Sea Watch, capaci di provare compassione

rifugiatiÈ ormai del tutto sprofondato nell’assurdo il braccio di ferro che il governo ha messo in atto sulla sorte dei migranti, si potrebbe dire, “prigionieri” della nave Sea Watch, da giorni all’ancora di fronte alle spiagge della Sicilia.
Non è più solo una questione giuridica: quella, per intenderci, che ha portato la magistratura di Catania a presentare al Parlamento la richiesta di procedimento contro il ministro Salvini per i fatti della nave Diciotti. Non è nemmeno più soltanto una questione politica: maggioranza contro opposizione, decisioni prese con l’occhio rivolto ai sondaggi in vista delle elezioni europee, farneticazioni sulla difesa della Patria, gioco a chi fa più bella figura tra i due alleati di governo.
Non una questione di rapporti internazionali: io non li prendo perché li devi prendere tu; io posso allegramente far finta di niente perché sul Mediterraneo ci sei tu; Italia contro tutti; Macron e Merkel contro l’Italia. Il “caso Sea Watch”, così come quelli precedenti e gli altri che, purtroppo, seguiranno, è ormai semplicemente un caso da buon samaritano: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”.
Chi si farà, allora, prossimo per questi migranti che hanno sofferto soprusi, violenze e maltrattamenti in altri luoghi e che ora sono vicini a noi, divenuti merce di scambio tra partiti desiderosi di racimolare qualche punto in più tra gli elettori o tra Stati che non vogliono riconoscere sconvolgimenti epocali nei quali lì Europa ha un po’ più di qualcosa da rimproverarsi?
Si può capire che, con buona pace di La Pira (chissà quanti capovolgimenti nella tomba!), in generale la politica non possa porsi il problema di mettere in pratica il vangelo, ma qui siamo di fronte ad una questione di civiltà: come si può rifiutare l’aiuto a chi è in difficoltà, costringendolo, per le nostre beghe da cortile, a vivere per giorni e giorni in condizioni di degrado?
Non vogliamo ispirarci al vangelo? Almeno ispiriamoci alla solidarietà tra uomini e donne presente nella lunga storia del pensiero laico europeo!
Su questi presupposti non si può non essere d’accordo con i vescovi italiani che, per voce del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, hanno dichiarato che “pur condividendo che la risposta a un fenomeno così globale chiama in causa tutti i Paesi europei, il dramma che si consuma davanti alle nostre coste non può lasciarci in silenzio”. E nemmeno, aggiungiamo, inoperosi.
Da qui la disponibilità della Chiesa italiana a farsi carico dei minori che si trovano a bordo di quella nave. Una voce, ha aggiunto mons. Russo, che “si unisce a quella della Chiesa di Siracusa e di altre istituzioni, associazioni e comunità che si riconoscono impossibilitati a distogliere ulteriormente lo sguardo da queste vittime”.

Antonio Ricci

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