non è un luogo sicuro”.
04vignettaOra c’è un altro cargo della Sierra Leone che, dopo reiterati inviti alla Libia di intervenire da parte del governo italiano, ha recuperato 150 persone e le riporta nella zona di Misurata. “La questione è stata risolta” dichiara soddisfatto il nostro governo. Come se mandare la gente all’inferno fosse una soluzione. I 150 “salvati”, come i 393, saranno condotti nei centri di detenzione e ormai tutti sanno quali trattamenti li attendono.
Un rapporto congiunto della Missione delle Nazioni Unite in Libia e dell’Ufficio Onu per i diritti umani, scritto a metà del 2018, ne delinea contorni terrificanti. Il documento illustra in dettaglio violazioni e abusi commessi da funzionari di Stato, gruppi armati, contrabbandieri e trafficanti. Vengono denunciati omicidi, episodi di tortura, arresti arbitrari, stupri di massa, schiavismo, lavoro forzato ed estorsioni. In 61 pagine è raccontata la storia di una Libia che non offre alcuna sicurezza, neppure nei centri governativi.
“Queste persone sono state riportate in Libia in violazione del diritto internazionale -ha ribadito l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati – e questo perché la Libia non è riconosciuta come ‘porto sicuro’ e quindi si sono creati i presupposti per quello che tecnicamente è il reato di respingimento unilaterale. In altre parole, i migranti non possono mai essere riportati verso un luogo dal quale sono fuggiti, anche a causa di torture e persecuzioni”.
Si possono elencare, a ragione, tutte le mancanze europee, si può aver “paura di una invasione”, si possono fare tutte le promesse elettorali, ma sono vergognosi gli applausi ogni volta che si fa riferimento ai porti chiusi anche di fronte a chi in quel momento sta morendo in mare. Purtroppo in Europa, non solo in Italia, si sta giocando sulla pelle dei miserabili, che sono pur sempre persone, per accaparrarsi un pugno di voti e acquisire a buon mercato visibilità.

Giovanni Barbieri

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